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PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

LEGGERE, CHE PASSIONE!
di Rosalia Fiaccabrino

Li interrogo e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso e mi ricordano che i giorni corrono veloci e che la vita fugge via. Chiedono solo un unico premio: avere libero accesso in casa mia, vivere con me quando tanto pochi sono i veri amici”. (Francesco Petrarca)

Iniziai a leggere nei primi giorni della prima elementare. Avevo appena sei anni e per quei tempi era quasi un miracolo riuscire ad acquisire questa abilità prima di Natale.
Parlo di sessant’anni fa. I quaderni che usavamo allora riportavano sempre nella copertina una fiaba; davanti vi era l’immagine del personaggio principale, nel retro la sintesi della stessa. Erano sì e no una diecina di righe.
Ricordo che una di quelle copertine mi attrasse particolarmente: sullo sfondo verde spiccava con i suoi vivaci colori “Il gatto con gli stivali”, con un gran cappello e nell’atto di fare un profondo inchino. Così, girai pagina e cominciai a leggere. Fu il mio primo approccio alla lettura di un brano completo, anche se breve. Inciampai su alcuni digrammi, perciò chiesi a mia sorella - che frequentava già la quinta elementare - quale fosse il loro suono. Poi continuai a leggere lentamente, a voce bassa, quasi sussurrando. Tutti quanti in famiglia, stupiti, confabulando si dicevano come fossi brava e intelligente. Io sentivo e gongolavo!!!
L’incipit del mio amore per la lettura fu quell’episodio. Certamente gli elementi di rinforzo a questa mia abilità furono la gratificazione intrinseca alla stessa prestazione, insieme alla gioia e alla meraviglia manifestata dai miei. Successivamente la “smania” di leggere qualsiasi cosa mi si presentasse davanti - anche un pezzo di carta con su scritto qualcosa - trovò terreno fertile nel mio temperamento inclinato alla ricerca/scoperta di luoghi fantastici, di accadimenti inusuali, di singolari personaggi cui identificarmi.
Questa mia attitudine, negli anni della mia adolescenza, venne incentivata dalla signorina Amalia, commessa di una cartolibreria vicino alla mia scuola. Era una donna di mezza età, molto garbata e colta. Aveva deciso, per non annoiarsi, di occupare il suo tempo stando “in mezzo ai libri”, come lei spesso diceva. Aveva stabilito con me un rapporto empatico, forse per via dello stesso amore cha avevamo per “la carta stampata”.
Mi lasciava sfogliare i libri e spesso mi invitava a sedermi per leggere i miei preferiti, con la raccomandazione di averne la massima cura.
Allora, tutta contenta, mi sistemavo dietro il bancone e, seminascosta, mi lasciavo trascinare dalla vicenda, estraniandomi dal contesto.
La passione per la lettura mi ha accompagnato lungo il corso degli anni e tutt’ora non è ancora scemata. Studiando De La Garanderie – che osservando i comportamenti pedagogici degli studenti più brillanti ha elaborato il metodo metacognitivo della “Gestione mentale” - , ho intuito che da qualsiasi esperienza positiva possono trarsi strumenti per formulare progetti didattico-educativi efficaci.
Il percorso del mio “innamoramento” è avvenuto senza intenzionalità educativa, come se fili invisibili, intessendo una trama e un ordito, avessero colorato e dato un’identità singolare alla tela. Da adulta, già mamma ed insegnante, osservando questa “tela” ho focalizzato i nodi che la caratterizzavano, traendone gli elementi fondanti:

Sicuramente l’iter poteva ripetersi intenzionalmente trasformando le “occasioni” in strategie e metodologie, in obbiettivi didattico-formativi finalizzati a contagiare, trasmettere, condividere l’amore per le buone letture. Ho formulato un progetto e l’ho seguito, negli anni, sia a casa con le mie figlie, sia a scuola con i miei alunni. Le mie figlie sono ancora oggi delle accanite lettrici.
Il successo non è stato così chiaro e così evidente per tutti i miei alunni: il ruolo giocato dalla famiglia, dall’ambiente, dagli altri insegnanti che mi hanno seguito nel tempo, non sempre è stato funzionale. Ho seguito alcuni di essi…
Giorgia, adesso ha quasi vent’anni, legge molto e di tutto; Mario ha sviluppato invece un’attitudine settoriale, legge libri di spionaggio e quelli di Stephen King, e si dichiara appassionato. Entrambi frequentano l’università con successo.
Gabriella ha completato a stento la scuola superiore, ma è amante delle buone letture, ha un abbonamento alla biblioteca della sua città e quando può compra dei libri di saggistica. Pietro pur essendosi laureato non ama tanto leggere, si limita a studiare i manuali che servono alla sua professione, a leggere il quotidiano della sua città. Tanto gli basta. E tutti gli altri che sono stati miei alunni? Non so molto di loro. So soltanto che io ho posto in ciascuno di essi un seme, se coltivato adeguatamente sicuramente ha dato i suoi frutti.

Non si nasce con l'istinto della lettura, come si nasce con quello di mangiare e di bere. Si tratta di un bisogno culturale che può essere solo innestato nella personalità infantile.... “ (Gianni Rodari”)

Ecco perché adesso che sono impegnata con bambini della prima infanzia, alcuni al di sotto dei due anni, mi preoccupo di accostarli adeguatamente alla lettura di libri con grandi tavole colorate corredate di didascalie.
Rientrando dal giardino per i bambini inizia il Racconta-Storie, uno spazio-tempo dedicato alla fruizione di Storie e racconti per imparare. ” Mi racconti una storia?”, mi chiede Lina, con quel suo modo strano di pronunciare la S, seguita da Tina, Sandro, Alice, Michele. Sono i più grandicelli, i più piccoli partecipano anche loro, ma si limitano ad indicare i personaggi che io nomino nel raccontare la storia, a manipolare … a strappare i libri che hanno tra le mani!!! I più grandicelli non solo seguono, mi chiedono di raccontare ancora la stessa storia e qualche volta provano a raccontarla loro, dopo averla sentita un paio di volte.
Il mio lavoro mira a trasmettere ai bambini il gusto di leggere solo per il piacere di entrare in una storia e di immedesimarsi nei protagonisti e nelle vicende, per recuperare le emozioni che ciascuna narrazione porta in sé.
La lettura ha bisogno di assumere innanzitutto un aspetto che la caratterizzi, quello del gioco e del gusto di giocare. Spero che il mio proposito possa trovare realizzazione nelle loro menti così ricettive e che tutti, anche da più grandi, amino leggere e lo sentano come una risorsa interiore, un'attività che soddisfi il proprio immaginario, che crei altri mondi, che animi una simulazione di realtà.

(DA: http://www.piccolipeterpan.net/)

14 aprile 2008

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