PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

 

AFFETTIVITA' E CONOSCENZA: EMOZIONI
di Umberto Tenuta

Scrive Tommaso D'Aquino che  <<Ogni essere che agisce, agisce per un fine. Ora, per ogni essere, il fine è il bene che si desidera e si ama. Da ciò è manifesto che ogni essere che agisce, qualunque sia questo essere, compie ogni sua azione, qualunque sia questa sua azione, mosso da qualche amore>>[1].

All’inizio di ogni processo conoscitivo e apprenditivo, così come di ogni azione umana, sta un amore, un desiderio, una motivazione: la filosofia è amore del sapere e la parola studente deriva dal latino studium[2] che significa a amore, passione, piacere dello studio. Lo studente, da studium, è colui che ama sapere e quindi ha lo stesso significato della parola filosofia (filo, amore, sofia, sapere).  Coerentemente a tale concezione dello studente, nei Programmi didattici nel 1955 per la scuola primaria si affermava che  <<scopo essenziale della scuola non è tanto quello di impartire un complesso determinato di nozioni, quanto di comunicare al fanciullo la gioia e il gusto di imparare e di fare da sè, perché ne conservi l'abito oltre i confini della scuola, per tutta la vita>>[3].
Ma nessuno ha dato importanza ad una affermazione così significativa e la scuola ha continuato ad essere luogo della pena dell’apprendere, della condanna ad imparare, della costrizione ad acquisire i saperi che agli alunni non interessano.  Imparare a leggere ed a scrivere: quale scuola ne ha mai fatto sentire l'utilità, malgrado la lezione dell'Emilio del Rousseau che un bel giorno, scoperta l'utilità della lettura, chiede con insistenza al suo maestro Giacomo di insegnargli a leggere ed a scrivere?  Imparare la tecnica delle quattro operazioni aritmetiche a sei anni, quando i conti della spesa li fa la mamma!  Imparare i moti di rotazione e di rivoluzione della terra, quando l'attenzione è rivolta ai giochi e ai videogiochi! La scuola è una pena o, quanto meno, una noia.  Occorre andarci a scuola, solo per far contenti mamma e papà. Certo, anche questo è un amore, un amore indiretto, che volentieri si scambierebbe con un bel bacione sulle guance materne!  Letizia Moratti, a Rimini, ha dovuto raccomandare di rendere meno noiosa la scuola.  Meno noiosa! Si  tratta di indorare la pillola, che però rimane ancora amara!  La noia, la pena, la condanna dello studio!  Solo la scuola poteva compiere questo miracolo: cambiare la gioia dell'imparare, l’amore del sapere, la passione del conoscere, che i bambini portano con sé sin dalla nascita[4], con la pena, la costrizione, se non con la punizione.  Evidentemente, c'è una ragione perché la scuola continua a configurarsi come luogo della pena dell'imparare. 
E la ragione è che  la scuola è nata con la Rivoluzione francese, ispirata dall'Illuminismo cartesiano che privilegiava la regione e questa separava dal corpo, luogo delle passioni. Non a caso Pascal affermava che il cuore ha le sue ragioni che la ragione non può comprendere. Certamente, la ghiandola pineale[5] non ha funzionato e non funziona, soprattutto nei bambini.  Eppure, sono proprio i bambini assetati di sapere, nati con la fame dell’apprendere, con la innata curiosità dell'imparare.
I
bambini apprendono già nel grembo materno con la loro attività esploratoria.  Ma apprendono soprattutto appena nati, toccando tutto colle mani, portando tutto alla bocca, organo sovrano dell'imparare, del conoscere, dell'apprendere come sono fatte le cose del mondo.  Nei primi tre anni di vita, i bambini apprendono un patrimonio immenso di conoscenze e soprattutto acquisiscono la quasi totalità delle competenze che li rendono essere umani: apprendono a prendere gli oggetti ed a manipolarli; apprendono a camminare, a correre, a saltare, a salire ed a scendere le scale; apprendono a comunicare coi più diversi linguaggi, compreso quello verbale, se è vero, come è vero, che a tre anni un bambino ormai possiede un vasto vocabolario e soprattutto la grammatica della lingua.
Nei primi tre anni di vita i bambini apprendono l'aritmetica del contare e la geometria dello spazio bidimensionale e tridimensionale dell’andare avanti, a destra, a sinistra, sopra, sotto; apprendono la geografia del mare, dei fiumi, dei laghi, dei monti, delle pianure; apprendono la storia del loro mattino, del loro ieri, del loro “c’era una volta”! Apprendono la biologia del loro micio, del loro canarino, del loro cagnolino...! Apprendono la botanica dell'erba che calpestano, degli alberi che portano i frutti, dei fiori che raccolgono per regalarli alla mamma! Apprendono a rompere le bambole ed ogni oggetto che capita sotto le loro mani per vedere come sono fatti...  Scienziati, filosofi, amanti del sapere: studenti!  Eppure, quando vanno a scuola tutto finisce, tutto scompare, tutto cambia. 
Non ci sono più i giochi, se non quelli ordinati dalla maestra!  Non più le manipolazioni, non più i movimenti, non più  l'universo che si squadra davanti al loro sguardo rivolto ai panorami sconfinati delle terre, dei monti, dei mari, dei cieli azzurri e dei cieli stellati.  Scrive lo psicologo americano M. Resnik: <<Sappiamo che un bimbo impara toccando, mettendo in bocca, esplorando. Ma improvvisamente quando un bambino va scuola, l'imparare diventa uno stare seduti ad ascoltare>>[6].
Il corpo scompare, la cartesiana ghiandola pineale non funziona.
Resta la ragione e con la ragione scompaiono le passioni, i sentimenti, le emozioni.  Nulla desta più meraviglia, stupore, interesse, curiosità.  Imparare è un obbligo, non è più una gioia. La scuola è una condanna, non più un ambiente per soddisfare le proprie curiosità, per vivere assieme ai compagni la meravigliosa avventura della scoperta del mondo.  Il mondo non interessa più, non desta più meraviglia, stupore, attenzione, interesse, sentimenti, amori. Chi si è assunta questa responsabilità di distruggere la gioia dell'imparare?   I docenti hanno sentito sempre come loro impegno precipuo, se non esclusivo, lo svolgimento dei programmi, la presentazione e la spiegazione dei contenuti disciplinari, che oggi sono diventati gli obiettivi specifici di apprendimento (OSA) delle singole discipline.  È, questa¸ una tradizione che, come tutte le tradizioni, incontra difficoltà ad essere superata, per porre al centro dell'attività educativa e didattica la piena formazione dei singoli alunni, attraverso l'utilizzo dei contenuti disciplinari.  Si tratta, in effetti, di operare una rivoluzione di centottanta gradi: al centro non più i programmi ma la piena formazione degli alunni, degli alunni che apprendono e si formano[7].  I programmi, oggi Indicazioni nazionali, non sono più il fine ma il mezzo, lo strumento, attraverso il quale si attua la piena formazione dei singoli alunni, intesa come formazione integrale, originale e massimale della loro personalità[8].  Non tanto istruzione, quanto formazione ovvero, se si vuole, istruzione formativa.
Formazione significa acquisizione, non di sole conoscenze, ma anche di capacità e soprattutto di atteggiamenti[9], di motivazioni, di interessi, di amori: l'amore della matematica, l’amore della storia, l’amore della geografia, l'amore della botanica, l’amore della lettura, l'amore della grammatica...
La scuola, consolidato luogo della pena dell'imparare, può diventare il luogo della gioia dell’apprendere?  La scuola può diventare un ambiente di apprendimento, un campo di esperienze matematiche, linguistiche, storiche, geografiche...?  Certamente sì!
A condizione che si superi la concezione ancora presente perfino nelle nuove Indicazioni nazionali che limitano gli apprendimenti alle sole conoscenze ed alle capacità, dimenticando che senza amori non si va da nessuna parte: tutto finisce nel momento in cui le conoscenze e le capacità sono state acquisite.
In un mondo in rapida trasformazione, ciò che importa è l'apprendere per tutto il corso della vita (Lifelong learning) e per continuare ad apprendere oltre i confini della scuola, per tutto il corso della vita, occorre che la scuola coltivi, incrementi, privilegi la maturazione degli atteggiamenti: occorre che la scuola privilegi la formazione dell'intelligenza emotiva, che nella scuola si esprime attraverso il desiderio di imparare, le curiosità matematiche, storiche, scientifiche e, in una parola, attraverso l’amore dell'imparare.  Agli obiettivi specifici di apprendimento relativi alle conoscenze e alla capacità occorre aggiungere gli obiettivi specifici di apprendimento relativi agli atteggiamenti, alle motivazioni, ai sentimenti, agli affetti, agli amori, alle emozioni.
Occorre che la scuola privilegi, ponendolo come sua finalità primaria, l’amore dell'apprendere.  La scuola va vista, non più come il luogo della pena dell’apprendere, ma come il contesto sociale in cui gli alunni, tutti gli alunni vivono l’amore dell’apprendere, la gioia dell'imparare, per crescere, per realizzarsi, per diventare uomini: alunno, da alere, alimentarsi, e quindi crescere (una volta cresciuti, si è diventati adulti). Solo così l’apprendere non costituisce una pena, una sofferenza, una condanna e soprattutto non finisce al termine dei corsi di studio, ma continua per tutto il corso della vita e assicura una formazione che non è una formazione limitata, ristretta ai singoli saperi disciplinari, ma una formazione integrale che comprende tutte le forme di intelligenze[10], in primis l’intelligenza emotiva[11].
La scuola non può continuare a funzionare come scuola della sola istruzione, secondo la sua impostazione originaria, nata dall'Illuminismo cartesiano che, privilegiando i saperi, la mera razionalità, sottovaluta il corpo, la formazione motoria, la formazione emotivo-affettiva, che oggi costituisce la finalità primaria della piena formazione della persona umana.  La scuola è nata come scuola resa dei di, ha in sede sapere, estenda a divenire la scuola dei saperi: del sapere (conoscenze, nozioni, “retorica delle conclusioni”[12]), del saper fare (capacità, abilità, competenze) e del saper essere (motivazioni, interessi, atteggiamenti)[13].
Occorre compiere anche qui una rivoluzione, un cambiamento radicale, la vera riforma della scuola, che è quella di garantire a tutti i singoli alunni il successo formativo ossia la piena formazione della loro personalità, intesa come formazione integrale, originale e massimale.
Al riguardo, è opportuno sottolineare che la formazione integrale implica la formazione di tutte le dimensioni della personalità, in primis della formazione emotivo-affettiva (intelligenza emotiva), sia perché l’amore dell’apprendere deve costituire la finalità educativa primaria da perseguire ai fini dell’equilibrio complessivo della personalità, sia perché senza l’amore dell’apprendere non tutti gli alunni apprendono nella scuola e fuori della scuola per tutto il corso della loro vita.
Occorre che gli alunni apprendano <<la gioia e il gusto di imparare e di fare da sè, perché ne conservi l'abito oltre i confini della scuola, per tutta la vita>> e questa gioia può essere appresa solo se l’attività educativa e didattica risulta sempre fondata su quella che Bruner chiama la volontà di apprendere[14].
La scuola non può limitarsi a far immagazzinare conoscenze, e non può limitarsi nemmeno a far acquisire capacità, ma deve impegnarsi anche a far maturare atteggiamenti, facendosi carico soprattutto della formazione dell’intelligenza emotiva[15].

[1] Bastien H., Psicologia dell’apprendimento, La Scuola, Brescia, 1954, p. 102.
[2] Studente da  studium che in latino significa anche "passione, desiderio, impulso interiore". Scrive F. Ferrarotti che <<La scuola non sembra in grado di stimolare e far scoprire ai giovani la gioia della lettura, e di riportare lo studio al suo significato originario di studium, ossia amore, passione, avventura>> (Presentazione: FERRAROTTI F., Leggere, leggersi, Donzelli, Roma, 1998).  
[3] Dai Programmi didattici del 1955 per la scuola primaria.
[4] In merito cfr. HODKIN R.A., La curiosità innata - Nuove prospettive dell'educazione, Armando, Roma, 1978.
[5] Secondo Cartesio la fantomatica  ghiandola pineale avrebbe dovuto unire la ragione ed il corpo.
[6] RESNIK M., Da Computer valley, La Repubblica, 11 dicembre 1997, ma anche in DIDATTICA@EDSCUOLA.COM , nel sito: Http://www.edscuola.com/dida.html, rubrica ANTOLOGIA E RECENSIONI.
[7] TENUTA U., La flessibilità della scuola e la centralità degli alunni, Anicia, Roma, 2002.
[8] In merito cfr.: Tenuta, Il Piano dell’offerta formativa ¾ Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, Anicia, Roma, 2001.
[9] In merito cfr.: Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995; CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche, Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,  Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,  Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U.,  Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U.,  Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U.,  Obiettivi: come districarsi?;  TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
[10] In merito cfr.: GARDNER H, Educare al comprendere, Feltrinelli, Milano, 1994; GARDNER H, Intelligenze multiple, Anabasi, Milano, 1993; GARDNER H., Formae mentis. Saggio sulla pluralità dele intelligenze, Feltrinelli, Milano, 1987.
[11] In merito cfr. Goleman D., Intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano, 1997; Goleman D, Lavorare con Intelligenza Emotiva, Rizzoli, Milano, 1999.
[12] SChwab J.J., Brandwein p.F., L’insegnamento della scienza, Armando, Roma, 1965
[13] In merito cfr.: TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
[14] Bruner J. S., Verso una teoria dell’istruzione, Armando, Roma, 1967.
[15] In merito cfr: INTELLIGENZA EMOTIVA (www.intelligenzaemotiva.it)