HomePage

PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

DISPERSIONE SCOLASTICA
di Maria Rosaria Tenuta

PREMESSA
Le esperienze pilota sul fenomeno della Dispersione scolastica, promosse dal Ministero della PI, sono iniziate nell’anno scolastico 1998 in un limitato numero di scuole delle singole province.
Al riguardo, si ritiene innanzitutto doveroso premettere che, stante l'intensità dei fenomeni migratori che caratterizzano la società dei nostri giorni, gli strumenti di rilevazione finora utilizzati per individuare gli alunni che evadono l'obbligo scolastico risultano inadeguati.
In effetti, l'anagrafe scolastica potrà funzionare soltanto se si creerà una anagrafe informatica nazionale, in base a criteri analoghi a quelli utilizzati per la Leva militare. Fino a quando questo non sarà realizzato, i dati sulla Dispersione scolastica non saranno probanti, perchè rilevati dagli elenchi degli alunni iscritti all'inizio della scuola o dell'anno scolastico, senza alcuna possibilità di controllo degli alunni che non si sono iscritti ai primi anni della scolarità obbligatoria e soprattutto con difficoltà di controllo degli alunni che si trasferiscono in altre città.
Pur con questa premessa, quando nell'anno scolastico 1988/89 sono state avviate le esperienze pilota sul fenomeno della dispersione scolastica, si prese atto che, eccettuate alcune aree limitate, il fenomeno della Dispersione scolastica, almeno a livello della scuola dell'obbligo, non si manifestava tanto nelle forme dell'evasione e dell'abbandono, quanto in quelle della bocciatura e della ripetenza e soprattutto dello scarso livello di formazione culturale.
In effetti, mentre i fenomeni dell'evasione e dell'abbandono risultano limitatissimi nella scuola elementare, nemmeno nella scuola media risultano rilevanti, tranne che nella classe prima.
Pertanto, mentre è ritenuto opportuno avviare comunque le rilevazioni in ogni ordine di scuola, tuttavia l'attenzione deve esere rivolta soprattutto alle scuole secondarie superiori e comunque, in forma molto consistente, su quegli aspetti della dispersione scolastica che non sono ritenuti rilevanti, quali quelli della ripetenza e soprattutto dello scarso livello di formazione.
Al riguardo, occorre rivolgere particolare attenzione al consistente tasso di bocciatura che si riscontra al termine delle prime classi della scuola media, al quale fa riscontro un andamento decrescente nelle seconde e ancor più nelle terze classi.
In merito, tenendo presente la scomparsa quasi totale della bocciatura nella scuola elementare e secondaria di primo grado, ci si deve domandare quale significato assume questo fenomeno e, in particolare, se alla promozione corrisponde sempre il livello di formazione previsto dalla normativa vigente.
Pur considerando tutte le altre variabili che potrebbero giustificarli, i tassi di bocciatura al termine delle prime classi di scuola media sembrerebbero dare una risposta negativa. Lo scrutinio finale della prime classi di scuola media sembra configurarsi come un esame di quinta elementare rinviato o, se si vuole, di un esame di ammissione effettuato con un anno di ritardo.
Peraltro, è da considerare che analoga situazione si verifica nel passaggio dalla scuola media alle scuole superiori.
Il fenomeno merita una più attenta considerazione, in riferimento alla generalizzazione della promozione nella scuola elementare e nelle classi terminali della scuola media, se non addirittura delle scuole secondarie di secondo grado.
Anche se mancano verifiche puntuali, condotte con strumenti scientifici, si ha però il dubbio che alla promozione non corrisponda sempre il livello di formazione previsto, per cui si verifica spesso un'uscita dalla scuola con una scarsa formazione che si configura si fatto come insuccesso scolastico.

CAUSE DELLA DISPERSIONE
In linea di massima, le condizioni socio-economiche e familiari, anche se hanno un consistente peso non appaiono però da sole tali da giustificare gli abbandoni e i ritardi scolastici che la scuola registra ancora. Pare, invece, che i livelli culturali dei genitori e la loro attività lavorativa, nel momento in cui determina frequenti e lunghi allontanamenti del padre dalla famiglia, sia di disturbo ai normali processi di apprendimento.
La situazione appare poi particolarmente grave in quei casi in cui le figure parentali sono del tutto assenti o inesistenti.
Peraltro, il fenomeno si aggrava quando si formano gruppi devianti abitanti nella stessa zona. Ad esempio, laddove il numero dei minori denunciati, rapportato al numero dei minori residenti, è alto, crea un grave clima di degrado e di pericolosità, che peraltro si aggrava quando ai minori si offrono modelli di vita non esemplari da parte degli adulti.
A questa situazione occorre aggiungere, a volte, il fenomeno, spesso al limite della legge, del lavoro pomeridiano dei minori frequentanti, sia esso di carattere familiare o no, sul quale occorrerebbe fare un'approfondita riflessione in riferimento alla condizione giovanile dei nostri giorni.
Tra le cause della Dispersione scolastica occorre anche tener presenti i casi di minori che, senza evidente motivazione, oppongono un netto rifiuto all'inserimento nella struttura scolastica contro la volontà dei genitori ed il consiglio di medici ed assistenti sociali.
Quel che è più grave è che in alcune aree, esiste ancora una cultura della marginalità che, oltre ad esser accettata dagli altri gruppi sociali, è accettata dagli stessi interessati.

INIZIATIVE DA INTRAPRENDERE
L'attenzione alla crescita dell'uomo, considerato nella pienezza del suo sviluppo personale, la lotta ai processi di marginalizzazione, la posizione della scuola come comunità trainante nel tessuto territorialesono ritenuti strumenti necessari per ridurre il fenomeno della dispersione scolastica.

OBIETTIVI DELLA LOTTA ALLA DISPERSIONE SCOLASTICA
Occorre innanzitutto riconsiderare il ruolo della scuola a fronte del problema della Dispersione scolastica.
Pur considerando l'importanza che assumono le altre istituzioni nel processo di formazione della personalità, tuttavia non si può non riconoscere che la scuola può svolgere un ruolo determinante nella lotta alla dispersione scolastica.
Anzi, proprio le assenze e le carenze che si riscontrano nelle altre istituzioni educative aumentano la responsabilità dell'istituzione scolastica.

SCUOLA FORMATIVA ED ORIENTATIVA
La scuola materna, elementare e secondaria di primo grado si configurano come scuole per la formazione di base, con una progressiva assunzione della dimensione orientativa.
In merito, infatti, è opportuno sottolineare che la scuola non può limitarsi a perseguire soltanto l'istruzione, ma deve impegnarsi sempre più a promuovere la piena formazione della personalità, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti costitutivi e nella singolarità che la caratterizza.
Solo promuovendo la piena formazione della personalità, la scuola favorisce l'autorealizzazione dei giovani e contribuisce a promuovere il loro orientamento, il quale non deve essere considerato in maniera riduttiva, come statica fotografia delle caratteristiche attitudinali dell'alunno, come mera informazione sulle possibilità di continuazione degli studi od occupazionali offerte dal mercato del lavoro.L'orientamento deve essere funzionale al pieno sviluppo delle possibilità formative dell'alunno e della sua capacità di scelta di fronte ad una società in continua evoluzione.

LA SCUOLA COME COMUNITÀ FORMATIVA ED ORIENTATIVA
Per essere formativa ed orientativa, la scuola deve diventare un centro di aggregazione positiva del territorio (sistema formativo integrato), deve promuovere la più ampia partecipazione alla sua gestione da parte degli utenti e degli operatori scolastici ed extrascolastici tutti, in modo tale da perdere la sua connotazione di terra di nessuno da non rispettare e da portare a veloce degrado: e questo può essere fatto attraverso attività che rilancino il momento formativo e culturale in un clima sia esterno che interno favorevole alla istituzione. In effetti, occorre che la scuola si ricrei un'immagine che, oltre che essere di serietà, sia anche di effettivo servizio del territorio.

OBIETTIVI INTERISTITUZIONALI
Secondo le indicazioni del documento-progetto elaborato in sede ministeriale nel 1988 (cosiddetto Progress), è apparso obiettivo indispensabile, anche per la ricerca di un'ottimizzazione dell'uso delle risorse esistenti, l'elaborazione di progetti integrati di area per realizzare sinergie di interventi mirati in cui il progetto scuola fosse al centro dell'attenzione. Tuttavia, tranne che in alcune aree, questo progetto è risultato estremamente difficile o addirittura impossibile da realizzare.

INIZIATIVE INTRAPRESE SUL PIANO DIDATTICO
Le scuole hanno realizzato, attività di recupero e di integrazione, progetti di conoscenza del territorio che hanno coinvolto le classi nel loro complesso ecc.
Preliminarmente, è stata ricercata, pur nella diversità, una via di continuità educativa fra i diversi ordini di scuola, soprattutto per i soggetti a rischio.

ATTIVITÀ DI RECUPERO
Sono queste le attività che si sono presentate con i maggiori rischi di gestione. Infatti, se da una parte hanno rischiano di diventare momenti di disaggregazione dal gruppo classe dell'alunno con problemi o riesumazione delle vecchie classi differenziali, dall'altra si sono scontrate con la tipologia tipica di alcuni alunni che a scuola non sempre vanno volentieri e che sovente hanno altri interessi immediati da realizzare, per cui la frequenza della scuola e, in particolare, la protrazione del tempo scolastico debbono avere una forte carica motivazionale, visto anche che la scelta degli allievi è per il tempo normale.
È apparso perciò fondamentale creare dei climi favorevoli all'apprendimento per tutti gli alunni in modo tale che le attività di recupero apparissero inserite in un contesto di necessità per tutti gli alunno, incentrandosi soprattutto su abilità strumentali di base e avvalendosi di tecniche flessibili per l'alunno ma chiaramente presenti all'insegnante.
In ogni caso, le attività di recupero sono state effettuate su indicazioni precise, da parte degli insegnanti interessati, sia degli obiettivi che dei tempi di attuazione
Per vari motivi si è ritenuto opportuno privilegiare la modalità dell'intervento in tempo curricolare. É parsa, poi, condizione assolutamente necessaria la quantificazione delle ore di intervento per prevenire fenomeni di estraniazione dei soggetti difficili dalle classi.
L'apertura delle classi è stata sempre auspicata, anche se non sempre concretamente realizzata.

OPERATIVITÀ DI TIPO INTEGRATIVO
A livello di scuola secondaria di primo grado, anche se sono stati tenuti presenti i rischi che hanno fatto fallire le Libere attività complementari, tuttavia, considerando le tendenze degli alunni e le propensioni anche extraprofessionali degli insegnanti, si sono realizzati laboratori di vario tipo, nella convinzione che la scuola deve diventare una comunità operante nella quale tutti possano trovare una loro realizzazione.
In tale prospettiva, pur evitando la riesumazione delle scuole di avviamento, si è però tenuto conto di quelle operatività che interessassero in modo particolare gli alunni.
Nella convinzione che le situazioni conoscitive, più cheessere dei centri di interesse, debbono essere dei nuclei problemici capaci di aggregare intorno a sè insiemi diversificati di competenze, è parsa condizione imprescindibile all'attuazione delle attività integrative pomeridiane lo stretto collegamento con le attività curricolari, anche attraverso una puntuale informazione degli alunni e dei consigli di classi sulle attività e sulle modalità ed i tempi di attuazione. Questo, sia per permettere agli insegnanti interessati di introdurre tematiche attinenti alle attività al momento opportuno o sviluppare percorsi complementari, sia per evitare problemi di conflittualità tra curricolo e integrazione, sia per indurre gli alunni a delle scelte e a degli impegni confacenti ai loro interessi.

DIFFICOLTÀ INCONTRATE NEL MOMENTO SCOLASTICO
Le attività scolastiche sono state avviate su binari di concretezza, dato anche l'apporto del personale appositamente incaricato.
Permangono le difficoltà nell'aiutare chi ha sedimentato gravi atteggiamenti negativi verso l'istituzione scolastica. In ogni caso, la creazione di climi favorevoli all'apprendimento dovrebbe modificare nel medio termine le tendenze negative in atto nel territorio.
In particolare, occorre un maggior raccordo normativo per quanto riguarda il personale ATA: l'apertura della scuola per le attività pomeridiane comporta inevitabilmente problemi di sorveglianza e di gestione che, a lungo termine, possono non solo demotivare i docenti alle attività, ma anche produrre situazioni di rischio.

INIZIATIVE INTRAPRESE NEL MOMENTO INTERISTITUZIONALE
In alcune aree è stato possibile stabilire un rapporto con Comune (Ufficio Pubblica Istruzione, Ufficio Servizi Sociali), Unità Sanitaria Locale, Centro dei Servizi Culturali della Regione, Ufficio Provinciale di servizio sociale minorenni.
In alcune località la disponibilità del Centro Servizi Culturali della Regione è stata rilevante sia a livello di organizzazione dei progetti che a livello di contatti con altre agenzie.
Ad alcune scuole hanno offerto la propria collaborazione le associazioni dei genitori, per facilitare i rapporti con le famiglie.
Tuttavia, in altre aree, i Comuni e le ASL. si sono rivelati quasi completamente assenti.
Comunque, è da rilevare che la presenza del progetto sulla Dispersione scolastica ha senz'altro convogliato interessi verso la scuola ed in alcune situazioni ha portato a soluzione anche i problemi relativi all'edilizia.
Le riunioni di area, diradatesi negli ultimi periodi, sono state un valido momento di confronto e di progettazione. Occorrerebbe renderle più ufficiali, con rappresentanti di pari grado di responsabilità e con ufficialità di designazione.

NUMERO DEI SOGGETTI A RISCHIO
Pare difficile la quantificazione dei soggetti finora recuperati nelle diverse scuole, data la tipologia dell'intervento e la durata nel tempo.

QUALITÀ DEL RECUPERO E RAPPORTO COSTI/BENEFICI
Le considerazioni sul rapporto costi e benefici possono esser fatte su parametri che nel campo dell'educazione devono essere ben studiati ed individuati nel breve, nel medio e nel lungo termine.
Comunque, si può rilevare che negli ultimi anni, almeno a livello di Scuole secondarie di secondo grado:
- è diminuito il numero dei ripetenti;
- il numero degli inadempienti è limitato e sotto controllo;
- il problema della Dispersione scolastica è posto all'attenzione degli operatori scolastici di tutte le scuole.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Si è convinti che il problema della Dispersione scolastica, più che un problema di frequenza, è un problema di formazione: non vi è dispersione scolastica, cioè di potenzialità umane, solo quando si realizza la piena formazione della personalità di tutti gli alunni, secondo il dettato dell'art.3 della Costituzione repubblicana.
Il problema della Dispersione scolastica non riguarda solo alcune scuole, ma tutte le scuole.
Si avverte perciò l'esigenza di coinvolgere tutte le scuole, per renderle sempre più consapevoli dell'esigenza di affrontare il problema della Dispersione scolastica, dando piena attuazione alle indicazioni sugli obiettivi formativi, sull'organizzazione didattica e soprattutto sul piano metodologico-didattico e delle tecnologie educative e didattiche.

25 febbraio 2008

HomePage