PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA |
CONCETTO DI PULSIONE IN FREUD
di Maria Rosaria Tenuta
1.1.CONCETTI FREUDIANI
Freud, padre della Psicoanalisi, ha indagato l’inconscio attraverso l’interpretazione dei sogni, svolgendo così un’ampia ricerca sulla vita psichica.
Nella sua “Metapsicologia”, attraverso lo studio delle nevrosi, Freud ha scoperto ed analizzato, tra gli altri, i processi della rimozione e della sublimazione delle pulsioni, i concetti di stati onirici, di fantasie ad occhi aperti, sempre nell’ambito del modello strutturale delle pulsioni che egli ha creato e costantemente considerato come punto teorico di riferimento.
1.1.1.La concezione della pulsione in Freud
Freud, considerando la pulsione qualcosa di diverso da uno stimolo esterno, la definisce come il “rappresentante psichico” di stimoli che nascono all’interno del corpo per giungere alla psiche e come la misura del lavoro che viene costantemente richiesto alla sfera psichica in quanto intimamente connessa con quella somatica.
Egli ritiene il concetto di pulsione <<al limite tra lo psichico ed il somatico>>.
In tedesco vi sono due termini per esprimere il concetto di pulsione: istinkt e trieb. Freud li utilizza entrambi, dando ad essi un significato ben distinto. Con trieb egli intende riferirsi, da un punto di vista motivazionale, alla spinta interna, inizialmente indeterminata, intesa come fattore quantitativo economico, cioè come richiesta di lavoro imposta all’apparato psichico; in questo senso, la pulsione è definita da Freud una spinta energetica - la cui fonte è data da uno stato di tensione, di eccitazione a livello somatico - che volge l’individuo verso una meta, allo scopo di eliminare tale stato di tensione; la meta viene raggiunta dalla pulsione, grazie all’oggetto od in esso. L’oggetto è per Freud il mezzo contingente del soddisfacimento ed a volte può essere una parte del corpo; inoltre esso è determinato dalla storia individuale, non è collegato originariamente alla pulsione, ma, anzi, è l’elemento più variabile della pulsione, il meno determinato costituzionalmente.
La fonte è, invece, l’origine interna, peculiare per ogni tipo di pulsione; è rappresentata o dal luogo in cui nasce l’eccitazione (zona erogena) o dal processo somatico che si verifica in una specifica parte del corpo ed è percepito come eccitazione.
La meta, infine, è ciò che conduce al soddisfacimento della pulsione; è l’attività provocata dalla pulsione e che porta alla scarica, alla riduzione della tensione interna.
Il termine istinkt è invece da Freud riferito ad uno schema di comportamento ereditato, filogeneticamente determinato e peculiare in ogni specie animale. Egli ipotizza che possa esserci qualcosa di simile anche nell’uomo, a livello di formazioni psichiche ereditate, quali i fantasmi inconsci universali, che ben esprimono in termini immaginari un concetto di vita pulsionale biologicamente determinata e trasmessa geneticamente, e che sono indipendenti dalle esperienze personali di ogni individuo. Vi sono, infatti, secondo Freud, strutture universali, quali il complesso di Edipo, la scena originaria, la castrazione, la seduzione, che avvalorano tale ipotesi.
In definitiva, egli concepisce il termine istinkt come una spinta propulsiva, caratterizzata da una certa indefinitezza riguardo al comportamento che essa determina ed all’oggetto che procura soddisfacimento.
Con il termine triebregung o regung (dal verbo regen = muovere,nella sfumatura di movimento interno), indicante il moto pulsionale, da Freud utilizzato la prima volta nel 1915, in Pulsioni e loro destini, egli si riferisce invece alla pulsione da un punto di vista dinamico, in relazione, cioè, ad uno statoaffettivo specifico di una determinata stimolazione interna.
Freud, studiando le perversioni e la sessualità infantile, abbandona poi la teoria secondo la qualela pulsione sessuale ha una meta ed un oggetto specifici, dati dall’eccitazione e dal funzionamento dell’apparato genitale, per affermare, invece, che l’oggetto è variabile, contingente, ed è scelto definitivamente solo in base alle esperienze dell’individuo; le mete sono molteplici e strettamente dipendenti da fonti somatiche, fino a quando non prevale una zona erogena sulle altre e le pulsioni parziali si subordinano al primato della zona genitale.
Con la teoria delle pulsioni, nasce la Psicoanalisi come terapia delle psiconevrosi.
Freud rileva tre aspetti della sessualità dei nevrotici:
1) la rimozione efficace di un forte impulso sessuale;
2) la sessualità di qualità perversa (<<la nevrosi è la negativa della perversione>>);
3) le sue caratteristiche infantili (come pulsioni parziali non ancora unificate, localizzate in zone erogene).
Egli, considerando di fondamentale importanza esplorare la vita sessuale del bambino, sostiene che la pulsione sessuale attraversa le sue prime fasi di sviluppo nella prima infanzia, cui fa seguito un periodo di latenza; in realtà, il suo apparente inizio nella pubertà è invece solo una sua riattivazione e riorganizzazione.
Sostanzialmente, Freud, ritiene che le radici della pulsione sessuale, costituzionalmente innate, in alcuni casi si sviluppano e diventano gli effettivi veicoli dell’attività sessuale (perversione); altre volte subiscono un’insufficiente regressione (rimozione), così da attrarre a sé, per vie traverse, sotto forma di sintomi di malattia, gran parte dell’energia sessuale (nevrosi); infine, nei casi più favorevoli, se adeguatamente limitate e rielaborate, danno vita, fra i due estremi, alla vita sessuale normale.
Freud distingue inizialmente le pulsioni dell’Io o di autoconservazione (non sessuali) dalla libido (pulsione sessuale); con il suo metodo psicoanalitico individua, attraverso lo studio delle psiconevrosi, la loro etiologia proprio nel conflitto tra pulsioni sessuali e pulsioni dell’Io, anche se egli ritiene dimostrato, da un punto di vista biologico, che la sessualità non vada considerata alla stregua delle altre funzioni dell’individuo, in quanto essa è fondamentalmente volta alla conservazione della specie, attraverso la sua attività procreativa.
Le pulsioni sessuali, quindi, secondo Freud, sono molteplici e nascono da varie fonti organiche; inizialmente sono autonome e cambiano con facilità i loro oggetti, e la loro meta è quella di ottenere il <<piacere d’organo>>. Poi vengono sintetizzate sotto il primato della genitalità ed al servizio della funzione riproduttiva.
Freudritiene caratteristiche delle pulsioni, oltre alla forza, alla meta ed alla fonte, anche i loro destini, i quali vengono suddivisi in:
1) la trasformazione nel contrario (amore/odio, sadismo/masochismo, piacere di guardare/esibizionismo);
2) il volgersi sulla persona stessa del soggetto (ad esempio, il masochismo è un sadismo rivolto contro il proprio Io);
3) la rimozione;
4) la sublimazione.
Relativamente alla trasformazione nel contrario, è opportuno tener presente che essa riguarda le mete delle pulsioni.
Innanzitutto, si configura come un’inversione di contenuto, cioè il mutamento dell’amore in odio. Al riguardo, Freud afferma che, sebbene l’amore e l’odio costituiscano una coppia di opposti, l’odio ha le sue radici in uno stadio della vita psichica più antico dell’amore ed è in stretto rapporto con le pulsioni di conservazione dell’Io. Inoltre, i sentimenti di amore e odio non riguardano le pulsioni in relazione ai loro rispettivi oggetti, ma la relazione dell’Io, nella sua totalità, con gli oggetti.
In secondo luogo, la trasformazione nel contrario riguarda anche il cambiamento dall’attività alla passività. Infatti, Freud, partendo dal presupposto che le pulsioni abbiano una forma attiva ed una forma passiva, afferma che la meta attiva compare comunque prima di quella passiva (ad esempio, il piacere di guardare precede l’esibizionismo). Tuttavia, considerando lo sviluppo di un moto pulsionale come una <<successione di ondate>>, egli sostiene che, nel momento in cui, in tale evoluzione, accanto all’aspetto attivo, compare quello passivo - come nel caso del sadismo e delmasochismo, del piacere di guardare e del piacere di mostrarsi - si può ritenere che queste siano manifestazioni ambivalenti di pulsioni sessuali.
Peraltro, Freud ritiene fondamentali, nella vita psichica, tre polarità, che influenzano i moti pulsionali ed il loro destino:
1) Io (soggetto) - mondo esterno (oggetto) = <<polarità reale>>
2) Piacere-Dispiacere = <<polarità economica>>
3) Attività-Passività = <<polarità biologica>>.
Egli teorizza l’esistenza di varie fasi evolutive della pulsione, la quale, inizialmente, è autoerotica; con la differenziazione dell’Io, la libido si concentra su di esso ed inizia così lo stadio del narcisismo primario, in cui compare l’oggetto; successivamente la libido è investita sulla madre e poi su altri oggetti.
Freud (Freud, 1915) introduce anche il meccanismo dell’introiezione, attraverso il quale, a suo avviso, l’infante introietta il piacere e proietta il dispiacere.
Quindi, inizialmente Freud, secondo un punto di vista economico, considera la regolazione delle forze mentali fondata sul principio di piacere-dispiacere, mettendo in relazione il dispiacere con l’aumento di tensione ed il piacere con la riduzione della tensione ad un livello ottimale. In tal senso, egli parla di reizschutz, cioè della tendenza dell’organismo a proteggersi da una sovrastimolazione.
La riformulazione della teoria delle pulsioni - iniziata nel 1920, con Al di là del principio di piacere - porta poi Freud a sostenere che le pulsioni non hanno un carattere progressivo, cioè non tendono ad agevolare lo sviluppo dell’individuo e della specie, ma hanno una meta conservativa, in quanto tendono a ristabilire condizioni precedenti (secondo il principio di costanza).
Quindi, Freud formula una nuova duplice distinzione delle pulsioni:
- Pulsione di vita (Eros)
- Pulsione di morte (Thanatos).
L’eros è molto più che la pulsione sessuale e comprende tutte le forme di pulsioni libidiche.
Le due pulsioni sono inseparabili. La vita è, per Freud, un compromesso tra eros e pulsione di morte, finché prevale quest’ultima.
1.1.2. L’inconscio e la rimozione
Abraham sottolinea come Freud sia stato il primo ad evidenziare e considerare la rimozione di fondamentale importanza.
La psiche, secondo Freud, non è dominata dal caso, ma, anzi, ciò che di essa è più manifesto deriva da una predisposizione innata e dalla rimozione sessuale infantile.
Abraham evidenzia anche che la rimozione, concetto introdotto da Freud, è fondamentale per comprendere molti processi psicologici, sia normali che patologici.
Per quanto riguarda invece la sublimazione, Freud ritiene che essa si configuri come un processo di deviazione delle rappresentazioni e dei sentimenti sessuali rimossi su mete sociali.
Abraham sostiene quindi che la Psicoanalisi, scienza creata da Freud, si è rivolta alla ricerca ed allo studio sia delle pulsioni dell'Io, necessarie per l’autoconservazione, che delle pulsioni sessuali, rinnovando completamente la Psicologia e provando l'influenza di ciò che della vita pulsionale viene rimosso - ed è, quindi, inconscio - sui processi psichici.
Egli evidenzia che Freud riteneva la rimozione una difesa che permette all’individuo di liberarsi nel campo della coscienza delle rappresentazioni e degli affetti spiacevoli, dolorosi, i quali vengono rimossi nell’inconscio. Dal momento che l’ipnosi, precisa Abraham, non era riuscita a debellare le resistenze che impediscono al rimosso di diventare nuovamente cosciente, Freud intuì la possibilità di utilizzare un altro metodo per indagare l’inconscio: le libere associazioni, in quanto si rese conto che la resistenza contrastante il ritorno del rimosso alla coscienza aumentava in proporzione all'attenzione prestata per ricordare ciò che era stato rimosso. Freud, quindi, secondo Abraham, si rese conto dell’utilità delle idee improvvise e della loro libera associazione e potè così sondare più a fondo l’inconscio. Questo nuovo metodo era la Psicoanalisi. Nel passaggio dalla tecnica dell’Ipnosi al Metodo psicoanalitico, Abraham ritiene che Freud poté provare che nella psiche, dove si pensava regnasse la casualità e l’arbitrio, ciò che invece prevale è la causalità: i processi psichici sono caratterizzati dall’azione di forze pulsionali opposte, che tendono a prevalere nella coscienza. Ciò ha permesso di conoscere, secondo Abraham, il significato nascosto dei disturbi nervosi e di molti aspetti psichici. Inoltre, precisa Abraham, si scoprì che ciò che veniva rimosso non erano solo dei ricordi di valenza affettiva spiacevole, ma anche impulsi interni relativi al desiderio, connessi con ricordi più affettivi. Si sapeva anche che i desideri rimossi originano nell’ambito delle pulsioni sessuali, per cui fu necessaria un’estensione del concetto di sessualità in Psicoanalisi, e molti processi psichici furono attribuiti all’effetto di impulsi sessuali inconsci.
1.1.3. L’inconscio ed il sogno
Abraham sottolinea che Freud considera l'inconscio colmo di desideri inappagati, per lo più inesaudibili, e la fantasia inconscia come un aspetto del pensiero umano che permette di rappresentare come esauditi od esaudibili i nostri desideri più profondi. Ciò, secondo Abraham, conferma quanto siano collegati fra loro inconscio e vita pulsionale primitivo-infantile. In età adulta invece vi sono due forme di pensiero cosciente: una fantastica e l'altra realistica. Nell’inconscio, tuttavia, egli sottolinea che vi sono solo i desideri rimossi, cioè una forma di pensiero lontana dalla realtà.
Abraham ricorda anche come l'indagine dell'inconscio sia stata possibile soprattutto grazie all'interpretazione psicoanalitica dei sogni, i quali permettono di manifestare metaforicamente gli impulsi psichici; Freud, infatti, distinse il contenuto manifesto da quello latente.
Inoltre, Abraham rileva che il sogno, definito da Freud <<lavoro onirico>>, serve ad evitare la “censura”, la quale non permette agli impulsi inconsci di accedere alla coscienza quando siamo svegli, mentre durante il sonno, li ammette solo a condizione che i pensieri onirici ed i loro effetti siano deformati, repressi o rovesciati. La censura, ad esempio, unisce più rappresentazioni simili in un’unica rappresentazione e dà inoltre al materiale onirico una forma che possa essere rappresentata.
Quindi, egli ritiene che il lavoro onirico usa moltissimo una modalità di rappresentazione simbolica.
Secondo Abraham, Freud evidenzia anche che gli stati onirici ben rappresentano la lotta presente nella nevrosi fra pulsionee rimozione: dall’inconscio emergono pulsioni rimosse estremamente forti che si oppongono alla rimozione.
Egli poi, considerando anche il rapporto tra stati onirici e fantasticherie ad occhi aperti, osserva come Freud ritenga le fantasie espressioni delle nostre pulsioni: si cerca di rappresentare come soddisfatti, nell’immaginazione, i desideri che non possono esserlo nella realtà.
Per quanto concerne le fantasie ad occhi aperti, Abrahamrileva che esse nascono da diversi moti pulsionali. I simbolismi onirici esprimono a volte in una intensa condensazione una svariata serie di tendenze sessuali rimosse.
Infine Abraham riferisce che Freud, evidenziando come dei fenomeni occasionali dell’isteria rappresentano un appagamento sostitutivo della masturbazione cui si è dovuto rinunciare, ritiene che anche lo stato onirico rappresenta un soddisfacimento sostitutivo.
Inoltre, per quanto riguarda la connessione tra psiche e soma, Abrahamevidenzia che, secondo Freud, i disturbi dello sviluppo psicosessuale possono riguardare, non solo la sfera corporea, ma anche quella psichica (ad esempio, forme di angoscia), producendo forme complementari sul piano somatico. Vi sono infatti sintomi organici che scaturiscono da forme di rifiuto inconscio, e ciò è stato ampiamente documentato dagli studi compiuti da Freud sull’isteria.
BIBLIOGRAFIA
Le opere di F. Corrao sono tenute presenti secondo la classificazione ufficiale curata da Teresa Corrao e pubblicata in Koinos Gruppo e funzione analitica, Anno XV, nn. 1-2 Gennaio-dicembre 1994.
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