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PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

BION E IL CONCETTO DI PASSIONE
di Maria Rosaria Tenuta

Con Bion - così come con Fairbairn, Winnicott ed altri - è andata in crisi la corrente di pensiero psicoanalitica detta One person psychology, secondo la quale, in termini freudiani, il conflitto fondamentale è quello tra la pulsione, intesa come rappresentante mentale dell’istinto, ed il principio di realtà.
Bion, autore originariamente kleiniano, si pone tuttavia in una prospettiva più ampia, e per molti versi originale ed innovativa, rispetto a quella di Melanie Klein. Egli, infatti, introduce il modello della reverie, intesa come funzione e capacità della madre di elaborare e di contenere gli aspetti emotivi non pensabili del bambino.
In effetti, Bion compie un’originale operazione di ampliamento del concetto kleiniano di identificazione proiettiva, considerandolo non semplicemente come una fantasia, in termini kleiniani, ma come un meccanismo per comunicare le esperienze emotive, inducendo realmentenell’altro un coinvolgimento emotivo.
Da ciò si può desumere che la prospettiva, dalla quale Bion considera l’identificazione proiettiva, è spiccatamente relazionale. Egli, infatti, dà grandissimo valore alla relazione nella vita mentale e considera fondamentali le relazioni reali del bambino con la madre, ritenendo che anche le relazioni fantasmatiche siano fondamentalmente determinate da esse.
Inoltre, Bion ha introdotto in Psicoanalisi - peraltro in modo innovativo- una ricca ricerca sulle dinamiche affettive presenti nei gruppi, postulando l’esistenza degli assunti di base, come elementi inconsci presenti nei gruppi e caratterizzati da emozioni intense e primitive. Egli ritiene che gli assunti di base rappresentino degli stati emotivi che tendono ad evitare la frustrazione relativa all’apprendere attraverso l’esperienza, processo che di per sé comporta sforzo e dolore nel contatto con la realtà.

Bion e gli elementi analitici
Bion è stato il primo a teorizzare, in Psicoanalisi, l’esistenza di modi di funzionare della mente che egli definisce elementi analitici.
Un elemento analitico è rappresentato dai simboli , i quali indicano la relazione dinamica tra contenuto, inteso come qualcosa che viene proiettato, e contenitore,inteso come un oggetto che lo contiene.
Tale elemento è, secondo Bion, vicino al concetto di identificazione proiettiva della Klein, anche se egli lo ha considerato - come si è detto sopra- in una prospettiva diversa.
Un altro elemento è rappresentato invece dal simbolo PSD, che denota la relazione dinamica esistente tra posizione schizoparanoide e posizione depressiva, cioè tra integrazione e non-integrazione.
Secondo Bion gli elementi analitici e gli oggetti da essi derivati hanno tre dimensioni:
1) estensione nel campo del senso
2) estensione nel campo del mito
3) estensione nel campo della passione.
Un’interpretazione è per Bion, ad esempio, soddisfacente se dà ragione di questi tre elementi.
Infatti, Bion, partendo dal presupposto che la seduta psicoanalitica sia un’esperienza emotiva, considera gli elementi analitici delle funzioni della personalità - come, ad esempio, la <<funzione alfa>> - e ritiene che essi debbano essere immaginati come caratterizzati da dimensioni presenti, nella mente dell’analista, sotto forma di impressioni sensoriali, mito e passione.
Inoltre, secondo Bion, gli oggetti analitici sono collegati fra loro e si influenzano reciprocamente; infatti, egli postula l’esistenza fra di essi di tre legami fondamentali:
1) L (love): rappresenta il legame di amore fra due persone o due parti di una stessa persona;
2) H (hate): rappresenta il legame di odio fra due persone o due parti di una stessa persona;
3) K (knowledge): rappresenta il legame di conoscenza tra un soggetto che cerca di conoscere ed un oggetto (che può essere anche se stesso) che a sua volta si presta ad essere conosciuto.
Il legame è, quindi, secondo Bion, un’esperienza emotiva in cui due persone o due parti di una persona sono in relazione reciproca; pertanto, quando si parla di legame, ci si riferisce a delle emozioni fondamentali intrinseche al legame tra due oggetti, in quanto Bion ritiene che un’esperienza emotiva non possa essere concepita sganciata da una relazione.

Il concetto di passione in Bion
Bion intende la passione come una delle dimensioni che ognuno dei tre legami - di amore, di odio, di conoscenza- deve possedere per essere riconosciuto come un elemento che è presente, sottolineando così il carattere relazionale della passione.
La consapevolezza della passione, secondo Bion, non dipende dai sensi, i quali, per essere attivi, hanno bisogno di una sola mente; la passione è invece la prova del fatto che due parti della stessa mente o due menti sono legate, sono in relazione tra loro e che non possono esservi meno di due menti se la passione è presente. La passione implica, quindi, il concetto di relazione. Pertanto, con il termine “passione” Bion intende evidenziare che sono in gioco almeno due menti, fra le quali sorge un’emozione che viene sperimentata con intensità e calore, senza che ciò implichi un richiamo al senso di violenza, a meno che non vi sia un’associazione con l’ “avidità”.
Bion ritiene di fondamentale importanza, inoltre, distinguere la passione dal controtransfert, ritenendo che esso abbia in sé l’elemento della rimozione.
Bionevidenzia il possibile rischio di scambiare erroneamente la prova della presenza della passione che può essere fornita dai sensi con la dimensione della passione stessa. Infatti, secondo Bion, se una persona è arrabbiata, ciò non significa che sta vivendo una passione; è molto probabile che in questo senso ci sia un discorso di quantità che riguarda più i sensi che la qualità della passione in sé.

La ragione e la passione nel pensiero di Bion
Bion puntualizza che la “ragione”, simbolizzata da R, è una funzione al servizio delle passioni riguardanti uno dei tre legami, cioè amore, odio, conoscenza, che permette loro di dominare la realtà.
Con la notazione I, Bion vuole intendere invece tutto ciò che riguarda il pensiero e che comprende gli <<elementi alfa>>, intesi come prodotto della elaborazione che la <<funzione alfa>> opera sulle impressioni sensoriali grezze e sulle esperienze emotive primitive o <<elementi beta>>.
Bion sostiene che la “ragione” ( R ) è associata con la “idea” ( I ), il “pensiero”, nel caso in cui il pensiero debba riempire il vuoto tra un impulso e la sua realizzazione; per Bion, quindi, c’è un nesso fondamentale tra l’intolleranza della frustrazione e lo sviluppo del pensiero.
A tale proposito, Bion ritiene che, nel momento in cui i pensieri devono andare incontro alle esigenze della realtà, sia essa interna che esterna, la ragione svolge un ruolo importante nel determinare la sopravvivenza dell’individuo
Infatti, secondo Bion, la ragione, dominata dal principio del piacere, è asservita alle passioni e deve quindi svolgere la funzione di dominare le passioni e di generare la logica.
Dal momento che il cercare a tutti i costi un soddisfacimento di desideri incompatibili con il principio di realtà, porterebbe ad una condizione di frustrazione. Bion ritiene che a ciò si possa ovviare solo con l’uso della ragione, la quale, a suo avviso, con le sue regole porta ad una <<reazione emotiva primitiva>> finalizzata ad evitare la frustrazione.
Quindi, le regole della logica originano in una esperienza della ragione che non cerca primariamente il soddisfacimento della passione, ma riesce efficacemente a fronteggiare gli assalti delle passioni frustrate cui era asservita.
Con ciò Bion vuole evidenziare che nel momento in cui prevale il principio di realtà sul principio di piacere, nasce nell’individuo il pensiero, la ragione e la consapevolezza della realtà psichica e della realtà esterna.

Il concetto di compassione in Bion
Bion ritiene che una persona che si preoccupa per la vita debba avere rispetto per se stessa nella qualità di essere vivente.
Il termine compassion ha un significato ben diverso da quello comunemente associato ad esso nella lingua italiana; infatti, in inglese, esso sta ad indicare la capacità di rispettare il dolore dell’altro, di comprenderlo, di essere interessati all’altro.
Bion ritiene che nella natura umana siano presenti sia il senso della compassione che quello dell’amore per la verità. Per quanto riguarda la compassione, Bion sostiene che gli uomini hanno bisogno di esprimere tale impulso e di sperimentarlo nei sentimenti che provano verso gli altri e che, viceversa, è un qualcosa che essi hanno bisogno di sentire anche da parte degli altri nei loro confronti.
Bion afferma anche che la “spinta alla conoscenza” è determinata dalla curiosità, insita nell’uomo come una sorta di “impulso epistemofilico” che cerca di essere soddisfatto. L’essere umano ha bisogno di esprimere, cercare e sperimentare la verità ed, al tempo stesso, è importante che egli avverta ciò anche da parte degli altri nei suoi confronti, in quanto, secondo Bion, la verità è essenziale per la crescita mentale.
Quindi, Bion afferma che sia la verità che la compassione rappresentano qualità concernenti la relazione che ogni individuo stabilisce con gli altri e con il mondo che lo circonda.
Tuttavia, sottolinea Bion, un essere umano può sperimentare anche l’incapacità di amare gli altri, in quanto di fatto può essere privo di tale capacità.
Analogamente, egli può avvertite la mancanza di amore per la verità, l’incapacità di cercarla, di trovarla, di ascoltarla, di esprimerla ad altri o di desiderarla, perché in effetti in lui può difettare tale amore per la verità.
Secondo Bion, si può trattare sia di una mancanza primaria che secondaria e, in quest’ultimo caso, può venir meno o la capacità di ricercare la verità o la capacità di amore, oppure, in situazioni estreme, entrambe.
Per quanto riguarda la mancanza primaria, Biondice che essa è innata e non può essere risanata, anche se, mediante l’analisi, è possibile migliorarne alcuni effetti.
La mancanza secondaria, invece, è determinata, secondo Bion, dalla paura, dall’odio, dall’invidia oppure dall’amore. Paradossalmente, afferma Bion, persino l’amore può inibire l’amore.

BIBLIOGRAFIA
Le opere di F. Corrao sono riportate secondo la classificazione ufficiale curata da Teresa Corrao e pubblicata in Koinos Gruppo e funzione analitica, Anno XV, nn. 1-2 Gennaio-dicembre 1994.

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