PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA |
LA PASSIONE COME MEZZO PER RAGGIUNGERE LA CONOSCENZA
di
Maria Rosaria Tenuta
Corrao, considerando la passione un mezzo per raggiungere la conoscenza, ha sempre sostenuto che, sul versante della pratica analitica, una conoscenza sempre più ampia e profonda possa emergere solo da un attraversamento degli affetti e delle passioni.
Infatti, Corrao ritiene che, in campo psicoanalitico, la conoscenza richiede un grande e costante lavoro, come si può desumere da un’esperienza condotta da Bion con un suo paziente: Bion immagina sé ed il paziente vedere reciprocamente la formazione - al di sopra delle loro rispettive teste - di nuvole di probabilità, che poi si trasformano in nuvole di possibilità. Nel campo analitico, tra lui ed il paziente - come un’immagine visiva - è possibile avvertire una tensione; poi, le nuvole di possibilità si trasformano in nuvole di dubbio ed anche in nuvole ovvero nuvole caratterizzate dai vari affetti, da una svariata gamma di emozioni (di certezza, di depressione, di dolore, di colpa, di speranza e di timore).
L’Autore è convinto che comunque la pratica analitica insegni come sia improduttivo riferirsi ad un modello di conoscenza basato su una causalità lineare, tale da non permettere di considerare ciò che accade in termini di trasformazioni, di variazioni e di cambiamenti catastrofici.
Corrao sostiene che in analisi il processo di conoscenza è caratterizzato da una serie di destrutturazioni e successive strutturazioni di nuove aree di significato ed infatti al riguardo scrive:
<<Se vorremo ora mettere a fuoco il campo specifico della Psicoanalisi, dobbiamo richiamare alla mente le operazioni analitiche fondamentali, cioè: percepire, riconoscere, de-simbolizzare, ri-simbolizzare, de-strutturare, ri-strutturare...>> .
Le passioni e la pratica analitica in Corrao
Corrao ha sempre avuto un interesse, non solo teorico, ma anche e soprattutto clinico per le passioni. Infatti egli nel trattare un caso clinico di una certa gravità, evidenzia la necessità di riconoscere il proprio odio, il proprio terrore, per poterlo pensare: il non riconoscerlo, infatti, a suo avviso, non lo rende pensabile.
Quindi, secondo Corrao, la pensabilità di un’emozione, di un affetto può essere realizzata solo mediante l’essere attraversati dall’affetto, dalla passione ed il riuscire a riconoscere ciò.
È importante, secondo Corrao, tollerare e poter pensare le passioni. Anche dalle supervisioni da lui condotte nei “Gruppi di Modellizzazione” è evidente in Corrao il grande interesse per il tema delle passioni ed il valore che egli dà agli affetti.
L’Autore infatti evidenzia, in un caso specifico, la mancanza di legami affettivi nel gruppo analitico, nel quale egli rileva la presenza di una difficoltà, che è espressa dai tentativi fallimentari di instaurare legami o una compattezza integrata, ed afferma che proprio il depauperamento delle cariche affettive circolanti, o dei legami, dei collanti affettivi genera nel gruppo depressione.
Al riguardo, Corrao ritiene che la depressione nel gruppo si possa affrontare, in senso bioniano, promuovendo o addirittura creando una prospettiva di assunto di base di dipendenza, che, a suo avviso, è quella in cui la depressione può essere gestita e trasformata in una minore sofferenza e che, nel caso specifico, può creare condizioni migliori perché si instaurino dei legami affettivi.
La lettura sociologica delle passioni in Corrao
Il grande interesse che Corrao nutre per la problematica relativa alle passioni lo induce a compiere al riguardo anche un’analisi di tipo sociologico sulla condizione psicologica dell’uomo nella società contemporanea.
Egli evidenzia che, ponendosi in una prospettiva di comprensione empatica, si possa cogliere il disagio che l’uomo vive, sul piano psicologico, nell’attuale società, la quale è, a suo parere, sempre più strutturata ed informatizzata e non dà molte possibilità di avere degli ideali, di credervi e di vivere sentimenti di solidarietà e di sicurezza. Al riguardo testualmente afferma:
<<In questo quadro l’uomo d’oggi ha perduto gran parte della sua capacità di capire se stesso e le sue passioni, che quindi respinge e reprime con diffidenza e paura, in modo tale che queste si espandono senza direzione o si addensano bruscamente, per poi provocare eruzioni ed esplosioni improvvise>>.
A prova di ciò, Corrao rileva una sorprendente affinità tra gli eventi descritti nei miti, ad esempio, nei miti dionisiaci - dove si ritrovano il filicidio o l’infanticidio, il cannibalismo, l’omofagia, ma anche la necrofagia, la ferocia omicida individuale e di gruppo - ed i fenomeni di violenza sempre più frequenti nella società odierna; egli afferma al riguardo che i segni dell’adesione dell’immaginario collettivo a tali rappresentazioni di fenomeni violenti sono riscontrabili nella letteratura, nel cinema, nell’enfasi posta su un certo tipo di cronaca, e nei messaggi che alcune trasmissioni televisive ci inviano. Esempio ne è la connessione riscontrabile tra le Baccanti di Euripide, il romanzo di Harris Il silenzio degli innocenti ed il film da esso tratto.
Evidentemente, la concezione di Corrao della liberazione delle passioni mediante il loro attraversamento potrebbe anche offrire all’uomo dei nostri giorni una via per superare i suoi disagi.
A conclusione della ricerca da me effettuata, ritengo opportuno evidenziare gli aspetti più significativi dell’itinerario seguito, delineare le risultanze cui sono pervenuta ed esporre le mie valutazioni personali
Innanzitutto, mi preme sottolineare alcune delle difficoltà da me incontrate nel portare avanti la ricerca.
La prima di tali difficoltà riguarda la scarsa disponibilità di materiale bibliografico dell’Autore, dovuta al fatto che Corrao non amava molto scrivere, preferendo all’esposizione scritta quella orale, più fascinosa e più congeniale a chi mira, non tanto alla esposizione sistematica delle proprie idee, quanto alla scoperta, continuamente in fieri, della verità.
Al riguardo, è anche da tenere presente che attualmente sono disponibili pochi saggi critici sull’Autore.
Relativamente agli scritti di Corrao, poi, la difficoltà maggiore da me incontrata riguarda la complessità del suo stile. Corrao, nelle sue esposizioni, ha usato spesso dei neologismi, estraendo termini dalla tradizione latina e greca ed inserendoli nel suo linguaggio analitico; inoltre, i suoi scritti sono per lo più sintetici. Ciò, tuttavia, pur avendomi creato delle difficoltà nei tentativi di tradurre e decifrare tali neologismi, è stato per molti versi stimolante, in quanto mi ha permesso di cogliere dei significati che non rappresentano delle verità assolute, ma mostrano piuttosto l’apertura dell’Autore alla ricerca di un sempre nuovo senso.
L’impressione che ho avuto, nel leggere i suoi scritti è stata quella di un ampliamento degli orizzonti nel modo di pensare le cose, tanto che, pur avendo la sensazione di comprendere il messaggio in essi contenuto, mi sembrava riduttivo rinchiuderlo in parole definite. Nel momento in cui ho percepito ciò, mi è risultata più scorrevole la lettura dei suoi testi, perché ho potuto apprezzare il modo di porsi dell’Autore, il quale non ha mai avuto la pretesa di cercare delle verità assolute, quanto, piuttosto, di entrare in una logica di tipo analogico, del paradosso e, quindi, “sovversiva” rispetto alla logica di tipo lineare cui la nostra cultura ci ha abituati.
Tuttavia, pur con le difficoltà sopra evidenziate, il lavoro ha finito con il coinvolgermi e risultare per me particolarmente interessante, soprattutto in riferimento alla rivisitazione approfondita che Corrao fa dei miti in una prospettiva analitica e che lo ha portato ad una loro utilizzazione anche nell’analisi sociologica dell’uomo dei nostri giorni.
Particolarmente interessanti ho trovato anche l’esplorazione che Corrao compie dei processi della creazione artistica come forma di catarsi liberatoria delle passioni e l’uso del “modello relazionale interattivo” come strumento di indagine.
I risultati cui sono pervenuta attraverso la ricerca da me effettuata sono molteplici e, a mio parere, rilevanti ai fini della comprensione del pensiero di Corrao relativamente al tema delle passioni.
Pur considerando Freud uno studioso molto geniale, in virtù della scoperta che egli ha fatto dell’inconscio, Corrao se ne allontana, per abbracciare una logica di tipo casuale, che, a suo avviso, Freud aveva intuito, ma non aveva potuto far propria, a causa dei condizionamenti della cultura razionalista del suo tempo, che ha finito con l’imporgli una logica di tipo lineare, alla quale, secondo Corrao, egli poteva sottrarsi soltanto mediante il ricorso alla metafora.
Peraltro, di Freud Corrao ha ritenuto molto utile, ai fini della costruzione del proprio “modello relazionale interattivo”, la teoria del transfert e del controtransfert.
Inoltre, per quanto riguarda in modo specifico la concezione delle passioni, possiamo prendere atto che Corrao si distacca dal pensiero freudiano, nel quale egli ha individuato una matrice filosofica - che si ritrova in Cartesio e Spinoza ed affonda le sue radici negli Stoici e in Platone- secondo la quale la ragione, nel momento in cui si purifica dalle passioni, diventa più libera. Infatti, Corrao, compiendo un’approfondita analisi della tragedia greca e del concetto di catarsi in Aristotele, fa propria l’idea che la catarsi sia, non tanto liberazione dalle passioni, quanto liberazione attraverso le passioni.
È proprio a partire da tale analisi che Corrao mette in luce quanto siano importanti le passioni e come sia positivo attraversarle pienamente per potersi sentire psicologicamente più liberi.
Quindi, a mio avviso, con Corrao, le passioni, prima considerate negativamente e viste come turbolenze interferenti con gli aspetti cognitivi, assumono invece il ruolo di “fattori ordinatori” della personalità, una forza stabilizzatrice ed un potente mezzo di costruzione dell’identità e di integrazione della persona.
In effetti, Corrao non ha mai considerato passione e ragione in contrasto tra loro, quanto piuttosto come delle forze operanti sinergicamente.
Corrao asserisce che in ogni persona, ma anche nella coppia analitica e nel gruppo analitico, vi sono continue oscillazioni tra affetti e pensiero, oscillazioni che egli ritiene fonte di creatività e di crescita psicologica.
Relativamente a Freud, è ancora da evidenziare che Corrao ha cercato di trovare una corrispondenza tra il pensiero freudiano e quello aristotelico, considerando la possibilità di mediare il diverso modo di intendere le passioni attraverso l’introduzione di un “sistema relazionale intersoggettivo”, ma, a mio avviso, questo è stato solo un suo tentativo di non distaccarsi nettamente dal modello freudiano,in quanto Corrao si distanzia comunque, sia dal punto di vista teorico che clinico, dalla Psicoanalisi classica, per volgersi verso un originale e creativo modo di considerare le passioni come qualcosa che, se da una parte altera gli equilibri e provoca degli sconvolgimenti interiori, dall’altra esprime in modo del tutto affascinante e veridico la complessità della natura umana e della psiche.
Alla creazione del “sistema relazionale intersoggettivo” Corrao è pervenuto anche attraverso l’analisi della teoria kleiniana delle “relazioni oggettuali”, grazie alla quale è stato possibile ampliare la prospettiva strettamente intrasoggettiva del modello pulsionale freudiano, anche attraverso l’introduzione del concetto di fantasia inconscia.
Dalla ricerca da me effettuata emerge che un notevole apporto al “modello relazionale intersoggettivo” viene in particolar modo anche dal pensiero di Bion, del quale Corrao ha apprezzato e condiviso l’originale lettura del concetto di passione inteso nel suo carattere relazionale. Proprio a partire dal modello bioniano degli “Oggetti Analitici”, Corrao ha introdotto il suo originale modello, nel quale ha innovativamente considerato gli affetti, le emozioni e le passioni, non solo come aspetti complementari a quelli più propriamente cognitivi, ma anche come dei veri e propri “modulatori cognitivi”.
Mi preme ancora rilevare il contributo teorico dato alla elaborazione della concezione della passione di Corrao da Green, grazie ai suoi studi sugli affetti, da lui ritenuti come <<rappresentanti della passione>> e, come tali, fondamentali nella vita emotiva sia intrasoggettiva che intersoggettiva.
Di Green, peraltro, Corrao ha condiviso anche la concezione del linguaggio come espressione della complessità degli affetti nei loro multiformi significati e quindi la stretta connessione tra linguaggio e affetto.
Infine, è da tenere presente che Corrao convalida la sua concezione della passione anche rivisitando i miti, nei quali ritrova una corrispondenza con l’idea che l’attraversamento delle passioni permette di raggiungere la conoscenza.
In conclusione, vorrei affermare che Corrao ha affrontato - in modo peculiare e del tutto innovativo rispetto alle precedenti trattazioni fattene in Psicoanalisi da altri autori- il tema delle passioni e, in una forma estremamente originale,ha introdotto anche nella pratica clinica una nuova prospettiva da cui considerarle, valorizzandole e creando la possibilità di esprimerle pur nei loro aspetti meno accettabili, per permetterne la pensabilità e, quindi, il superamento, ai fini di un miglioramento della qualità della vita psichica.
In sintesi, la passione è per Corrao un mezzo per sviluppare la conoscenza, richiesta di verità, ricerca e realizzazione di legame.
A conclusione, credo di poter dire che la ricerca effettuata mi ha consentito, non solo di ampliare gli orizzonti culturali, ma anche di maturare una maggiore apertura nel considerare la complessità della psiche umana, senza pregiudizi, uscendo dalla logica canonica ed aprendomi ad una logica dei possibili.
A Francesco Corrao debbo infine la disponibilità ad accettare di vivere appieno le mie passioni, senza negarle, senza averne paura, per potermene liberare e quindi arrivare a pensarle.
BIBLIOGRAFIA
Le opere di F. Corrao sono tenute presenti secondo la classificazione ufficiale curata da Teresa Corra pubblicata in Koinos Gruppo e funzione analitica, Anno XV, nn. 1-2 Gennaio-dicembre 1994.
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