PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

BIOPEDAGOGIA
di Francesco Saviano

Il termine BIOPEDAGOGIA (BP) sta ad indicare un settore della ricerca scientifica nato dall’interazionetra due campi delle scienze umane: quello della biologia e quello della pedagogia. Campi che negli ultimi decenni vanno sempre più integrandosi ed interagendo tra loro per conseguire un obiettivo comune che è quello di migliorare la formazione e lo sviluppo dell’individuo in età evolutiva.
Anche se la biologia si occupa dello studio delle caratteristichefisiche e comportamentali degli organismi viventi, (ma anche delle relazioni tra tali organismi e l’ambiente nel quale essi vivono,) e la pedagogia si occupadegli obiettivi e delle metodologie, rispettivamente, da perseguire e da utilizzare per conseguire nella scuola la formazione dei soggetti in età evolutiva, l’alleanza e l’integrazione tra queste due scienze ènecessaria perrendere più efficace il processo di formazione e di sviluppo dell’individuo soprattutto nelle fasi più delicate della sua crescita e della sua formazione.
Occuparsi di BP significa, perciò, non solo affrontare due argomenti in uno - quello di natura biologica e quello di natura pedagogica - ma significaoccuparsi anche di un argomento che è trasversale sia all’uno che all’altro campo disciplinare.
Oggetto di studio della BP è, infatti, sia la struttura bio-fisiologica dell'individuo sia la pedagogia, intesa come l’insieme degli approcci educativi più idonei ad instaurare delle relazioni sinergiche tra il soggetto da formare e il sistemadei saperi che si ritiene necessario proporgli e trasmettergli nell’arco della sua vita scolastica. Tale relazione è la risultante dell’incontro e dell’interdipendenza tra due nature: quellabiologico-ereditaria dell’individuo e quella pedagogico-ambientale formatasi sulla base degli stimoli provenienti dall’ambiente nel quale egli vive ed ai quali risponde secondo modalità e caratteristiche che sono proprie della sua natura biologica. L’approccio BP all’educazione consiste, per l’appunto, nell’impostare un itinerario formativo che tenga conto non solo dell’ambiente e dell’insieme dei saperi da lui ereditati, ma anche del suo patrimonio genetico che da tali saperi è stato, in qualche modo, influenzato.Benché le basi epistemologichedella biopedagogiasiano state poste negli anni Settanta del secolo scorso, tuttavia è possibile rinvenire tracce di BP in tutti quei pedagogisti (per la verità non proprio numerosi) che nel passato richiamarono con i loro scritti l’attenzione degli educatori sulla necessità di adattare i metodi educativi alle possibiltà psicofisiche dell’alunno, tenendo conto dell'ambiente in cui egli è vissuto e soprattuttodel patrimonio culturale da lui ereditato.Il più autorevole di tali pedagogisti può senz’altro essere considerato l’americano John Dewey, per l’importanza che egli conferì, da una parte, al rapporto mente-corpo, inteso come unità biopsichica inscindibile, dall’altra, al rapporto natura-ambiente sociale, inteso come condizione del formarsi dell’esperienza che lui considerò come elemento fondamentale della formazione dell’individuo.
Tuttavia, i pedagogisti che, a mio avviso, possono essere ritenuti i veri precursori della BP furono il belga O. Decroly e l’italiana M. Montessori (entrambi medici), i quali, estendendo ai bambini normodotati i metodi da loro creati per i bambini psicolabili, pervennero entrambi alla creazione di metodologie individualizzate che tenevano strettamente conto del rapporto corpo-mente-ambiente intesocome rapporto inscindibile tra i caratteri biopsichici dell’individuo e l’influenza che su tali caratteri possono esercitare i fattori ambientali.

4 gennaio 2008

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