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PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

DISCIPLINE
di Rossella Francesconi (1)

I saperi disciplinari nell’attuale società

In questi ultimi anni si assiste ad una profonda trasformazione della società che impone un ripensamento ed una riprogettazione dei suoi sistemi di vita, di lavoro e di conoscenza. Il passaggio da una economia basata sulla produzione e lo scambio di beni materiali ad una il cui oggetto sono i servizi, le informazioni e le idee ha assegnato alla conoscenza un ruolo fondamentale nella creazione dei valori. Il possesso di strumenti culturali è determinante per la crescita dell’individuo nella direzione di una promozione delle sue capacità progettuali e di autodeterminazione. Se la cultura diventa una riorganizzatore etico della modernità, occorre ripensare il tradizionale impianto della nostra cultura scolastica a partire dalle discipline. Il modello di scuola tradizionale fondava il suo assetto disciplinare sulla distinzione epistemologica tra discipline tecnico-scientifiche, orientate a un sapere obiettivo e universale, e scienze umane secondo quanto stabilito dalla Scuola storica tedesca della seconda metà dell’800.
Tale distinzione ha tuttavia perso progressivamente efficacia a seguito degli studi successivi che hanno modificato la specificità epistemologica dei due campi. Nel settore del sapere scientifico, a partire dal tardo ottocento, si è attuata una revisione del riconoscimento dello status sovraeminente della scienze derivante dalla visione galileiana-newtoniana: basti citarea questo proposito Popper, il quale nega l’esistenza di un criterio generale di verità ed il valore di assolutezza della scienza per arrivare ai nostri giorni, nei quali prevale il convincimento che il valore della scienza sia un dato insostituibile anche se consegue verità relative per i continui progressi delle ricerche. Nella realtà odierna la separazione delle discipline determina l’incapacità a cogliere la complessità, in quanto l’intelligenza che separa/fraziona la problematicità della realtà toglie la possibilità di comprensione e giudizio critico. A tal proposito Morin nell’individuare l’inadeguatezza di un sapere frazionato e nel ribadire una realtà caratterizzata dalla complessità dovuta all’aumento esponenziale degli strumenti tecnologici e del sapere, assegna alla scuola l’obiettivo di promuovere “una testa ben fatta”(2). L’insegnamento deve cioè promuovere l’attitudine ad affrontare i problemi attraverso principi organizzatori che contestualizzino ed interconnettano i saperi.
In questa ottica si muovono anche le tesi sostenute nel “Libro bianco su istruzione ed Europa” di E.Cresson(3), nel quale si afferma la necessità di potenziare la cultura ed il senso scientifico attraverso i mezzi di assimilazione dei valori dell’attività di ricerca.
La riflessione si deve dunque incentrare sullo status e sul valore delle discipline intese come contesti di crescita culturale per l’acquisizione di forme e strutture della conoscenza in un’ottica metadisciplinare e di integrazione. L’interconnessione delle conoscenze si basa sul principio sistemico secondo il quale la conoscenza delle parti si lega alla conoscenza del tutto e sul principio ologrammatico in cui la parte è compresa nel tutto ma anche il tutto è inscritto nella parte.
Una riflessione sulle discipline non può inoltre prescindere dalla definizione di che cosa significa apprendere.
Secondo lo strutturalismo di Bruner l’apprendimento è il risultato dell’interazione fra caratteristiche cognitive del discente e una serie di fattori antropici quali il contesto socio-culturale, le informazioni, i processi tecnologici, i linguaggi delle discipline utilizzati per rappresentare la realtà. Una disciplina è quindi strutturalmente portatrice di idee organizzatrici che permettono agli allievi un processo di acquisizione e sistemazione autonoma della mole di informazioni a cui nell’attuale società siamo sottoposti ad opera dei media e dei canali di accesso multimediale. L’acquisizione di idee organizzatrici determina perciò la crescita cognitiva attivando la motivazione, favorendo la memorizzazione e agevolando il transfert. Ogni sapere offre dunque all’intelligenza degli amplificatori che la potenziano.
L’obiettivo della formazione si sposta perciò dal piano preminente dei contenuti a quello delle strutture o nodi essenziali delle discipline per favorire la permeabilità e la reciproca interrelazione delle diverse materie di insegnamento con lo sviluppo delle competenze.
In Italia nel 1997 l’allora Ministro della Pubblica Istruzione promosse una azione di riflessione su questi temi istituendo una Commissione di 40 esperti presieduta da Roberto Maragliano. Partendo dalla constatazione che la sfide del terzo millennio si gioca tutta sul tema dello sviluppo delle risorse umane, la Commissione sottolineò l’importanza della crescita consapevole personale tramite un sistema integrato di istruzione fondato sul concetto di competenza e sulla integrazione delle conoscenze con i valori della democrazia. Il concetto di competenza ha dato luogo a un dibattito ricco con posizioni che ne hanno via via evidenziato gli aspetti costitutivi e le dimensioni fondamentali. Secondo la definizione di Boscolo la competenza si configura come l’insieme delle conoscenze, abilità, atteggiamenti che permettono all’individuo di operare produttivamente in contesti diversi. Implica dunque una triplice dimensione di natura cognitiva, come padronanza di conoscenze e concetti; di natura operativa, in quanto concernente abilità di azione; di natura affettiva, perché coinvolge convinzioni, atteggiamenti, motivazioni che ne determinano il valore personale. Focalizzare l’attenzione sulle competenze significa dunque ribadire la necessità di rivisitare i contenuti disciplinari e affermare l’importanza dell’interdisciplinarietà come metodo che garantisce l’unitarietà del sapere e la comprensione della realtà nel suo complesso. Se le discipline indicano l’insieme delle conoscenze aventi una struttura concettuale e metodologica di fondo, le competenze disciplinari non possono non derivare dagli statuti epistemologicispecifici di ciascuna. Frabboni individua tre tipi di competenze disciplinari:

Questa distinzione è utile per affrontare le strategie relative alla trasversalità delle discipline derivante dal bisogno di integrazione, raccordo ed intersezione tra i saperi. La trasversalità può sicuramente ricomporre la totalità delle conoscenze analitiche consentendo il recupero dell’unitarietàdel sapere tramite strategie didattiche che di seguito elenchiamo:

In sintesi, occorre mirare all’unità delle conoscenze secondo metodologie conoscitive trasversali, le uniche atte ad affrontare la complessità del mondo attuale.
Nella pratica di insegnamento si tratta di individuare unità di apprendimento su cui far convergere più insegnamenti partendo dalla definizione delle finalità comuni.

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(1) docente di Lettere nella Scuola Secondaria di Primo Grado.
(2) MORIN E., La testa ben fatta – Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2000.
(3) Cresson E. Insegnare e apprendere: verso la società conoscitiva, Unione europea, Bruxelles, 1995.

3 gennaio 2008

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