PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA |
BURN OUT
di Rossella Francesconi
La scuola ed il fenomeno del burn out
Il burn out comprende una serie di comportamenti, quali l’affaticamento, il logoramento e l’improduttività lavorativa che possono insorgere tra gli operatori che lavorano nelle helping professions per uno squilibrio tra richieste legate al proprio ruolo, risorse disponibili e risultati ottenuti. All’insorgenza del burn out concorrono processi multifattoriali riguardanti la sfera personale, fattori socio-ambientali inerenti il ruolo sociale del lavoro svolto e componenti legate alla sfera organizzativa dell’ambiente in cui si opera. Dalle ricerche effettuate si è evidenziato che i fattori ambientali hanno una incidenza maggiore sulla evoluzione della sindrome per cui sembrerebbe più opportuno definirla una patologia ambientale che si riverbera su fattori individuali indeboliti. Individuato quindi come componente di rischio per tutte le professioni di natura assistenziale e sociale, il fenomeno ha ancora una scarsa visibilità e considerazione, perché il riconoscerne l’esistenza andrebbe ad infrangere la fiducia nel ruolo sociale della professione svolta. Associare il burn out al “pianeta scuola” è ancora più rischioso perché sostanzialmente le attenzioni e le analisi sono da sempre state incentrate sull’utenza, cioè sui ragazzi e non a torto, in quanto l’istituzione scolastica con i suoi operatori ha l’importante compito di formare le nuove generazioni. L’alunno è stato sempre al centro della riflessione pedagogica e psicologica, mentre l’educatore ha assunto il ruolo di formatore in grado di sopperire “sempre” alla sua funzione, grazie ad una competenza professionale capace di commisurare la propria azione all’importanza del compito assegnato. Riconoscere dunque la presenza di un disagioe di un affaticamento psico-fisico nell’insegnante significa capovolgere questa prospettiva allargando il campo usuale d’indagine ed andando ad incrementare ulteriormente i tanti problemi che attualmente investono la scuola.
In realtà, il disagio della scuola è un fenomeno i cui elementi si esplicitano nel senso di “fatica” e impotenza rispetto ad un ruolo sociale costantemente penalizzato dalle politiche spesso contraddittorie del potere politico e da una società carente di valori civici. Compito dunque ingrato quello della scuola, perché una corretta formazione si realizza solo attraverso la condivisione di obiettivi e la sinergia tra i diversi attori del processo educativo (genitori, scuola, extrascuola, mass media ecc. . ) ed ancora più ingrato se la scuola non viene dotata di risorse adeguate ad affrontare i problemi di tale complessità. In questa situazione si muove l’insegnante, il quale si trova ad affrontare situazioni al limite rispetto alle dinamiche specifiche della propria professionalità. Quali dunque le variabili che possono mettere in crisi l’equilibrio psico-fisico del docente. Innanzitutto la gestione disciplinare delle classi dove i comportamenti di disturbo di studenti con atteggiamenti oppositivi, impertinenti e antisociali rendono il clima pesante. Ma anche la scarsa collaborazione, se non vera e propria conflittualità, con le famiglie; per non dimenticare poi la presenza nel medesimo contesto classe di problematiche legate alla diversità ed all’inserimento di alunni extracomunitari. Tutti aspetti che concorrono ad alimentare sempre più il senso di inadeguatezza, di frustrazione rispetto alle aspettative che l’operatore aveva rispetto al proprio compito professionale, anche perché non adeguatamente supportatodall’organizzazione scolastica complessiva. Nonostante la complessità delle situazioni non è tuttavia accettabile continuare a sottovalutare tale problema. Occorre sicuramente attivare azioni per delineare l’entità del fenomeno, ma anche su questo piano meramente conoscitivo si rilevano carenze sostanziali. Le indagini, quando svolte, si limitano a questionari di autovalutazione d’istituto che relativamente agli insegnanti si incentrano solo su indici di gradimento in merito a fattori generici di qualità di erogazione del servizio scolastico. Una ipotesi di intervento deve dunque partire da una indagine conoscitiva che delinei, in primo luogo, la presenza del fenomeno (a tal fine esistono dei questionari ad hoc), successivamente sono da adottare azioni che promuovano qualità di relazioni e benessere psicosociale nel contesto di lavoro come nell’esempio che segue:
AZIONI RELATIVE ALLA SFERA PERSONALE
AZIONI RELATIVE ALL’ORGANIZZAZIONE NEL SUO INSIEME:
E’ possibile infine citare undecalogo di strategie che gli esperti clinici suggeriscono agli insegnanti per assumere atteggiamenti di prevenzione nei confronti dello stress lavorativo:
20 novembre 2007
|
|