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PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

ISTRUZIONE O EDUCAZIONE?
di Giuseppe Fallacara

Questo è il problema!Il tema istruzione-educazione è uno dei luoghi fondamentali della discussione pedagogica contemporanea e rappresenta un passaggio ineludibile nella costruzione di una valida e coerente teoria della scuola. La scuola non può non istruire ma, in base alle modalità con le quali lo fa, immediatamente essa anche educa. Il rapporto istruzione-educazione ha acquistato rilevanza nel dibattito pedagogico nell’età moderna, da quando cioè innovazioni e cambiamenti di tipo democratico e progressista hanno attraversato la società. Una sua composizione è reperibile nel pensiero pedagogico di Pestalozzi con l’educazione della mente, della mano e del cuore, cioè nell’educare al pensiero critico e alla visione scientifica delle cose, alle abilità manuali e ai sentimenti, all’aspetto etico-religioso, per giungere, tramite tale percorso educativo, alla libertà interiore e realizzare così la vera essenza umana. Pestalozzi puntava alla formazione integrale attraverso l’educazione di tutte le facoltà umane.

Dewey affronta tale rapporto, invece, auspicando una scuola collegata alla società e che abbia come strutturante di conoscenze l’esperienza con le sue difficoltà e problemi, perché di fronte ad essi la mente umana si attiva superandoli e risolvendoli e, nel contempo, acquisisce abilità, capacità e atteggiamenti sia di ordine cognitivo sia di ordine socio-emotivo. Collegando la scuola alla società e ponendo al centro di essa l’alunno attivo, si potranno impostare metodologie e perseguire obiettivi adeguati alla società reale, formando così un uomo critico e protagonista consapevole di tale società. Anche Bruner affronta tale tema e vuole fornire al soggetto in formazione, futuro uomo e cittadino di una realtà sociale e civile in continua trasformazione, attraverso un approccio intenzionale e sistematico, che solo la scuola può dare, i vari linguaggi dei saperi e delle conoscenze, le tecniche d’indagine e gli strumenti, le metodologie e le strutture logiche e tutto ciò che potrà essere utile a gestire da protagonista il mutamento sociale. La rivoluzione copernicana operata da Dewey, il fanciullo attivo al centro dell’educazione, è stata la molla di altre ricerche in campo pedagogico e psicologico, fra queste una delle più importanti è stata la ricerca di Piaget sulla teoria dello sviluppo dell’intelligenza del bambino, che ha sollevato il problema della congruenza tra l’ insegnamento e l’apprendimento e la decisiva importanza nello sviluppo intellettuale dei rapporti sociali. Verso l’integrazione sociale, cioè nella ricerca di socializzazione e nell’azione intenzionale verso l’ impegno democratico (far pratica per apprendere) era indirizzata la scuola di Kilpatrick, per il quale era fondamentale la conoscenza della psicologia del fanciullo per comprenderne le motivazioni e gli interessi. La ricerca attuale si sta orientando sempre più, in una composizione eclettica delle varie teorie pedagogiche e psicologiche, verso la conoscenza degli stili cognitivi e dei ritmi di apprendimento dell’ allievo, individuandone la diversità e collegando l’apprendimento all’ acquisizione di strutture mentali e di schemi concettuali rivenienti da un continuo processo di elaborazione dell’esperienza. Soprattutto dalla scuola anglosassone, poi, vengono proposte modalità operative, attraverso le quali si può realizzare la formazione integrale dell’ alunno, per es. classi aperte, team teaching, scuola senza classi e con solo laboratorio e così via. Nel corso della storia della nostra scuola, a proposito del rapporto istruzione-educazione, si è visto, quasi alternativamente, un prevalere o dell’orientamento “istruttivo” o di quello “educativo”: si vedano le varie riforme nella scuola di base e delle sperimentazioni nella superiore, una per tutte, i programmi Brocca con le sue applicazioni e sperimentazioni. Nella scuola d’oggi, istruzione e educazione vivono un rapporto da “separati in casa”, senza giungere peraltro ad esiti dicotomici. Tale “separazione” si sostanzia nel rapporto curricolo-progetto, informazione-formazione, lezione-modulo, antimeridiano-pomeridiano e così via. Tale situazione è scaturita dalle varie innovazioni che la scuola ha visto: autonomia scolastica, POF, Fondo d’istituto, Fondi europei e simili. Questo ha portato o dovrebbe portare tutti gli operatori della scuola a “rivisitare” le proprie competenze, a cambiare alcune e superare altre: il dibattito è aperto e necessario. A tal proposito, una riflessione sul lavorare per progetti sembra utile, se esso “attiva negli allievi la capacità di conoscere le proprie attitudini, risolvere problemi, reperire informazioni e in ultima analisi a pianificare il proprio futuro.”e se tra i suoi principi fondamentali pone “una attenta consapevolezza dell’ambiente socio- economico e culturale in cui dobbiamo operare, e quindi dei bisogni dei ragazzi, dei loro interessi, delle loro problematiche, della specifica realtà del territorio al fine di interagire con esso” (Carboni-Peretti) e evidente che un’integrazione forte fra curricolo e progetto, fra istruzione e educazione riporterebbe la scuola ad una centralità nel sistema formativo che, ormai da tempo, è in forte crisi a favore di tutte quelle cosiddette agenzie formative extrascolastiche che alla fin fine risultano anche “cattive maestre”.

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