PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

STARNET: UNA RETE DI STELLE NELLA SCUOLA DELL’AUTONOMIA
di Umberto Tenuta

La valorizzazione delle competenze specifiche dei singoli docenti ed operatori scolastici tutti

Nella scuola ha regnato l'isolamento e la competizione, tra gli alunni e tra i docenti, ma ha regnato soprattutto un atteggiamento esecutivo.
I docenti sono stati considerati sin dall'istituzione della scuola statale con la legge Casati del 1859 come esecutori di programmi didattici e di disposizioni impartite dall'alto.
Ora la situazione è cambiata, soprattutto con la scuola di cui al Regolamento dell'autonomia scolastica.
Non ci sono più i programmi didattici, nei quali, oltre agli obiettivi formativi, sono indicate anche le prescrizione didattiche.
Nel Regolamento dell'autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 dominano due principi fondamentali, quello dellaflessibilitàdell’organizzazione educativa e didatticae quello dellaricerca e sperimentazioneche attengono rispettivamente all'organizzazione e all'azione educativa e didattica.
Le forme dell'organizzazione didattica (classi, gruppi di alunni, gruppi docenti, distribuzione del programma, tempi delle attività didattiche ecc.) e le modalità della attività didattica sono lasciate alla libera scelta dei docenti, seppure nel rispetto dei principi della responsabilità e della centralità degli alunni, a ciascuno dei quali deve essere assicurato ilsuccesso formativo , nel rispetto della propria identità personale, sociale e culturale (riconoscimento e valorizzazione delle diversità).
In tale prospettiva ai docenti viene riconosciuta l'autonomia di ricerca e di sperimentazione, perché l'organizzazione e l'azione educativa e didattica sono il frutto di una continua attività di ricerca e di sperimentazione.
Più avanzate e profonde competenze si richiedono ai docenti ed agli altri operatori scolastici, alle quali nessuno può far fronte da solo.
Negli anni '80 si è svolto una ampio dibattito sul docente tuttologo. E sembrava che tutti fossero d'accordo: il docente non può essere tuttologo.
Ne è nata lapluralità dei docenti: i tre docenti della scuola elementare. C'erano già i due docenti della scuola dell'infanzia ei diversi docenti della scuola secondaria.
Lapluralità dei docenti della scuola elementare è stata però contraddetta nella stessa legge 148/1990 dalla“opportuna rotazione”e dal docente prevalente.
Orasembra che nella scuola elementare si voglia ritornare al docente prevalente, anche se non si escludono interventi da parte di docenti forniti di specifiche competenze.
In questa sede non intendiamo affrontare la problematica della pluralità dei docenti nella scuola elementare ed anche nella scuola dell'infanzia, alla quale pluralità, lo dichiariamo apertamente, siamo favorevoli.
In merito intendiamo ribadire che in una civiltà in rapida trasformazione, quale quella nella quale viviamo, il docente tuttologo è un anacronismo: nessun docente può essere esperto di tutto.
E, siccome per assicurare il successo formativo e per garantirlo a tutti i singoli alunni, sono necessarie elevate competenze sul piano organizzativo, metodologico-didattico, relazionale, disciplinare, occorre necessariamente far riferimento agli esperti: esperti dentro e fuori della scuola.
Le funzioni obiettivosono state una iniziativa che si muoveva in questa direzione.
Mariteniamo che, oltre alle difficoltà incontrate soprattutto sul piano relazionale con i colleghi, lefunzioni obiettivosiano inadeguate.
La nuova scuola, la scuola dell'autonomia, la scuola della flessibilità, la scuola del successo formativo garantito a tutti gli alunni, richiede una somma di competenze che solo il lavoro di gruppo (cooperative learning[i] può assicurare.
È in tale prospettiva che noi pensiamo alla scuola, secondo lo spirito di Decreti delegati del 1974, come ad una comunità (“comunità scolastica”), nella quale ciascun operatore scolastico offre il suo specifico contributo, frutto di una competenza elevata, approfondita, ricca, che nessun operatore scolastico può assommare in sé.
In tale prospettiva, pensiamo ad un dirigente scolastico che all'inizio dell'anno scolastico chiede agli operatori scolastici tutti quali siano le loro propensioni: non tanto le loro competenze, quanto i loro interessi, le loro predilezioni, le loro propensioni, le loro preferenze.
Ogni operatore scolastico fa la propria autoanalisi, magari con un apposito strumento, e la mette a disposizione del dirigente scolastico che la utilizza su due piani:
a) da una parte, il dirigente scolastico promuove le condizioni perché ogni operatore scolastico possa coltivare, approfondire, arricchire le sue competenze preferite;
b) dall'altra, il dirigente scolastico valorizza le specifiche competenze dei singoli operatori.
È questo, in fondo, lo spirito della metodologia didattica delTeam teaching[ii].
Le competenze specifiche dei singoli operatori scolastici vanno utilizzate non tanto nella fase esecutiva quanto nella fase progettuale.
Ad esempio, non tutti i docenti possono essere in possesso delle elevate competenze informatiche, ma ci sono alcuni docenti che possono fornire consulenza ed assistenza ai colleghi su tale problematica.
Ogni operatore scolastico ha le sue specifiche, ricche, approfondite competenze, sulle quali offre assistenza ai colleghi.
Tutti sanno chi è l'esperto dell'educazione musicale, l'esperto dell'educazione matematica, l’esperto dell’educazione scientifica, l’esperto dell'educazione linguistica, l'esperto del lavoro di gruppo ecc. A questi operatori scolastici gli altri si rivolgono per avere consulenza ed assistenza nel proprio lavoro.
Ogni operatore è un esperto, una star e la scuola si configura come una rete di esperti (starnet).
Ogni operatore scolastico si sente valorizzato nelle sue competenze e incoraggiato a coltivarle, ma le mette a disposizione di tutti.
In questo modo si eleva la competenza complessiva di cui tutti gli operatori scolastici possono avvalersi e mettere a disposizione dei singoli alunni.
Non si verificherà più quello che si verificava nella scuola dell'isolamento, nella quale gli alunni potevano vantarsi di avere il migliore docente di matematica, ma non di storia.
Tutti gli alunni si avvantaggiano della somma complessiva di tutte le competenze eccelse che sono presenti nella scuola.
Una rete di stelle: starnet!.

Dentro la scuola, ma anche fuori della scuola, perché la rete si apre, si estende alle altre scuole del territorio locale, nazionale e mondiale.
Ed i vantaggi di una tale organizzazione non sono solo quelli di cui possono godere gli utenti della scuola, ma anche quelli dei singoli operatori scolastici che si sentiranno riconosciuti e valorizzati nelle loro specifiche competenze: questo è un elemento che non è di poco conto in una organizzazione efficace ed efficiente, nella prospettiva della qualità della scuola, che si fonda anche sul benessere dei singoli operatori scolastici.
Mettere tutti gli operatori scolastici nella condizione di coltivare le competenze preferite e di metterle a disposizione dei colleghi tutti non è cosa di poco conto.
Al riguardo, intendiamo precisare che le competenze alle quale facciamo riferimento sono le più diverse e comprendono comunque anche quelle di carattere amministrativo, perché riteniamo che attivitàamministrativa e attività didattica si vadano sempre più integrando nella scuola, con reciproco vantaggio del personale amministrativo e del personale docente[iii].

Nel grafico allegato abbiamo rappresentato gli operatori scolastici con un cerchio centrale che indica le sue competenze predilette e con corone circolari che indicano le altre competenze più o meno consistenti di cui ciascuno è sempre fornito.
Ogni docente ha le sue predilezioni, anche nell’ambito della stessa disciplina.
Occorre coltivare le propensioni, le predilezioni, gli amori, perché lo studio[iv] è amore: filosofia[v]!

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[i]In merito cfr.: JOHNSON, D.W. ET AL., Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVOC. (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995;. LIGORIO M.B., Apprendimento e collaborazione in ambienti di Realtà Virtuale. Teoria, metodi, tecniche ed esperienze, Garamond, Roma 2002
[ii] )La “filosofia” del Team teaching, metodologia del lavoro di gruppo dei docenti, è così espressa da BAIR e WOODWARD: ”preparare un orario in modo tale che l’insegnante più adatto si trovi nell’aula giusta, con il materiale più opportuno, al momento opportuno, per il ragazzo o per il gruppo di ragazzi che possano trarne il massimo beneficio”(BAIR M., WOODWARD R.G., La pratica del team teaching, Loescher, Torino, 1973, p.36).
[iii] ) In merito cfr.: TENUTA U., Integrazione dell’attività didattica e dell’attività amministrativa, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
[iv]Studium" in latino significa anche "passione, desiderio, impulso interiore".
[v] Appunto: “amore del sapere”!