PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

 

QUALITA' DEL SERVIZIO SCOLASTICO: ESIGENZA PRIMARIA
di Umberto Tenuta

Il diritto dei genitori alla scelta della scuola come garanzia di un sistema scolastico democratico e di qualità

“I tuoi figli non sono figli tuoi, sono i figli e le figlie della vita stessa. Tu li metti al mondo, ma non li crei. Sono vicini a te, ma non sono cosa tua. Puoi dar loro tutto il tuo amore, non le tue idee, perché essi hanno le loro proprie idee”. (Kahlil Gibran)

Gli esseri umani sono titolari del diritto soggettivo alla propria autonomia: non appartengono a chi li genera ma a se stessi.
Come dice il poeta indiano “I tuoi figli non sono figli tuoi”.
Il diritto alla propria educazione, alla propria formazione umana, alla propria realizzazione come un uomo, come cittadino, come lavoratore spetta al figlio: solo in funzione vicaria, fino a quando il figlio non diventa capace di decidere da solo, i genitori hanno il diritto e il dovere di educarlo. Poi questo diritto viene meno e passa nelle mani del figli, della persona umana, che decide del suo destino.
La Costituzione sancisce che i genitori, in funzione vicaria, hanno il dovere e il diritto di educare ed istruire i propri figli; hanno il dovere di educare, per soddisfare il diritto dei figli a crescere, a formarsi, a divenire autonomi, esseri umani; hanno anche il diritto di educare perché questo diritto non può essere riservato a nessun’altra persona, nemmeno allo Stato.
Lo Stato ha il diritto di pretendere che i bambini siano educati, ma non ha il diritto di educare secondo le sue finalità ed i suoi criteri.
Abbiamo sperimentato troppo bene, e purtroppo abbiamo dimenticate troppo presto, a che cosa porta uno Stato che riserva a sé il diritto di educare.
Peraltro, il diritto di educare non spetta nemmeno ai docenti: i docenti sono i tecnici dei processi educativi, ma non spetta ad essi stabilirne le mete e le modalità di attuazione, nemmeno nel nome della libertà di insegnamento, che significa altra cosa.
Se vado dal falegname per farmi costruire un armadio, gli dico la lunghezza, la larghezza, la profondità, la qualità e lo spessore del legno, le decorazioni, il colore, la struttura interna…
Lascio al falegname solo l'aspetto tecnico, le modalità di realizzazione del mio progetto.
Col falegname posso anche discutere sulle eventuali difficoltà tecniche, ma il progetto rimane quello che io, seppure con la consulenza del falegname, ho elaborato.

Perché io posso decidere il progetto del mobile e non potrei decidere il progetto educativo di mio figlio, fino a quando questi non diventa capace di decidere da solo?

È questo il fondamento della scelta da parte dei genitori delle scuole cui inviare i propri figli.
I genitori devono avere il diritto e la possibilità di fare educare i figli nelle scuole che essi scelgono perché corrispondono alle loro esigenze educative.
Nel REGOLAMENTO DELL’AUTONOMIA SCOLASTICA di cui al D.P.R. 275/1999, si fa insistente richiamo alle esigenze espresse dai genitori ed il Piano dell'offerta formativa deve essere elaborato, tenendo presenti gli obiettivi formativi nazionali e regionali, solo dopo aver sentito le esigenze dei genitori, oltre che degli enti locali.
Stato ed Enti locali hanno il diritto di pretendere che i bambini diventino cittadini responsabili, formati sul piano della convivenza democratica ed anche sul piano delle capacità lavorative, perché non possono pesare sulla comunità nazionale e locale (“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”(art. 3 Cost.).
Ma i diritti dello Stato, compresi quelli degli enti locali, non possono andare oltre.
È questo il significato della scuola autonoma, che è una scuola paritaria, una scuola che si pone sullo stesso piano delle altre scuole paritarie, senza alcun diritto in più.
Logica vorrebbe che ai genitori fossero dati, non i contributi, ma i buoni educativi, da spendere nelle scuole che ritengano più adeguate alle loro esigenze, siano esse le scuole statali, siano esse le scuole private paritarie: i genitori dovrebbero avere piena libertà di scelta spendendo i loro buoni educativi dove ritengano più opportuno.
Questo comporta, per la scuola statale, la piena autonomia, ma anche la piena responsabilità: se la scuola statale rimane senza alunni, chiude i suoi battenti ed i suoi operatori scolastici (dirigenti, docenti, personale ATA ecc.) perdono il posto, come avviene quando l'azienda automobilistica fallisce.
Non avremo crescita della scuola statale fino a quando sarà garantito il posto di lavoro, attraverso il trasferimento, anche a coloro che per la loro inefficienza educativa e didattica sono rimasti senza "clienti".
Parliamoci chiaro: quali motivi hanno oggi gli operatori scolastici tutti a migliorare la qualità della loro formazione professionale nel momento in cui questa non incide minimamente sulla conservazione del posto di lavoro?
Una dimostrazione lampante è l'assenza di un sistema formativo efficace. Oggi non esiste un sistema formativo efficace: nessuno assicura le condizioni perché il docente di Matematica, laureato con 110 e lode perché bravissimo conoscitore della sua materia, sappia farla apprendere ai propri alunni.
Ma forse la testimonianza più lampante è data dalla constatazione che nelle scuole secondarie esistono appositi docenti di educazione motoria e di educazione musicale e che fuori della scuola fioriscono agenzie di formazione motoria e di formazione musicale, che la scuola non riesce ad assicurare perché nella scuola non si apprende la musica (ascoltare, comprendere e fare musica) e perché nella scuola non si apprende a muoversi, a danzare, a prendersi cura del proprio corpo.
Certamente, non per responsabilità dei docenti di educazione motoria e di educazione musicale, ai quali non si offrono le possibilità di curare la loro formazione metodologico-didattica.
Parimenti avviene per la formazione matematica, scientifica, storica, geografica, filosofica, linguistiche ecc.
Gli IRRSAE non sono riusciti a creare una rete di centri di formazione che curassero la formazione disciplinare, didattica, relazionale, organizzativa dei docenti delle singole discipline.
E ancora oggi si continua con le iniziative calate dall'alto, quali sono, ad esempio, anche quelle di FORTIC, ignorando che solo la promozione di centri di formazione locali promossi e gestiti dalle scuole, attraverso la costituzione di reti per la formazione (FORMANET)(1) potrebbero assicurare ai docenti delle varie discipline la possibilità della loro formazione sul piano, non solo dei contenuti, ma anche delle metodologie, delle tecnologie, dell'organizzazione e della relazionalità.
Nel Regolamento dell'autonomia scolastica è prevista questa possibilità, ma purtroppo non è affatto sollecitata, promossa, incentivata.
L'Amministrazione scolastica continua a gestire dall'alto la formazione: il risultato è che il docente di Musica, il docente di Matematica, il docente di Storia ecc. che vogliano approfondire le loro competenze didattiche, relazionali, organizzative e relazionali non hanno a disposizione gli strumenti necessari, se non ricorrendo alle iniziative private, alle riviste didattiche, ai libri che debbono pagarsi di tasca propria.
La scuola dell'autonomia sarà tale solo quando sarà abolito il valore legale del titolo di studio e quando le famiglie riceveranno il buono formativo e quando tutte le scuole, statali o paritarie, saranno messe nella condizione, non solo di organizzarsi autonomamente, senza vincoli (docenti tutor compresi, ovvero esclusi!), ma anche nella condizione di chiudere i battenti se non riescono ad assicurare un'offerta formativa che soddisfi pienamente gli utenti sul piano della qualità, e non del rilascio di un titolo di studio che vale solo nell'Amministrazione statale, perché ormai le aziende private non lo prendono più in considerazione.

È increscioso fare un tale discorso, ma in fondo è l'unico discorso democratico e rispondente alle esigenze dei cittadini.
È un discorso democratico, perché limita ogni forma di autoritarismo, compreso quello statale. Risulta incomprensibile collocarsi in una prospettiva democratica e sostenere il primato delle scuole statali.
Ma quello che stiamo facendo è anche un discorso rispondente alle effettive esigenze dei cittadini, perché fa venir meno i consolidati diritti delle caste professionali e soddisfa le esigenze della totalità dei cittadini, compresi di quelli che appartengono alle caste, perché anch’essi sono padri e madri interessati ad assicurare le migliori opportunità formative ai propri figli.
Assicurare la presenza di una scuola che garantisce a tutti i giovani le migliori opportunità formative è nell'interesse di tutti, compresi gli operatori scolastici.
Sarebbe un’imperdonabile miopia non riuscire a guardare in faccia la realtà, affannandosi a recriminare su scuole statali e scuole paritarie, sul tempo corto e sul tempo pieno, sul docente tutor e sui team docenti, su età di ingresso nella scuola dell'infanzia o nella scuola primaria.
C'è un solo problema: è la piena formazione della persona umana (“pieno sviluppo della persona umana”) che la Repubblica deve garantire ad ogni cittadino e che può garantire solo creando le condizioni perché l'offerta formativa sia caratterizzata dalla più elevata qualità.
Cessino, perciò, le diatribe di parte e si discuta solo della qualità dei processi formativi, che è il bene comune, garante degli interessi degli utenti del servizio scolastico, ma garante anche degli interessi degli operatori scolastici, messi finalmente nella condizione di operare in piena autonomia e di vedere riconosciuti, non solo dal Governo, ma anche dalla comunità nazionale tutta, i loro sacrosanti diritti, su tutti i piani.
La Riforma della scuola, che è ineludibile e non può essere ulteriormente rinviata, non è né la Riforma Berlinguer, né la Riforma Moratti: è la Riforma che garantisce a tutti gli alunni il successo formativo, inteso come piena formazione della persona umana (“pieno sviluppo della persona umana”)(Art. 3, Cost.).
Non ci vuole molto a comprendere che il successo formativo non si assicura con le riforme di struttura, ma solo elevando la qualità dei processi formativi attraverso il miglioramento delle competenze professionali degli operatori scolastici di cui nessuno finora si è preoccupato seriamente promuovendo la costituzione in rete di centri territoriali di aggiornamento sui contenuti e sulle metodologie educativo-didattiche delle singole discipline, oltre che sulle problematiche organizzative e relazionali della scuola.

NOTE
TENUTA U., Aggiornamento, Problema Irrisolto-Come assicurare un sistema efficace di aggiornamento attraverso reti di scuole (FORMANET); TENUTA U., Aggiornamento: docenti in rete-l'aggiornamentio dei docenti attraverso la costituzione di una rete; TENUTA U., Aggiornamento: la bugia dell’aggiornamento
in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/ ; TENUTA U., Una rete per l’aggiornamento, in METODOLOGIA E DIDATTICA: http://www.edscuola.com/archivio/didattica/
(ORGANIZZAZIONE); ; TENUTA U., Reti per l’aggiornamento (FORMANET), in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, III, pp.419ss.