PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA |
PROFESSIONISTA RIFLESSIVO
di Umberto Landi
L’epistemologia della pratica tra hidden pedagogie e teorizzazione pedagogica
Vent’anni fa (1983), Donald Schon - professore al Massachussetts Institute of Technology – diede alle stampe The Reflexive Practioner che solo dieci anni dopo è stato tradotto nella nostra lingua e pubblicato dalle Edizioni Dedalo di Bari, impreziosito da una lunga Introduzione all’edizione italiana che contiene non solo ‘il succo dell’opera’ ma anche momenti ulteriori di indagine sviluppati dall’Autore nei dieci anni intercorsi.
Il sottotitolo Per una nuova epistemologia della pratica professionale è anch’esso assai utile per orientare il lettore sul contenuto e sul taglio di questo interessantissimo ‘resoconto di ricerche’.
Schon per molti anni ha svolto attività di ricerca e consulenza in ambiti produttivi diversi dal mondo della scuola. E anche in questo lavoro non tiene presente in modo specifico l’ambito scolastico. Ma le sue riflessioni e proposte sembrano senz’altro utilizzabili per rendere più efficaci i processi organizzativi e le azioni didattico-educative all’interno della scuola. In particolare sembrano utilizzabili proficuamente ai fini dello sviluppo professionale, dell’apprendimento organizzativo, del miglioramento continuo e automotivato .
Senza troppe forzature, con riferimento alle specifiche competenze professionali dei docenti e al loro non facile lavoro – mi sembra perciò che le riflessioni e le proposte di Schon si possano collocare tra ‘hidden pedagogie’ (*) e processi di teorizzazione, nel senso che la ‘riflessione sull’azione mentre essa si svolge’ può essere un modo efficace per attivare processi incrementativi dei livelli di consapevolezza, di decisionalità e di responsabilità professionale che oggi rappresentano gli obiettivi più apprezzabili – e realisticamente perseguibili – dei percorsi di formazione in servizio o – come più opportunamente si va affermando negli ultimi anni – di ‘sviluppo professionale’.
E’ per tali motivi che da alcuni anni quest’opera di Schon viene sempre più segnalata anche per le iniziative di formazione in servizio dei docenti. In particolare è stata segnalata per i percorsi formativi dei docenti incaricati di F.O., appena il ‘gruppo nazionale di coordinamento’ (2000) avviò la formazione di tali docenti.
E l’Autore - che sa di non aver mai scritto direttamente per gli operatori scolastici - nota con soddisfazione che ‘ gli insegnanti… hanno fatto frequentemente uso dei miei scritti’ .
Ma chi è il ‘professionista riflessivo’ ?
Il professionista riflessivo (P.R.) è colui che nell’agire professionale si pone come ricercatore, e – grazie a tale atteggiamento – accresce conoscenze e competenze riflettendo nel/sul suo agire professionale. In tal senso il P.R. rappresenta un’ipotesi e una scommessa per docenti e dirigenti che, nelle scuole autonome specialmente, possono/dovrebbero assumere il profilo e lo stile operativo di un professionista che riflette sull’azione mentre essa si svolge (**)
L’autonomia delle Istituzioni scolastiche, si sa, ha contribuito a far sì che dirigenti e docenti si considerino e si comportino, sempre più, non solo o non tanto come ‘utenti di conoscenze fornite dal centro’ ma anche e soprattutto come ‘generatori di conoscenze’ ossia produttori di teorie, di ipotesi, di soluzioni organizzative non prefigurate, e non prefigurabili, ‘ dall’alto o altrove’. Speculare a questa valorizzazione dell’azione mi sembra un pensiero di Bateson ‘talvolta ( spesso nel campo scientifico e sempre in quello artistico) non ci si rende conto di quali siano i problemi se non dopo averli risolti.’ (Verso un’ecologia della mente, 1990, pag. 293)
Nel nostro Paese, e nel campo della riflessione socio-pedagogica e organizzativa, tracce di attenzione a questa diversa concezione e interessante prospettiva del lavoro degli operatori scolastici – e in particolare dei docenti – si trovano in diversi Autori, tra cui Elio Damiano che, in più occasioni, ha ribadito che la ‘pratica’ non è il momento applicativo della ‘teoria’ ma un altro processo conoscitivo/operativo, con una sua specificità e un suo valore originario. Anche il prof. Acone, recentemente si è soffermato sul non facile nesso tra ricerca sperimentale e processi di teorizzazione (***).
Ma, sia chiaro, Schon non propone una ‘ mistica della competenza pratica’ ( o dell’arroganza dei ‘praticoni senza teorie’) Semplicemente sollecita e promuove il superamento della dicotomia tra ‘conoscenza forte’ ( della scienza e del sapere) e ‘conoscenza debole’ (dell’abilità artistica, della pratica e della semplice opinione) e lo fa in modo molto chiaro e deciso: ‘Molti dei problemi che preoccupano i ricercatori in ambiente accademico sono ugualmente importanti per i professionisti nel loro ruolo di indagatori riflessivi’
Schon riconosce di avere preso spunto, inizialmente - ( ai tempi della sua tesi di laurea) da alcune idee di J. Dewey ( a proposito di indagine, ricerca ecc.). Poi intraprese ‘una carriera nel sociale’, facendo consulenza in diversi settori, e dopo circa venti anni, ritornò all’Università (MIT) dove subì “ l’influenza di un individuo notevole, anche se non celebrato” Raimond Haianer… “ un chimico fisico… fortemente conscio del ruolo dell’incertezza sia nella pratica della ricerca sia nei processi di innovazione”
In sintesi, perché si possa attivare il modo di essere del ‘professionista riflessivo’ Schon propone:
a) riflessione nel corso dell’azione ( = conoscere nel corso dell’azione e attraverso l’azione)
b) conversazione riflessiva con la situazione
c) pratica riflessiva
Una particolare prospettiva di utilizzazione nelle istituzioni scolastiche autonome sembra derivare da queste notazioni da cui si intuisce anche che il profilo del professionista riflessivo si proietta all’interno di contesti (quali appunto quelli delle istituzioni scolastiche) in cui l’azione e l’impegno del singolo si sviluppano in un sistema di obiettivi e di relazioni fortemente interdipendenti:
‘ l’idea di pratica riflessiva si intreccia con quella di apprendimento organizzativo’; ‘apprendimento organizzativo e … pratica riflessiva sono complementari’ ( pag. 19)
In altre parole, il ‘docente-professionista riflessivo’ diventa una ‘ipotesi’ più realistica e praticabile – e meno sofferta – all’interno di una scuola che in modo chiaro e determinato cerca di farsi ‘ambiente organizzato di apprendimento’ non solo per gli alunni ma anche per i docenti. Non a caso negli ultimi anni, anche in sede di formazione e di negoziazioni sindacali si è andato affermando il convincimento che le scuole – da sole, in rete o in centri territoriali - possano e debbano diventare luoghi di sviluppo professionale , una prospettiva diversa e più articolata rispetto a quelle di ‘aggiornamento e formazione in servizio’.
Le proposte di Schon potrebbero essere anche un modo per far ‘emergere le teorie implicite’ di cui molti docenti sono portatori e per conseguire sempre maggiori livelli di padronanza e di consapevolezza condivisa, condizioni indispensabili e acquisizioni preziosissime per realizzare nella organizzazione e nella gestione dei processi formativi effettiva autonomia e responsabilità diffusa..
Le tesi, suggestive, di Schon non lasciano indifferenti i docenti e i dirigenti che ne vengono a conoscenza. Ma la loro messa in pratica non è facile. Molto dipende anche dai contesti in cui ognuno si trova ad operare.
La gran parte delle istituzioni scolastiche, specialmente dopo il riconoscimento della loro autonomia organizzativa, didattica, di ricerca sperimentazione e sviluppo, si muovono nella direzione dell’autonalisi-autovalutazione e del miglioramento continuo. O almeno ‘ci provano’ .
Si tratta di vedere se si ‘provano’ nel modo galileiano del ‘provando e riprovando’ o perché ‘così fan tutte’.
Una condizione ancora più importante, secondo me, è che le Istituzioni scolastiche si impegnino ad onorare più decisamente la ricerca sostanziale della ‘qualità’ contenendo l’ampliamento - quasi smodato “dell’offerta formativa’. Per fare questo è necessario anche che le scuole autonome imparino a coniugare in modo più equilibrato il binomio competere/cooperare condizione caratteristica dell’autonomia, esposta ad effetti perversi già visibili.
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(*) Sulla hidden pedagogie, circa vent’anni fa, fu pubblicato un saggio di M. Descombe (The ‘Hidden Pedagogie’ and implications for Teacher training; British Journal of Sociology of Education, vol.3, 1982) citato da L. Ribolzi a proposito della formazione e dell’aggiornamento dei docenti (Cfr. Processi formativi e strutture sociali, La Scuola Editrice, Brescia,1984, pag. 85)
(**) Lo scorso mese di marzo, ad iniziativa dell’Associazione ‘Didattica e innovazione scolastica’ si è svolto a Bellaria un Convegno sul tema ‘ Insegnanti professionisti ? Una realtà possibile’
(***) In particolare Damiano ne parla in AA.VV. – La cultura del dirigente scolastico, Editrice La scuola, Brescia, 2001,, pag. 293-97, dove utilizza e commenta ampiamente le tesi di Schon. Cfr. innanzitutto Una mappa dei problemi e delle questioni della pedagogia contemporanea, in ‘Aspetti e problemi della pedagogia di contemporanea’, a cura di G. Acone, Edizione Seam, Roma, 2000.
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