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PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA


POTENZIALITA' O POSSIBILITA' FORMATIVE?
di Umberto Tenuta

Le possibilità formative di ogni bambino e il ruolo educativo dei genitori

L'uomo comparve sulla faccia della terra in quanto dotato di determinati abilità (homo habilis), cioè capacità ovvero competenze.
Abile significa idoneo a fare qualcosa, esperto, capace. E capace significa che è in grado di fare qualcosa, che sa fare bene quello che fa, valente, abile[i]
Allo stesso modo, competente significa “che ha la capacità”.  Abilità, capacità e competenze possono essere considerate come sinonimi. E come tali utilizzati per indicare ciò che una persona sa fare[ii].
Diverse dalle capacità, dalle competenze, dalle abilità sono le potenzialità, che per Aristotele indicano quello che si può divenire.  Appena nato il bambino ha le potenzialità di camminare, di parlare, di ragionare...  Può acquisire la capacità di camminare, di saltare, di correre, di danzare, di parlare, di leggere, di scrivere, di risolvere problemi ecc.
Le potenzialità indicano le capacità che si possono acquisire.
Al  riguardo viene da domandarsi se le potenzialità che il bambino possiede alla nascita sono predeterminate, prestabilite, già definite.  L'interrogativo è se le capacità che ogni bambino potrà acquisire sono potenzialmente già definite al momento della nascita, per cui il bambino non potrà acquisirne altre. In parole povere, intelligenti si nasce, almeno a livello potenziale. Se al momento della nascita le potenzialità intellettive, linguistiche, emotive, affettive, motorie ecc.  non sono presenti, seppure a livello potenziale, non potranno essere conseguite.  Oppure, il bambino nasce con delle possibilità non ben definite, per cui le capacità che potrà acquisire non sono predeterminate, neppure potenzialmente, ma dipendono da un complesso di fattori, tra i quali fondamentali sono quelli casuali e soprattutto quelli educativi in senso lato. La  questione non è di poco conto. Essa sta alla base di concezioni educative diverse, ma anche e soprattutto di concezioni ideologiche, politiche, sociali diverse.  L'educazione è mero sviluppo, divenire quello che si è (potenzialità), come affermava Plutarco, oppure la formazione della personalità dipende esclusivamente dai fattori socio-culturali?  Skinner affermava: datemi un non bambino sano e ve ne farò quello che volete, un santo o un delinquente, un matematico o un musicista. Negli  anni ‘60 in America c’è stato un fiorire di libri bianchi e di libri neri: i primi a favore dei fattori ambientali, i secondi a favore dei fattori genetici[iii].
Ora, anche sulla base delle risultanze delle neuroscienze, sembra che si sia pervenuti ad un orientamento che pone su un piede di parità i fattori genetici ed i fattori ambientali, per cui la formazione della personalità dipenderebbe per il 50% dai fattori genetici e per il 50% dai fattori ambientali.  Al riguardo, però, dovrebbero essere tenute presenti due circostanze: innanzitutto, al momento della nascita non è possibile verificare quali siano le potenzialità dei singoli bambini; inoltre, le capacità umane non sono presenti al momento dalla nascita ma si sviluppano o si formano solo attraverso l'educazione, sia essa quella informale della famiglia e della società, sia essa quella formale della scuola. Di  conseguenza, occorre assicurare ad ogni bambino le migliori opportunità educative perché possa sviluppare al massimo le sue potenzialità o, meglio, le sue possibilità formative, sia che esse siano predeterminate geneticamente, sia che esse dipendano solo dai fattori ambientali (educativi).  Nessuno  conosce quali siano le potenzialità o, meglio, le possibilità formative dei singoli bambini.  Poiché ogni essere umano ha diritto al pieno sviluppo della sua personalità,è dovere della Repubblica assicurare le migliori condizioni educative.  Le condizioni educative riguardano la vita del bambino sin dal momento del suo concepimento. Sappiamo  infatti che la formazione del bambino è condizionata da fattori che agiscono già nel grembo materno, durante la gestazione, e che sono legate allo stato fisico della madre, alla sua alimentazione, al suo benessere psicofisico e anche alle sue condizioni culturali, perché sin dal sesto mese il feto riceve stimoli dal mondo esterno, soprattutto dalla madre.
Sappiamo dalle neuroscienze[iv] che la mente del bambino si struttura attraverso i collegamenti sinaptici che casualmente o in base alle stimolazioni socio-culturali il bambino riceve dal mondo esterno nei primissimi tempi della sua vita.  Ciò significa che gli anni decisivi ai fini del pieno sviluppo del bambino sono i primi anni di vita, nell'ambito della famiglia, e poi gli anni della scuola materna.  Occorre superare la vecchia concezione dell'infanzia come età educativa poco significativa e occorre invece fare tutti gli sforzi perché ogni bambino possa ricevere le migliori cure educative sin dal momento della nascita, nella famiglia prima e poi nella scuola.
Forse  ancora non si è dedicata sufficiente attenzione alle competenze educative che occorre assicurare ai genitori anche attraverso apposite iniziative di formazione. 
All'articolo  9, il Regolamento dell'autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999  prevede iniziative formative rivolte ai genitori, ma molto spesso si pensa solo ai genitori degli alunni e ci si limita a prendere in considerazione i rapporti di collaborazione dei genitori con la scuola.
Occorre invece che le iniziative formative siano rivolte a tutti i genitori, anche ai genitori dei bambini che ancora non frequentano le scuole, e comunque occorre che le tematiche da prendere in considerazione riguardino l'azione formativa in senso lato che i genitori possono svolgere sin dalla nascita dei bambini sul piano della loro formazione complessiva (formazione motoria, formazione emotiva ed affettiva, formazione sociale, formazione linguistica, formazione cognitiva ecc.).
Capaci e meritevoli si diventa innanzitutto nei contesti socio-familiari.
L'azione educativa dei genitori è fondamentale, come d'altra parte si riconosce quando si parla dei condizionamenti socio-culturali.
Pensare ai condizionamenti, e pensarvi a livello di scuola primaria o peggio di scuola secondaria di primo e di secondo grado, è troppo tardi.
Le risorse, se risorse esistono, per combattere i condizionamenti socio-culturali, la dispersione scolastica, ma soprattutto la dispersione educativa, vanno spese soprattutto nella prima infanzia, e poi nella seconda infanzia, intervenendo sui genitori e valorizzando il ruolo educativo della scuola dell'infanzia.
In tale prospettiva, occorre pensare a iniziative di formazione dei genitori, assicurando loro le competenze perché possano meglio svolgere il loro ruolo educativo sul piano delle diverse dimensioni della personalità.
In concreto, occorre pensare a iniziative di formazione che vedano impegnati, non solo i sociologi e gli psicologi, ma anche i pedagogisti.
Se è vero, come afferma l'articolo 30 della Costituzione, che i genitori hanno il diritto e il dovere di educare ed istruire i propri figli, occorre assicurare loro le necessarie competenze.
La Repubblica rimuove gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana creando già nella famiglia le migliori condizioni educative. Le iniziative di formazione vanno rivolte, più che ai genitori degli alunni che frequentano le scuole, ai genitori dei bambini che ancora non le frequentano.
Ogni bambino nasce con possibilità educative imprevedibili, ma ha diritto al pieno successo formativo.
Il rapporto Faure lo sanciva[v], lo sancisce la Costituzione repubblicana[vi], lo sancisce il Regolamento dell'autonomia[vii].
La Repubblica deve farsene carico.                                  


[i] Il grande dizionario della lingua italiana, Garzanti, Milano, 1987.
[ii] Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995.
[iii] PETRACCHI G., Decondizionamento, La Scuola, Brescia, 1976.
[iv] LEDOUX J., Il Sé sinaptico – Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002.
[v] “Ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo” (FAURE E. (a cura di), Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, P. 249.)

[vi]È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”(art. 3 Cost.).

[vii] “L'autonomia delle istituzioni scolastiche… si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento”.

 
 

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