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PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

ORIENTAMENTI DIDATTICI DELLA RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA
di Umberto Tenuta

Una rivista originale, soprattutto perché fondata sui processi di apprendimento degli alunni e scritta per quanto possibile dai docenti

 

La RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA intende ispirarsi ai seguenti criteri di massima:

a)     desumere dai più recenti documenti  programmatori (Programmi didattici[i], Nuovi Curricoli del 2001 e Documenti Bertagna del 2002), oltre che dai Documenti delle associazioni disciplinari:

1)       il Syllabus degli obiettivi formativi a lungo termine che gli alunni dovrebbero avere conseguito al termine del sistema scolastico;

2)       gli obiettivi formativi a medio termine dei singoli ordini di scuola;

3)        i  criteri metodologico-didattici da tenere presenti nella programmazione e nell’azione educativa e didattica;

b)        offrire esemplificazioni di itinerari didattici relativi al perseguimento di <<obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni>> delle singole discipline, anche in una prospettiva modulare;

c)          costituire una rete di esperti, con specifico riferimento ai docenti delle diverse discipline.

A)  Syllabus DEGLI obiettivi formativi a lungo termine

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B)   Obiettivi formativi a medio termine

………………………………………………………………………………………………………….

C)  CRITERI METODOLOGICO-DIDATTICI

 
Educazione motoria

La rivalutazione dell’educazione motoria, come componente fondamentale della persona umana, tenendone presente l’unità costitutiva: non solo mens sana in corpore sano, ma anche l’inverso.

L’occasione perduta dalla scuola: il proliferare delle palestre fuori della scuola!

Ai primi posti: l’educazione motoria, l’educazione musicale, l’educazione artistica, e poi il resto!

Educazione motoria gioiosa, non esercizi meccanici, ripetitivi, vissuti come condanna, ma occasione di crescita, di crescita psicofisica, e quindi anche di crescita fisica, di sviluppo del corpo, di affermazione, di autorealizzazione.

Gymnasium: la scuola anche e sempre come gymnasium.

Forse occorre reinventare una didattica dell’educazione motoria, ma l’impresa non è proprio disperata se si pensa alle indicazioni contenute nei vigenti Programmi didattici e nei vari documenti programmatori, oltre che nella vasta bibliografia.

 

EDUCAZIONE EMOTIVO-AFFETTIVA

Togliamola dal confino nella scuola dell’infanzia (IL Sé E L?ALTRO) e facciamone oggetto di attenzione in tutte le scuole, pensando che gli alunni debbono crescere anche sul piano emotivo-affettivo e che la scuola ha un ruolo importante anche in questa crescita[ii].

L’educazione emotivo-affettiva, non solo come controllo delle emozioni, magari invocata soltanto nei piani sismici di evacuazione, ma anche come sviluppo dei sentimenti, delle motivazioni, degli atteggiamenti nei confronti del mondo umano, naturale ed artificiale[iii].

Educazione emotivo-affettiva come atmosfera di una scuola della gioia di imparare, che trova nella gioia di insegnare il suo strumento fondamentale[iv].

Educazione emotivo-affettiva per dare significato al termine studente[v].

 

EDUCAZIONE MORALE E CIVILE

Educazione alla convivenza democratica, dicevano i Programmi didattici del 1985.

Quanto se ne ha bisogno!

Ma la convivenza deve trovare i suoi fondamenti nella morale, laica quanto si vuole, ma sempre morale.

Perciò non bastano gli Studi sociali dei Programmi didattici del 1985 o le Scienze sociali dei Nuovi Curricoli del 2001. Forse negli Orientamenti educativi del 1991 per la scuola materna e negli stessi Programmi didattici del 1985 si possono trovare utili indicazioni.

Comunque, si parte  dalla convivenza scolastica, ammesso che la scuola si configuri come un vivaio di relazioni umane[vi]. Dalla scoperta/costruzione delle regole della convivenza scolastica alla scoperta delle regole della convivenza sociale, civile, politica… intorno a noi…

 

Educazione RELIGIOSA

Conoscenza dei fatti religiosi, si diceva nella bozza dei Programmi didattici del 1985.

Forse non si può andare oltre, nell’insegnamento comune. Poi, le diverse fedi religiose, secondo le opzioni personali dei singoli alunni.

 

LINGUA ITALIANA

Le cinque attività fondamentali dell’apprendimento linguistico:

ASCOLTARE

PARLARE

LEGGERE

SCRIVERE

RIFLETTERE

La scuola nella quale si ascolta:

·                    si ascolta il docente che parla alla scolaresca, che dialoga, che racconta, che legge fiabe, racconti e romanzi;

·                    si ascoltano i compagni nel lavoro di gruppo;

·                    si ascoltano le audio e le video cassette, i CDROM e i DVD;

·                    si ascolta la radio e la tv (secondo orari e programmi previsti e indicati dai docenti);

·                    si ascolta il PC

·                    Gli alunni parlano coi docenti, tra di loro nei lavori di gruppo, con gli altri adulti.

·                    È incoraggiato il discorso, il dialogo, il dibattito, la discussione, l’argomentazione, la dimostrazione ecc. 

·                    L’amore della lettura come primo impegno dei docenti (cfr. Programmi didattici del 1985 per la scuola elementare).

·                    La scuola, non dei libri di testo, ma dei libri, dei libri della biblioteca di classe e della scuola, delle biblioteche civiche.

·                    La scuola dei giornali, dentro e fuori della scuola.

·                    La lettura della corrispondenza interscolastica.

·                    L’approccio alla letteratura per l’infanzia.

·                    Le competenze dei docenti in ordine alle pubblicazioni per le diverse fasce di età.

·                    La passione della scrittura.

·                    Appunti e resoconti, diari.

·                    Scrittura alfabetica e multimediale.

·                    Scrivere per raccontare, riferire, chiedere, proporre, ricordare, progettare (tutte le possibili occasioni nella vita della scuola e dellìextrascuola).

·                    La tecnica del testo libero del Freinet.

 

 

Dare attuazione a tutte le indicazioni didattiche dei Programmi didattici del 1985 per la scuola elementare, da tenere presenti anche per gli altri ordini di scuola.

 

 

MATEMATICA

Il testo dei Programmi didattici del 1985 per la scuola elementare costituisce il punto di riferimento essenziale per tutta l’impostazione didattica della Matematica, estensibile anche agli altri ordini di scuola, pur con gli opportuni adeguamenti.

<<In definitiva, l'introduzione al pensiero e alla attività matematica deve rivolgersi in primo luogo a costruire, soprattutto là dove essa si manifesta carente, una larga base esperienziale di fatti, fenomeni, si­tuazioni e processi, sulla quale poi sviluppare le conoscenze intuitive, i procedimenti e gli algoritmi di calcolo e le più elementari formaliz­zazioni del pensiero matematico>>.

Al riguardo occorre tenere presente che, come afferma il Bru­ner, <<la matematica, al pari di qualsiasi altra disciplina, deve co­minciare con l'esperienza: ma il progresso verso l'a­strazione ri­chiede assoluta­mente un continuo allontanamento dalla ovvietà dell'e­sperienza superficiale>>[vii]. Pertanto, come precisano i NP, l'itinerario didattico dell'apprendimento matema­tico è carat­terizzato dal <<passaggio dall'esperienza alla rappresenta­zione e quindi alla forma­lizza­zione>>.

Aggiungono i Programmi didattici del 1985: <<Si favorirà così la formazione di un atteggiamento positivo verso la matematica, intesa sia come valido strumento di interpretazione cri­tica della realtà, sia come affascinante attività del pensiero umano>>.

Innanzitutto, l’amore della Matematica, di questa affascinante attività del pensiero umano <<intesa sia come valido strumento di interpretazione cri­tica della realtà, sia come affascinante attività del pensiero umano>>.

In tale prospettiva, occorre promuovere <<una larga base esperienziale di fatti, fenomeni, si­tuazioni e processi, sulla quale poi sviluppare le conoscenze intuitive, i procedimenti e gli algoritmi di calcolo e le più elementari formaliz­zazioni del pensiero matematico>>.

La Matematica intesa come attivazione dell’intelligenza, come soluzione di problemi.

<<Il problema è il primum della ricerca scientifica,

ma è anche il primum  dell'insegnamento.

Il problema è il fon­damento della mo­tivazione a ricer­care.

È il pro­blema che trasforma la scuola da luogo di noia e di pena

  dove si danno risposte a domande non po­ste

in "centro di ri­cerca">>[viii].

Come scrive il Ferrari, <<invece di iniziare la trattazione di un argomento con una serie di defi­nizioni, di teoremi e di corollari, si parte da problemi la cui ma­tematiz­zazione e risoluzione porta alla scoperta di un concetto o allo sviluppo di una teoria>>[ix].

Come scrive il Kanizsa, <<Un problema sorge quando un essere vivente, motivato a raggiungere una meta, non può farlo in forma automatica o meccanica, cioè me­diante un'attività istintiva o attraverso un com­por­tamento appreso>>[x].

Afferma il Kanizsa che <<si è sempre assunta l'esi­stenza del problema come un dato, come un fatto esistente per se e non ri­chie­dente ulteriore comprensione... Ma questa assun­zione del pro­blema come dato dal quale partire è arbitraria: il problema non è un da­to, un fatto naturale, ma è... un pro­dotto psicologico.  Si converrà senza dif­ficoltà che esiste un problema solo là e quando vi è una mente che vive una certa situazione come problema. Di­ciamo di più, e più esattamente: vi è problema solo quando la mente crea o deter­mina il problema: vi è problema solo nella dimensione psicologica, non in quella naturale, o ogget­tiva>>[xi].

Scrive il Pescarini che <<l'attività matematica si motiva...da se stessa e cioè in modo intrinseco>> e che <<fuori da una tale visione del problema...pare veramente di­sperante cercare di interessare i fan­ciulli...alla matematica>>[xii].

 

SCIENZE

Anche  per le scienze possono valere le indicazioni dei Programmi didattici del 1985. seppure con i necessari adeguamenti.

Le scienze vanno comprese ed apprese attraverso la metodologia della ricerca / riscoperta / reinvenzione / ricostruzione (problem solving), auspicabilmente nella forma del lavoro di gruppo (cooperative learning).

Pertanto, all’aula per la lezione frontale occorre sostituire i laboratori, gli appositi laboratori, ma anche l’aula laboratorio, gli angoli dell’aula attrezzati come laboratori per le diverse discipline, come già auspicava R. Mazzetti.

Gli alunni riscoprono i concetti scientifici, seguendo le procedure che sono proprie del metodo scientifico.

Gli argomenti scientifici << devono venire sviluppati partendo ogni volta da situazioni-pro­blema molto semplici (che possono essere realizzate anche mettendo gli alunni di fronte a oggetti, materiali e ambienti specifici), avendo come obiettivo lo sviluppo di un sapere che cresce in modo organico e tende alla sistematicità solo gradualmente, durante tutto l'arco della scuola dell'obbligo. Tali argomenti devono essere svolti principalmente attra­verso esperienze pratiche attuabili, oltre che in appositi locali scola­stici, nella classe che può essere utilizzata come laboratorio, o attra­verso attività di esplorazione ambientale. Essi devono inoltre fornire occasioni per conversazioni, discussioni di gruppo, approfondimenti e raccolte di informazioni su libri o con mezzi audiovisivi, volti ad am­pliare il patrimonio di conoscenze dell'alunno anche attraverso l'ana­li­si di fatti della realtà che stanno al di là della sua diretta espe­rien­za>>.

Pertanto, l’insegnante << avrà cura di portare gli alunni a riflettere sulla opportu­nità di muovere dalla osservazione dei fatti alla formulazione di pro­blemi ed ipotesi, e alla raccolta di nuovi dati per il controllo di que­ste ultime>>.

 

STORIA

Forse i Programmi didattici del 1985 e più ancora la relativa bozza del 1983 possono offrire utili indicazioni per tutti gli ordini di scuola (<<Un efficace insegnamento della storia non si risolve nella informa­zione su avvenimenti e personaggi del passato. È anzitutto promozione delle capacità di ricostruzione dell'immagine del passato muovendo dal presente e di individuazione delle connessioni tra passato e presente. La ricostruzione del fatto storico deve essere indirizzata a promuo­vere sia la capacità di usare in modo via via più produttivo i procedi­menti della ricerca storica, sia la comprensione più approfondita del fatto storico stesso. In tal modo gli alunni, nei limiti delle loro possibilità psicologi­che, perverranno a una assunzione non dogmatica delle conoscenze stori­che, acquistando progressivamente un'agile capacità critica. L'insegnamento della storia richiede il puntuale e continuo riferi­mento alla concreta realtà nella quale il fanciullo è inserito ed esige che il docente realizzi un'adeguata scelta ed una funzionale organizza­zione dei contenuti dell'apprendimento storico… Il processo di insegnamento-apprendimento prenderà avvio dalla costruzione di domande didattiche motivate da rivolgere al passato. Esse nasceranno dalla riflessione su ciò che è presente nella esperienza e nella cultura del fanciullo, al fine di facilitare la comparazione tra presente-passato, tra vicino-lontano. La didattica della storia dovrà avvalersi, per quanto lo consente l'età e la concreta situazione scolastica, delle modalità della conoscenza storiografica, recuperandone gli itinerari fondamentali: dalla formulazione di domande al reperimento di fonti pertinenti, alla analisi e discussione della documentazione, al confronto critico fra le diverse risposte. Nel sottolineare che la storia prima di essere narrazione dei fatti è loro ricostruzione sulla base di documenti, sarà necessario procedere con molta gradualità>>).

Gli itinerari didattici dovrebbero soprattutto mettere gli alunni nella condizione di avere a disposizione i documenti storici: i docenti dovrebbero offrire utili indicazioni per il loro reperimento, ove questo sia agevole, oppure dovrebbero fornirli. Oggi le due operazioni sono agevolate dall’utilizzazione di Internet.

 

GEOGRAFIA

La geografia come lettura critica e rappresentazione del paesaggio geografico muovendo dalla realtà ambientale.

Dall’osservazione diretta alla fotografia ed alla videoregistrazione (anche di paesaggi lontani: volo sulla provincia, sulla regione, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo…).

Lo stesso discorso vale per l’astronomia.

Ma poi la costruzione di plastici con argilla, plastilina, sabbia …

Ricostruzione di fenomeni geografici, ad esempio, il ciclo dell’acqua, nelle sue diverse fasi (evaporazione, condensazione, assorbimento, sorgenti, fiumi, laghi, mari…): a livello concreto, poi multimediale.

Esplorazioni ambientali  dal vivo e simulazione di viaggi, anche con l’utilizzo delle tecnologie multimediali.

Plastici, globi, planetari….

Letture geografiche: se non proprio Il bel paese di Stoppani, perché non tutta la letteratura descrittiva (ambienti, società, costumi …).

 

EDUCAZIONE MUSICALE

Ancora i Programmi didattici del 1985! (<<È di grande importanza organizzare, nel quadro della program­mazione didattica generale, spazi e tempi in cui gli alunni pos­sono ascoltare musica da soli e in gruppo; manipolare strumenti e oggetti sonori per scoprirne le caratteristiche e le modalità d'uso; utilizzare apparec­chiature per la registrazione e la ri­produzione del suono in modo da compiere la verifica di ciò che producono; inventare, scoprire e con­frontare vari codici grafici; sperimentare forme corali e strumentali; attuare esperienze di teatro musicale e di teatro danza; elaborare mon­taggi sonori col registratore>>).

Gli strumenti: dai barattoli ai tamburi e soprattutto al flauto dolce ed agli altri strumenti non sofisticati, almeno nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare: poi nella scuola media e nella scuola secondaria verranno il pianoforte ed il violino!



[i] Orientamenti educativi del 1991 per la scuola materna, Programmi didattici del 1985 per la scuola elementare, Programmi didattici del 1979 per la scuola media, Piani di studio della scuole superiore Brocca.

[ii] Alunno deriva da alere, alimentarsi, e quindi significa crescere,: chi si alimenta (alunno) cresce, diventa adulto (Participio passato di alere, cioè alimentato, e quindi cresciuto).

[iii] In merito cfr.: In merito cfr.: Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,  Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,  Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U.,  Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U.,  Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U.,  Obiettivi: come districarsi?, nel sito Http://www.edscuola.com/dida.html.

[iv] In merito cfr.: UMBERTO TENUTA, Gioia di imparare e Gioia di insegnare, in http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html

[v] "Studium" in latino significa anche "passione, desiderio, impulso interiore". Scrive F. Ferrarotti che occorre <<riportare lo studio al suo significato originario di studium, ossia amore, passione, avventura>>.

[vi] READ K. H., La scuola materna - vivaio di relazioni umane, Armando, Roma, 1974.

[vii] BRUNER J.S., Dopo Dewey, ARMANDO, ROMA, 1964, p.23.

[viii] ANTISERI D., Insegnare per problemi, in: Insegnamento della matematica  e delle scienze integrate, vol. 8, n. 1, febbraio 1985, p. 12.

[ix] FERRARI M., L'educazione matematica dai 13 ai 18 anni, in L'educazione Matematica, C.R.S.E.M., CAGLIARI, Suppl. I, 1980, p. 45.

[x] KANIZSA G., Il "problem-solving" nella psicologia della Gestalt, in: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione dei problemi, GIUNTI-BARBERA, FIRENZE, 1973, p. 35.

[xi] KANIZSA  G., Op. cit., p. 31.

[xii] PESCARINI A.,  Finalità dell'insegnamento matematico nella scuola elementare, in: Scuola di base, CENTRO DIDATTICO NAZIONALE SCUOLA ELEMENTARE, ROMA, 1970, V, p. 9.

 

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