LA GIOIA DI IMPARARE
di Umberto Tenuta
Il compito principale della scuola è quello di coltivare l’amore dell’apprendere, la gioia ed il gusto di imparare
Desideriamo porre come primo fondamento della Rivista digitale della didattica la “Gioia di imparare”, l’amore del sapere (filosofia). E non perché intendiamo declassare il compito della scuola a quello del giuoco, come magari maldestramente da qualcuno potrebbe essere stato inteso il gioco nella scuola, dimenticando, tra l’altro, l’avvertenza di Platone che occorre introdurre i bambini allo studio come se fosse un gioco e di Fröbel che poneva il gioco a fondamento dei Giardini d’infanzia e quindi della scuola moderna.
Ma perché riteniamo che l’imparare costituisca l’attività più connaturata, più congeniale, più adatta all’uomo. Scrive C. Rubbia[i], <<La ricerca e la conoscenza che ne deriva sono l’espressione concreta di uno degli istinti più profondi dell’essere umano: la «curiosità». È la «curiosità» che ha guidato tutto il processo di evoluzione, che ha portato l’uomo a uscire dalle caverne e a conquistare la Luna. Per l’ homo sapiens, il bisogno di ricercare per conoscere è quindi irrinunciabile.
Ogni passata civilizzazione umana ha avuto una sua «scienza»>>.
L’imparare nell’uomo costituisce il corrispettivo dell’alimentarsi per crescere.
Così come è connaturato nell’essere umano il bisogno di nutrirsi, di alimentarsi, per vivere e per crescere fisicamente, è altrettanto connaturato il bisogno di conoscere, di esplorare, di ricercare per nutrirsi di cultura (inculturarsi, istruirsi, educarsi). Il bambino nasce affamato di latte, perché dal latte dipende la sua vita: egli continua a vivere proseguendo il suo processo di sviluppo iniziato nel grembo materno solo a condizione che abbia la possibilità di bere il latte, di cui egli è perciò assetato.
Attraverso l’allattamento il bambino continua a vivere e a crescere, si sviluppa fisicamente: il suo corpo si accresce, si sviluppa, si forma nei suoi vari organi (si pensi al processo della mielinizzazione che mette le vie nervose nella condizione di funzionare e quindi consente ai muscoli di acquisire le rispettive abilità: alle gambe di reggersi in piedi e di camminare, alle mani di prendere gli oggetti ecc.).
Ma il bambino nasce affamato anche di conoscenze, di competenze, di atteggiamenti. Egli è l’essere più sprovveduto del regno animale: non porta in sé alcuna conoscenza e abilità innata[ii].
Tutto egli deve apprendere! Ma tutto egli vuole apprendere. Il bambino porta con sé una grande fame di latte ma porta con sé un’altrettanta grande fame di apprendere (sete di conoscere) che si manifesta sin dalla nascita, sin dai primi giorni di vita, anzi sin dal grembo materno, nel quale egli inizia il processo esplorativo della realtà che lo circonda, il quale poi continuerà appena nato, attraverso l’esplorazione del mondo, prima con la bocca e poi con la manipolazione: egli porta tutti gli oggetti alla bocca, li tocca, li esplora per sapere come sono fatti. È instancabile questa sete esploratoria, indagatrice, conoscitiva del bambino. Soprattutto se non viene scoraggiata, combattuta e addirittura impedita, il bambino esplode intorno ai tre anni in quella che viene chiamata “età dei perché”. Se i genitori non hanno distrutto questa innata curiosità, i bambini arrivano a scuola, almeno alla scuola dell’infanzia, con questa sete di conoscere, con questa voglia di apprendere, con questa gioia di imparare. Il compito più importante dei docenti non è tanto quello di insegnare quanto quello di:
a) non distruggere la voglia di apprendere che i bambini portano con sé
b) coltivare questa voglia di apprendere
c) incrementare questa innata curiosità umana.
Affermavano i Programmi didattici del 1955 che <<Scopo essenziale della scuola non è tanto quello di impartire un complesso determinato di nozioni, quanto di comunicare al fanciullo la gioia ed il gusto di imparare e di fare da sé, perché ne conservi l'abito oltre i confini della scuola, per tutta la vita>>. I docenti non debbono dimenticare che questo è il compito essenziale, fondamentale, ineludibile della scuola. Occorre proteggere, coltivare, incrementare la gioia di imparare, tenendo presenti alcune regole al riguardo. La prima regola induce a domandarsi, all’inizio di ogni processo di insegnamento, se esso danneggia la sete, la voglia, la gioia di imparare che il bambino porta con sé. Se la danneggia, occorre desistere da ogni attività didattica.
La seconda regola induce sistematicamente a domandarsi che cosa possiamo fare per coltivare la gioia di imparare.
La terza regola induce a domandarsi che cosa possiamo fare per incrementare la gioia di imparare. Al riguardo, vorremmo fare alcune precisazioni. La gioia di imparare non è contraddetta dalla fatica dell’apprendere.
I bambini giocano sino allo stremo delle loro forze: esausti, stanchi, sfiniti, continuano a giocare, perché c’è in loro una motivazione, un bisogno, un desiderio che non si arrende dinnanzi a nessuna fatica. Inoltre, la gioia di imparare non è legata ad alcuna ricompensa immediata. Come dice Bruner[iii], occorre privilegiare le motivazioni intrinseche, le motivazioni che non sono legate alle ricompense esterne (premi e castighi), ma alla gioia, alla soddisfazione che deriva dall’attività dell’apprendere in se stesso, come avviene nel gioco, che è appunto un’attività fine e a se stessa.
[i] Il Corriere della sera, 19 settembre 2002.
[ii] Le più recenti ricerche portano a ritenere che il bambino possieda già alla nascita alcune abilità, ad esempio, di natura matematica, oltre ai noti riflessi.
[iii] In effetti, come ritiene il Bruner, e con lui la quasi totalità dei pedagogisti moderni, l'apprendimento scolastico può essere originato e sostenuto soprattutto dalle motivazioni intrinseche, cioè dalla
volontà di apprendere, che si manifesta come
curiosità, desiderio di competenza, bisogno di identificazione, bisogno di reciprocanza (BRUNER J.S.,
Verso una teoria dell'istruzione, Armando, Roma, 1967, pp.178ss.).
La
curiosità è una caratteristica costitutiva dell'uomo, e non solo dell'uomo. I bambini nascono naturalmente curiosi, desiderosi di conoscere, come dimostrano le loro impegnative attività esploratorie della realtà e delle cose che li circondano, le domande ed i perché che essi continuamente pongono ed a cui purtroppo non sempre gli adulti rispondono.
Oltre che sulla curiosità, si può fare affidamento anche sul
desiderio di competenza, cioè sull'innato bisogno di divenire abili nell'esecuzione delle attività che si svolgono. È a tutti noto che ci si interessa soprattutto delle cose che si riusce a fare bene e si abbandonano le attività nelle quali non si ha successo. Gli insegnanti debbono creare situazioni adeguate alle possibilità degli alunni, in modo che essi abbiano sempre quasi sempre successo nell'esecuzione delle attività svolte, perché la riuscita accresce la loro motivazione a continuare ad impegnarsi in esse: il successo rafforza la motivazione e quindi crea successo, mentre l'insuccesso demotiva e perciò crea insuccesso. L'immagine positiva che l'alunno si forma di sé come essere capace, abile, "bravo", accresce la fiducia in se stesso e lo spinge a perseverare con sempre maggiore impegno nelle attività di apprendimento.
Bruner fa riferimento anche al
bisogno di identificazione, cioè alla <<
forte tendenza dell'uomo a plasmare se stesso e le proprie aspirazioni sul modello offerto da un altro individuo>>, in particolare dai genitori, dagli insegnanti, da figure particolarmente significative (compagni, protagonisti dei romanzi, dei films, delle attività sportive ecc.). Gli insegnanti debbono rappresentare dei modelli di identificazione e di imitazione, sia nelle attività di apprendimento che nei processi educativi, come si precisa anche nei NP
(<<l'insegnante, anche testimoniando la sua consuetudine alla lettura, stimola e accresce la motivazione del fanciullo a leggere>>). Tuttavia, nella scuola cha fa largo spazio al lavoro di gruppo, si può fare affidamento anche su quello che Bruner chiama
bisogno di reciprocanza, cioè bisogno di rispondere in modo adeguato alle attese che gli altri nutrono nei nostri confronti.