PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA |
DENTRO LE AULE CHE COSA SI FA?
di Umberto Tenuta
Occorre aprire le porte delle aule soprattutto ai genitori, anche perché sia apprezzato e riconosciuto il lavoro dei docenti
La scuola è nata all'insegna dell'esoterismo. Si trattava di istruzione riservata a determinate ceti sociali, a speciali caste, che detenevano il potere e non intendevano dividerlo con altri ceti sociali.
La scuola è rimasta nel lungo corso dei secoli una istituzione organizzata e gestita da operatori forniti di specifiche competenze, che sempre hanno rivendicato e difeso ad oltranza.
Malgrado tutti i discorsi sulla trasparenza, dalla Carta dei servizi della scuola, che è finita nel dimenticatoio, al Regolamento dell’autonomia di cui al D.P.R. 275/1999 che pure impone la partecipazione dei genitori alla elaborazione del POF, nessuno sa quello che avviene dentro la scuole, in particolare dentro le aule, "riservato dominio” dei docenti.
Unachiusura, questa, che non giova a nessuno: che non giova soprattutto ai docenti, dei quali nessuno conosce l’impegno, il lavoro, le competenze, le sofferenze e le gioie.
Gli alunni entrano nelle aule, e non appartengono più nemmeno ai genitori!
Nessuno entra più nelle aule, né i dirigenti scolastici, né gli ispettori tecnici, né i genitori, se non in situazioni eccezionali, spesso di natura patologica.
Le pareti delle aule non sono trasparenti!
Checosa avviene dentro le aule, nessuno lo sa.
Tuttele affermazioni in merito sono infondate, sia in positivo, sia in negativo, perché non si fondano su elementi accertati, verificati, valutati. Tutti i monitoraggi fatti sulla scuola sono rimasti al di fuori delle aule; salvo casi eccezionali, nessuno è entrato nelle aule per assistere al lavoro dei docenti e soprattutto al lavoro degli alunni.
La Carta dei servizi, che pure imponeva, precise forme di trasparenza, sembra entrata nel dimenticatoio e molti si domandano se è ancora obbligatorio elaborarla.
Il Piano dell'offerta formativa viene elaborato con il contributo, spesso formale, degli enti locali e delle associazioni dei genitori spesso irreperibili.
Ma tutto questo rimane alla superficie, non scende nella realtà profonda dei processi formativi, dell'attività educativa e didattica che si svolge dentro le aule.
Eppure, nel momento in cui si parla di glasnot, di trasparenza, di partecipazione, addirittura di cooperazione dei genitori, sarebbe certamente importante che le porte delle aule si aprissero e che tutti, genitori e non, potessero prendere conoscenza di quanto avviene dentro le aule.
Gli operatori scolastici, in particolare i docenti, sono spesso oggetto di accuse infondate, e spesso si dice che essi lavorano per un numero ridottissima di ore (18 nella scuola secondaria e 24 nella scuola elementare e nella scuola dell'infanzia).
Ma non si conoscono gli altri impegni orari e soprattutto non si conosce la natura particolare dell'attività educativa e didattica che non è paragonabile a nessun’altra attività professionale.
La funzione docente richiede competenze sul piano pedagogico, psicologico, sociologico, epistemologico, metodologico e didattico, tecnologico ecc.
E la funzione docente richiede anche spirito critico, inventività, creatività.
Un impegno gravoso, oneroso, non assimilabile a nessun’altra attività umana, nemmeno a quella del medico chirurgo in sala operatoria.
Eppure, si tratta di un'attività sconosciuta e forse anche per questo a volte misconosciuta, almeno sul piano giuridico e sul piano economico. È anche per questo motivo che noi riteniamo opportuno che le porte delle aule vengano aperte e che tutti possano vedere quello che avviene dentro le aule: lo possano e lo debbano vedere soprattutto i genitori.
Ma proviamo a porci alcune domande, che dovrebbero orientare l’osservazione di chiunque si avvicini ed entri nel mondo della scuola, in particolare dentro le aule.
A nostro modo di vedere le domande essenziali potrebbero essere le seguenti:
a) gli interventi della scuola solo "intenzionali e programmatici" ovvero "intenzionali e sistematici”, nel senso che sono mirati a ben precise finalità formative, quali risultano indicate, finora dai programmi didattici (art. 13 del Regolamento dell'autonomia scolastica), domani dal Ministro dell'istruzione (art. 8 del Regolamento dell’autonomia scolastica). In sintesi, quali sono le precise mete formative (obiettivi formativi) che vengono perseguite per assicurare la formazione integrale, cioè la formazione motoria, la formazione sociale, la formazione emotivo-affettiva, la formazione linguistica, la formazione cognitiva ecc. Oppure si procede empiricamente, alla buona, magari sulla falsariga di una comune guida didattica, sia essa la rivista didattica, il libro di testo, il libro complementare, l'eserciziario ecc.?Aidocentioccorre un quadro chiaro, netto, preciso delle competenze (atteggiamenti, capacità e conoscenze essenziali) che attengono alla integrale, originale e massimale formazione dei singoli alunni.
b) quali sono le strategie educative e didattiche che vengono ordinariamente utilizzate nella scuola?
Permane ancora imperante la lezione espositiva, dimostrativa, esperienziale, costituita dalla parola del docente, con l'ausilio del disegno alla lavagna o del cartellone, se mai delle immagini del PC, immagini anche in movimento, magari nella forma degli ipertesti e degli ipermedia? Oppure gli alunni sono impegnati in attività di ricerca/riscoperta/reinvenzione/ricostruzione (problem solving), auspicabilmente attraverso il lavoro di gruppo (cooperative learning), con la guida esperta dei docenti?
c) nella scuola, o meglio, dentro le aule, regna un’atmosfera di timore, se non di paura, in quanto l’apprendimento viene vissuto come un obbligo, se non come una condanna? Oppurel'apprendimento viene vissuto come un impegno che nasce dalla propria esigenzadi conoscere, dalla curiosità, dal bisogno di alimentarsi di cultura per crescere, per realizzarsi, per diventare adulti, capaci ed autonomi, e quindi come gioia di apprendere.
d) nell'ipotesi b) e c), nella scuola e soprattutto dentro le aule, sono presenti, oltre ai banchi, alla lavagna ed alla cattedra, i necessari, indispensabili, ineludibili strumenti didattici, dai materiali didattici concreti comuni (le “cianfrusaglie agazziane”, valide in tutti gli ordini di scuola), ai materiali strutturati, ai materiali virtuali (digitali), ai materiali ionici, ai materiali simbolici? Oppureregna sovrana la parola del docente che, seppure necessaria perché la parola è divina, non sempre basta, soprattutto quanto occorre che gli alunni, prima di apprendere, comprendano e soprattutto si formino?
Molto spesso lo spettacolo delle aule è estremamente penoso sotto questo punto di vista, perché si presenta con la povertà dei banchi, della lavagna, dei libri di testo e della parola troppo sfruttata dei docenti (che spesso la perdono!).
e) e ancora, nelle scuole regna l'atmosfera competitiva o collaborativa? L'organizzazione educativa e didattica è ancora espressione di una società classista, elitaria, competitiva, isolante? Tanto per esprimerci più chiaramente, nelle classi prevale l'albo d'onore, la graduatoria dei più bravi, la competizione per il primo posto, magari accontentandosi del secondo e del terzo, quando proprio il primo non è possibile conseguirlo, perché quasi sempre riservato a una ristretta cerchia di privilegiati, vedi caso, soprattutto per censo e per classi sociali di appartenenza, come già denunciava Don Milani[i]? Oppure gli alunni sono impegnati nel lavoro di gruppo (cooperative learning), che oggi viene valorizzato come strategia da privilegiare, non solo per migliorare i processi apprenditivi, ma anche per creare le migliori condizioni formative, cioè ai fini della formazione sociale, emotivo-affettiva, morale, civile?
Apriamole porte delle aule, rendiamo trasparenti le pareti, lasciamo entrare dentro le aule chi ne ha titolo, tanto gli alunni, adeguatamente motivati, continueranno a lavorare ed il docente non sarà disturbato, perché non sarà più impegnato nella lezione espositiva.
Neguadagneranno gli alunni, perché miglioreranno i processi dell'insegnamento e dell’apprendimento, ma ne guadagneranno soprattuttoi docenti sul piano della stima, dell'apprezzamento, dei riconoscimenti che non potranno non essere anche di natura giuridica ed economica.
Semanca la conoscenza, ne risulta compromessa la valutazione, l'apprezzamento e quindi i riconoscimenti.
Peraltro, l'invito a entrare nelle aule può venire anche dai docenti attraverso la presentazione del lavoro svolto dai loro alunni. Non si tratta della presentazione dell'ennesimo Progetto educativo ministeriale dell'Educazione alla salute, dell’Educazione alla legalità, dell’Educazione alla lettura, della lotta alla dispersione scolastica ecc., ma della presentazione degli itinerari di apprendimento che hanno portato gli alunni, i singoli alunni, ciascuno secondo i suoi livelli di sviluppo e di apprendimento ed i suoi ritmi e stili di apprendimento, all’acquisizione di conoscenze, capacità e soprattutto di atteggiamenti positivi nei confronti del mondo umano, naturale e artificiale, rappresentato dalle discipline di studio e soprattutto nei confronti di se stessi (autovalutazione, autostima, autovalorizzazione).
Vogliamo pensare in positivo, ad una scuola che, sulla scia della scuola del grembo materno di comeniana memoria, si ponga in una prospettiva formativa, favorendo i processi di crescita personale, che si identificano con i processi di cui la Costituzione fa carico a tutti, genitori, docenti, società tutta[ii].
E in tal senso, invitiamo tutti, genitori e docenti, a cooperare e ad aprire un grande dibattito sulla formazione dei giovani, che non può rimanere un processo esoterico, deve venire alla luce del sole che illumina, rende visibili e aiuta a crescere.
[i] DON MILANI, lettera ad una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1967
[ii] “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”(art. 3 Cost.).
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