COOPERAZIONE – EDUCAZIONE SOCIALE, MORALE ED AFFETTIVA
di Umberto Tenuta
Si auspica sempre più una scuola dell’apprendimento cooperativo, anche nella prospettiva della formazione sociale, morale, emotiva, affettiva
Si auspica sempre più una scuola dell’apprendimento cooperativo.
Il cooperative learning[i] è diventato il leit motiv dei discorsi che si fanno intorno all’azione didattica.
Si dice che l’apprendimento si realizzi meglio quando viene organizzato nella prospettiva del problem solving[ii] e del cooperative learning. Si apprende meglio attraverso la soluzione di problemi (problem solving): come scrive il Ferrari per la Matematica, ma l’indicazione vale ovviamente per tutte le altre discipline, <<invece di iniziare la trattazione di un argomento con una serie di definizioni, di teoremi e di corollari, si parte da problemi la cui matematizzazione e risoluzione porta alla scoperta di un concetto o allo sviluppo di una teoria>>[iii].
La motivazione, concepita non tanto come interesse, quanto come bisogno conoscitivo, costituisce la base dei processi di apprendimento, da realizzare preminentemente nella forma della ricerca, intesa come riscoperta reinvenzione, ricostruzione dei concetti.
Ma nello stesso tempo, assieme al problem solving , si auspica che l’apprendimento avvenga in forma cooperativa ed il cooperative learning sembra ormai un discorso scontato, una caratteristica fondamentale e qualificante dei processi apprenditivi, che li rende più produttivi. Tuttavia, nella consapevolezza che l’istruzione non può essere scissa dall’educazione (istruzione educativa), così come peraltro viene richiesto dalla scuola dell’autonomia, il cui Regolamento (D.P.R. 275/1999) parla sempre di obiettivi formativi, percorsi formativi, Piano dell’offerta formativa…, desideriamo evidenziare che il cooperative learning non si pone solo come strumento per migliorare i processi apprenditivi ma anche per favorire i processi formativi, in particolare la formazione sociale, la formazione civile, la formazione morale, la formazione emotiva ed affettiva. È l’Educazione alla convivenza democratica dei Programmi didattici del 1985 per la scuola elementare, ma è il campo di esperienza Il sé e l’altro degli Orientamenti educativi del 1991 per la scuola materna, è la Educazione civica dei Programmi didattici del 1979 per la scuola media che occorre perseguire attraverso un’organizzazione educativa e didattica che si fonda sul lavoro di gruppo degli alunni.
La scuola della lezione frontale è la scuola che può riuscire ad istruire ma che trova enorme difficoltà ad educare, proprio perché non prevede, anzi combatte, la cooperazione degli alunni, il loro lavorare assieme, le relazioni sociali ed auspica la competizione, come avviene, ad esempio, attraverso gli albi di onore. Invece, nel momento in cui la scuola è chiamata a dare il suo qualificato contributo anche alla formazione sociale, civile, morale, emotiva ed affettiva, allora il lavoro di gruppo diventa lo strumento per superare ogni vieta impostazione didattica precettistica, verbalistica, formalistica dell’istruzione morale, religiosa, sociale[iv] e si fa occasione della formazione sociale, morale, emotiva ed affettiva. La scuola si trasforma in un vivaio di relazioni umane[v], recupera il suo rapporto con la società, supera la sua separatezza, il suo isolamento di hortus conclusus o turris eburnea e si fa esperienza educativa, campo di esperienza, ambiente di apprendimento educativo [vi].
Gli alunni non stanno più seduti nei banchi, isolati, ciascuno per suo conto a seguire la lezione frontale, ma interagiscono, dialogano, si confrontano, stabiliscono relazioni sociali, relazioni affettive che pongono in essere anche reazioni emotive e scontri da controllare. Il cooperative learning è anche cooperative education sul piano sociale, civile, morale.
Alla scuola competitiva, alla scuola degli albi di onore, del voto come incentivo all’apprendimento, si sostituisce la scuola collaborativa, cooperativa, del successo apprenditivo di tutti, perché il successo dell’uno nulla toglie al successo dell’altro, che anzi viene perseguito nel nome di quella solidarietà che caratterizza il gruppo nei processi apprenditivi, ma anche nei processi formativi, perché la vicinanza dell’altro induce a sentimenti di condivisione, di comprensione, di solidarietà, di fraternità. Largo spazio, quindi, alla cooperazione degli alunni nei processi apprenditivi e anche largo spazio alla cooperazione dei docenti (cooperative teaching), che è anche strumentale alla cooperazione degli alunni. i docenti cooperano, non solo per rendere più produttiva l’attività didattica, ma anche per creare un ambiente scolastico caratterizzato da interazioni sociali positive anche tra tutto il personale che in essa opera al solo scopo di perseguire il successo formativo dei singoli alunni, che si qualifica come piena formazione della persona umana (”pieno sviluppo della persona umana”), intesa come formazione massimale ed originale, ma anche come formazione integrale, cioè come formazione di tutte le dimensioni della personalità, da quella cognitiva a quella estetica, a quella creativa, sociale, emotiva ed affettiva.
[i] In merito cfr.: JOHNSON, D.W. ET AL.,
Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C.,
Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVO
C. (a cura di),
La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di),
I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995;.
Ligorio M.B.,
Apprendimento e collaborazione in ambienti di Realtà Virtuale. Teoria, metodi, tecniche ed esperienze, Garamond, Roma 2002
[ii] In merito al
Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di),
La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di),
Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K.,
La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M.,
Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D.,
La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Pe la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M.,
Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P.,
Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992.
[iii] FERRARI M.,
L'educazione matematica dai 13 ai 18 anni, in L'educazione Matematica, C.R.S.E.M., CAGLIARI, Suppl. I, 1980, p. 45.
[iv] Nella Bozza dei Nuovi Curricoli del 2001 si era arrivati a parlare di scienze sociali!
[v] READ K. H., La scuola materna - vivaio di relazioni umane, Armando, Roma, 1974.
[vi] TENUTA U.,L'attività educativa e didattica nella scuola elementare - Come organizzare l'ambiente educativo e di apprendimento, La Scuola, Brescia, 1989.