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PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

CAPRICCIOSA ED IMPURA
di Enzo Fresolone

La S e la Z pure ed impure-Regolegrammaticali

 

Tra le consonanti dell’alfabeto italiano, la S e la Z meritano una particolare attenzione ovvero

- la chiara conoscenza della grammatica;

- un’adeguata educazione dell’apparato fonatorio.

Per la grammatica, più che studiarla, basta praticarla nella vivacità del linguaggio.

Per la pronuncia, occorre la costante “educazione fisica” delle corde vocali sin dalla scuola materna. La riflessione sul valore linguistico dei fonemi non è di poco conto tant’è che la comprensione dei significati di una parola passa anche attraverso la percezione – e quindi la corretta pronuncia – dei singoli fonemi. L’opposizione, per esempio, tra la “qu” sorda e la “gu” sonora dev’essere netta altrimenti si corre il rischio di confondere, sul piano orale, “quanto” con “guanto”. La fonazione più o meno esatta di “d” o di “t” può alterare il significato di una parola ( dado o dato?). La fonetica si avvale di uno strumento elettroacustico - l’oscillografo – per l’analisi del linguaggio. Con tale apparecchio è possibile riscontrare come due persone, usando la stessa parola, non siano in grado di pronunciarla nello stesso modo.

Trascurare questa fase del processo formativo vuol dire condannare il futuro cittadino alla pronuncia indifferenziata e scorretta delle consonanti “s” e “z”, che, invece, sono di volta in volte :

- sorde o aspre : “s” = sasso

                           “z” = amicizia

- sonore o dolci :“s” = poesia

                           “z” = zaffiro

L’insegnamento di tali sonorità non può avvenire attraverso quella che viene chiamata lezione frontale. Per imparare a pronunciare correttamente le parole delle lingua italiana occorre l’uso costante del registratore. Registrazione della pronuncia, riascolto e correzione dell’articolazione sono le fasi attraverso cui passa l’allenamento delle corde vocali.

Il discorso potrebbe chiudersi anche qui !

In realtà, le cose non sono tanto semplici se si conviene sul fatto che in non poche regioni d’Italia ( a parte la Toscana) vige un po’ di confusione, grazie soprattutto al dialetto locale.

Allora, riguardiamo, per ora, soltanto la consonante S e schematizziamo, non immuni dalla incompletezza :

la S è sorda o aspra:

-quando è doppia = gesso, rosso, sasso ……

-quando è preceduta da una consonante = abside, falso, insicuro

-quando è seguita da una vocale = sacco, seno, sito, sole, sugo

-quando è seguita dalle consonanti c , f , p , q , t = scanno, asfalto, spettro, Pasqua, distante ….

-quando è tra due vocali = casa, mese, offesa, risotto ……….;

 

la S è sonora o dolce:

-quando è seguita dalle consonanti b , d , g , l , m , n , r , v =

 sbalzo, disdetta, sgorbio, slogan, smunto, snob, sregolato, risvolto ….

-quando è tra due vocali (è quasi la regola, rispetto a quelle parole che invece richiedono la “s” sorda) = base, esatto, misura, tesoro, vaso …..

 

Il perché la “s” tra due vocali a volte debba essere pronunciata sorda ed a volte sonora, appartiene ai “misteri eleusini” della lingua italiana che, comunque, possono essere spiegati (la prossima volta).

 

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Esercizio : Su un foglio di quaderno, piegato a metà in senso verticale, ricerca dal vocabolario ed elenca, rispettivamente su le due colonne, le parole con la “s” sorda e quelle con la “s” sonora.

 

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Come si nota, il problema “pronuncia” non è secondario nella considerazione che alle 21 lettere grafiche corrispondono almeno 28 suoni della lingua italiana. Sarebbe, pertanto, opportuno che l’allievo venisse abituato ad usare, quando occorre, la scrittura fonetica accanto a quella grafica :

 

-scrittura grafica                                                 -scrittura fonetica

 casa                                                                     caVa

 rosa                                                                     roVa

 esame                                                                  eVame

 

Sul piano squisitamente grafico, le difficoltà del buon uso della “s” – posta all’inizio o all’interno della parola – non sono da meno.

Il destino della “s” è quello di essere anche impura, come se fosse di “sangue misto”.

Alla impurità – quando la “s” è seguita da consonante – si oppone la “s” pura, quando è seguita da vocale, allorché conserva, appunto, la purezza del suono.

 

S  pura

sale, sedia, sito, sole, sugo

 

S impura

spadone, steccato, spinello, studio

 

 

 

 

Esercizio : Elenca su due colonne – come nell’ esercizio precedente – le parole con la “s” pura e quelle con la “s” impura.

 

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La complessità aumenta gradatamente allorché ai nomi maschili che cominciano con la “s” impura si premette l’articolo. Infatti, si dice e si scrive:

lo spadone, lo steccato, lo spinello ….

 

Così come si premette l’articolo “lo” ai nomi in cui la “s” è seguita da nessi consonantici complessi :

 lo stradone, lo squalificato, gli sbracati, uno scroscio ….

 

E giacché ci siamo è il caso di porre l’articolo davanti ai nomi:

 pseudonimo, pneumatico, psicologo, psicopatico …

 

Per non dire dei nomi maschili che cominciano con una vocale ove l’articolo “lo” è mascherato dall’ elisione :

 l’abito, l’ospite, l’imbuto …

 

Tant’è che al plurale fanno :

gli abiti, gli ospiti, gli imbuti …

 

Tornando allo “psicologo”, la regola è che i nomi maschili che cominciano con i nessi consonantici “pn” e “ps” richiedono l’articolo “lo”, appunto:

lo pseudonimo, lo pneumatico, lo psicologo, lo psicopatico …

 

Mentre richiedono l’articolo “il” i nomi maschili che cominciano con “pl” e con “pr”: il plico, il plagio, il prezzo, il priore …….

 

È  tutto chiaro ? No !

Si incorre in paurose sbandate a voler guidare con “gli” pneumatici invece de “i” pneumatici.

In realtà, l’una o l’altra marca va bene. Alla fine, sarà l’uso verbale della strada che decreterà la vittoria dell’una o dell’altra.

 

È  appena il caso di ricordare che l’ articolo “lo” è richiesto anche per i nomi maschili che cominciano :

- con “z” : lo zero ….

- con “x” : lo xilografo ….

- con i digrammi “gn” e “sc” : lo gnomo, lo sciocco …

La riflessione sulla “sc” potrebbe essere estesa con il contributo della lingua inglese e della lingua francese, ove la pronuncia della “sc” italiana (scena) corrisponde alla pronuncia della “sh” inglese (shell = conchiglia) e della “ch” francese (chien = cane) .

 

E per finire, attenti sempre alla “S", una capricciosa consonante che altera persino i significati :

 

- se cambio/scambio, colare/scolare … hanno più o meno lo stesso significato, non significano la stessa cosa parole come carpe<i/> e scarpe, parare e sparare, tirare e stirare ….. per non parlare di significati opposti come nel caso di fiducia/sfiducia, qualifica/squalifica, conosciuto/sconosciuto … e chi più ne ha più ne metta.

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