SVILUPPO O FORMAZIONE?
di Umberto Tenuta
La grande rilevanza dell’azione formativa dei genitori nei primi tre anni di vita dei bambini
All'articolo 3 della Costituzione repubblicana del 1948 si legge: <<…È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese>>. Peraltro, all’art. 34 si ritrova l'espressione <<capaci e meritevoli>>.
L’EDUCAZIONE COME SVILUPPO O COME FORMAZIONE?
Sembrerebbe emergere una concezione dei processi educativi come sviluppo (emergere, venir fuori) e dell'azione educativa come un trarre fuori (educere, ex-ducere), per cui varrebbe l'espressione di Plutarco: l'educazione è il diventare quello che si è. Ma nell'articolo 21 della Legge 59/1997 si parla di <<sistema formativo>> e nel Regolamento dell'autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 si ritrovano espressioni, quali Piano dell'offerta formativa, processi formativi, percorsi formativi, obiettivi formativi, per cui l'educazione dovrebbe essere intesa non tanto come sviluppo ma come processo formativo, cioè come promozione[1] della piena formazione della persona umana. Si tratta di due concezioni opposte dell’educazione.
Se l'educazione è sviluppo, le possibilità formative della personalità sono predeterminate: il soggetto è portatore di un patrimonio di possibilità formative (capacità potenziali) che possono venire alla luce se sono adeguatamente stimolate e favorite oppure rimanere inespresse e addirittura atrofizzarsi se non sono adeguatamente coltivate.
Il limite di una concezione come sviluppo è il determinismo: si nasce potenzialmente preformati, predestinati, come riteneva Calvino[2] e come riteneva il Lombroso. Si possono realizzare al minimo o al massimo le proprie potenzialità (cfr. il concetto di potenzialità in Aristotele), ma oltre non si può andare. In tal senso potrebbe essere intesa l'espressione <<capaci e meritevoli>> e in tal senso si giustificherebbe la stratificazione sociale, secondo i genetisti, per cui coloro che appartengono alle classi sociali più alte sono dotati di maggiore intelligenza e quelli che appartengono ai ceti sociali più bassi sono meno dotati[3].
La mobilità sociale è minima: solo alcuni individui dei ceti sociali più bassi, eccezionalmente dotati di alte potenzialità intellettuali, hanno accesso alle classi sociali più alte. Questo dovrebbe avvenire anche verso il basso (ma di rado si verifica!). Già Platone[4] aveva parlato di una tale stratificazione sociale: gli uomini sono fatti d’oro, d’argento e di piombo (gli schiavi). Sarebbe il caso di dire che i giochi sono già fatti al momento del concepimento, anzi già prima: Messieurs, les jeux sont faits. Portata alle estreme conseguenze, con una tale concezione si rischierebbe l'irresponsabilità degli individui: Cesare Lombroso affermava che delinquenti si nasce e che per saperlo bastavano le misure craniche[5]. Nessuno potrebbe essere condannato perché i comportamenti sarebbero predeterminati geneticamente. Verrebbe meno la volontà, il libero arbitrio, la libertà. Ma verrebbe meno anche quella componente essenziale della personalità che oggi si ritiene essere l'affettività (intelligenza emotiva)[6] e sulla quale sembrerebbe doversi puntare soprattutto nei processi formativi, per cui anche nel campo del lavoro oggi le aziende valorizzano soprattutto le motivazioni anziché le competenze dei propri dirigenti e dei propri dipendenti[7]. Sembra che la motivazione assuma un ruolo rilevante, più significativo della stessa intelligenza (intelligenze)[8]. Di segno completamente contrario, opposto, è la concezione dell'educazione come azione formativa, alla Skinner[9] (datemi un bambino sano e ve ne farò quello che volete), fino ad arrivare a concepire l'utopia di una società perfetta realizzata attraverso l’ottimizzazione dei processi formativi[10]. Onnipotenza dei geni, onnipotenza dell'educazione? La prima concezione è la più comune, largamente diffusa, accreditata da un sistema sociale nato classista (cfr. l’apologo di Menenio Agrippa).
Il Fascismo lo aveva fatto proprio, per cui il ministro Bottai parlava di spostati a proposito dei figli dei ceti sociali più bassi per i quali si proponeva la frequenza delle scuole medie, e non delle scuole di avviamento professionale.
Oggi ci si lamenta che a 13 anni i ragazzi debbono decidere se avviarsi ai licei o al sistema di istruzione e di formazione. Cinquant'anni fa si decideva a dieci anni: la scuola media o le scuole di avviamento professionale! Risulta legittima la domanda: hanno ragione i genetisti o gli ambientalisti? Aristotele aveva già risposto: in medio stat virtus. Sembrerebbe che la personalità sia la risultante dell’interazione dei fattori genetici e dei fattori ambientali, il cui apporto reciproco sarebbe del 50% (qualcuno arriva ad assegnare il 60% ai fattori genetici). Oggi le neuroscienze portano un contributo notevole alle concezioni ambientalistiche nel momento in cui riconoscono che la mente si struttura attraverso le sinapsi che si costruiscono nei primi tempi della vita degli individui in virtù di fattori genetici, casuali e ambientali. Già nel grembo materno il bambino riceve stimoli che favoriscono la formazione delle sinapsi, ma soprattutto nei primi anni di vita la formazione delle sinapsi è favorita dalle stimolazioni socioculturali. In parole povere, un bambino che vive in un ambiente socio-culturale ricco riceve intense stimolazioni che favoriscono la creazione delle sue sinapsi e del suo sè. Pertanto, Ledoux afferma: tu sei le tue sinapsi[11].
L'educazione più importante è quella che si realizza nei primi anni di vita, nella famiglia, da parte dei familiari e in particolare dei genitori.
L’EDUCAZIONE NEI PRIMI TRE ANNI DI VITA
Si stenta a prendere chiara consapevolezza del grandissimo ruolo educativo svolto dai genitori. I consolidati interessi di un sistema scolastico che privilegia le università e le scuole secondarie e che assegna scarsa importanza alla scuola primaria e quasi nessun rilievo alla scuola dell'infanzia, non recepita nel sistema della scuola dell'obbligo, impediscono di dare spazio ad una concezione che valorizzi al massimo i processi educativi nei primi anni di vita, con particolare riferimento alla scuola dell'infanzia e all'apporto formativo dei genitori. È innanzitutto difficile, estremamente difficile, cambiare la percezione dell'importanza formativa della scuola dell'infanzia, che continua a rimanere la scuola dell'intrattenimento, della socializzazione, del gioco, spesso fine se stesso, perché non si assume pienamente consapevolezza che in essa si gettano e si consolidano le basi della formazione motoria, sociale, emotivo-affettiva, linguistica, logica, cognitiva, matematica, storica, geografica ecc.Ad esempio, nessuno si preoccupa che nella scuola dell'infanzia si debbono gettare le basi:
a) del leggere e dello scrivere favorendo il consolidamento dell'amore per la lettura, l'acquisizione delle capacità di simbolizzazione e la maturazione della motricità fine, oltre che della lateralizzazione;
b) dell'apprendimento della scrittura posizionale dei numeri attraverso la maturazione della capacità di raggruppamento (contare per gruppi: due cinquine, tre settine, due decine...) e di simbolizzazione (giochi, anche di ruoli, attraverso l’uso di materiali vari per simbolizzare, come i contrassegni agazziani ecc.);
c) dell’apprendimento della composizione, a cominciare dal racconto pittografico (la bambina va a scuola di mattina e ritorna a casa a mezzogiorno);d) della formazione storica attraverso l'acquisizione della dimensione temporale (crescita personale, crescita di animali, crescita di piante...)
e) della formazione geografica (esplorazione e rappresentazione dello spazio, orientamento ecc.).Ma occorre scendere ancora più giù ed analizzare l’apprendimento nei primi tre anni di vita, soprattutto attraverso l'azione ludica e conseguentemente attraverso l'impiego dei materiali didattici concreti: giochi ad incastro per i concetti di seriazione, giochi dei colori per il loro riconoscimento e per la loro seriazione (tipo Montessori); formazione linguistica attraverso le simulazioni ludiche che richiedano attività di osservazione, di ascolto, di interpretazione (io ti dico quello che tu devi fare e tu lo fai!).Si potrebbe continuare per tutti i campi di esperienza e quindi per tutte le discipline.
Evidentemente, ciò richiede competenze nuove da parte dei genitori.
La pedagogia genitoriALE Non crediamo che esistano educatori più motivati dei genitori a studiare la pedagogia genitoriale o familiare. E già questo pone una questione: Pedagogia genitoriale o Pedagogia familiare?
Pedagogia familiare, perché è tutta la famiglia (genitori, fratelli, nonni, zii...) che opera nel processo formativo dei bambini.
Ma l'espressione Pedagogia genitoriale è più pregnante e, in fondo, i fratelli, i nonni, gli zii non fanno altro che le veci dei genitori. Perciò diciamo Pedagogia genitoriale. Una pedagogia pressoché sconosciuta, anche se esplorata dai grandi pedagogisti del passato: pensiamo soprattutto al Rousseau ed al Pestalozzi. Una pedagogia, però, da coltivare, da approfondire, da diffondere, da divulgare, perché arrivi in tutte le case. Della pedagogia genitoriale hanno bisogno soprattutto i genitori culturalmente più sprovveduti.
Ora, nel momento in cui si riconosce, si deve riconoscere, non si può non riconoscere che i giochi si fanno soprattutto nei primi tre anni di vita, occorre divulgare la pedagogia genitoriale.
Servono corsi per i genitori[12].
E saranno i corsi più frequentati.Mentre ai docenti occorre rilasciare gli attestati e offrire le incentivazioni, i genitori sono intimamente motivati, perché non c'è genitore che non avverta l'esigenza di essere un bravo genitore e soprattutto che non desideri mettere suo figlio nelle migliori condizioni perché realizzi la massima formazione della sua personalità acquisendo conoscenze, capacità e soprattutto atteggiamenti[13]. Tutti i genitori vogliono che i loro figli crescano sani. A tal fine li alimentano nel migliore dei modi. La nipiologia è diventata un business. Ma per crescere figli, i genitori debbono alimentarli anche sul piano culturale, soprattutto sul piano culturale[14].
Per la crescita fisica i genitori hanno i pediatri, anche quelli delle ASL.
Per la crescita culturale, ossia per la formazione culturale dei loro figli, i genitori non hanno maestri. Anche le riviste dedicate ai genitori riservano poco spazio alla Pedagogia genitoriale. È difficile cambiare lo stato delle cose.
Ma i tempi sono maturi.Interessante è un richiamo all’azione formativa che possono svolgere i genitori. A tal fine valga una riflessione sui videogiochi. Gran parte dei bambini li utilizza. I genitori non possono non prenderne atto e valorizzarli nell'ambito però di una azione formativa che non si limiti ai soli videogiochi, ma comprenda tutta l'attività ludico-educativa dei bambini sotto i tre grandi di vita e anche oltre.
LA PRODUZIONE DI GIOCATTOLI EDUCATIVIA
l nostro discorso sono interessati i produttori dei videogiochi, ma sono interessati soprattutto i produttori dei giochi concreti per i bambini, cioè i costruttori di giocattoli. I giocattoli non vanno visti solo nella loro dimensione di diversivi, di svago, di intrattenimento, ma anche e soprattutto nella loro dimensione educativa, formativa ed istruttiva.
Occorre cioè che i giochi siano finalizzati anche alla crescita linguistica, emotiva, matematica, storica, geografica ecc. dei bambini, pur senza perdere il loro carattere ludico.Certamente è un discorso pluridisciplinare.Richiede la collaborazione degli psicologi, dei sociologi, dei pedagogisti, dei metodologi, dei didatti, degli esperti di grafica, degli esperti dei mass media ecc. Ma è un discorso di grande portata sul piano pedagogico, sul piano scolastico, sul piano formativo. E, perché no, è un discorso di grande portata anche sul piano commerciale.Ne prendano atto gli interessati tutti, compresi i costruttori di giocattoli.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Occorre impegnarsi a promuovere una larga azione di divulgazione di queste problematiche per assicurare le migliori condizioni di formazione dei bambini nei primissimi anni di vita, anni estremamente determinanti ai fini della formazione della personalità, anni sui quali occorre puntare, non solo per soddisfare il diritto-dovere alla formazione ottimale della personalità, ma anche per combattere il fenomeno della dispersione scolastica, un problema che non riguarda soltanto la scuola secondaria, ma che può essere affrontato soprattutto a livello di scuola dei genitori e di scuola dell'infanzia, assicurando a tutti i bambini le stimolazioni socio-culturali più adeguate al pieno sviluppo delle loro capacità e dei loro atteggiamenti ed all'acquisizione delle conoscenze essenziali che consentano a tutti i bambini di crescere, di svilupparsi, di formarsi, di realizzare al massimo le loro possibilità formative, nella consapevolezza che capaci e meritevoli non si nasce ma si diventa, si può diventare, soprattutto attraverso un’azione formativa che si svolga in modo estremamente efficace ed intensivo, a cominciare dai primi anni di vita, nell'ambito della famiglia, prima, e poi nell'ambito della scuola dell'infanzia, alla quale va riconosciuto il grande merito di gettare le basi della formazione della personalità, cosa che non possono fare la successiva scuola primaria e meno che mai la scuola secondaria di primo e di secondo grado.Occorre raddrizzare il nostro sistema formativo nato capovolto: università - scuola secondaria - scuola primaria - scuola dell’infanzia - genitori[15].
Occorre partire dalla comeniana scuola del grembo materno! I genitori non si limitano solo ad allevare i bambini ma anche coloro che li formano, li educano, li istruiscono (<<è dovere e diritto dei genitori, mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio>>.(Art. 30, Cost.).
I genitori istruiscono ed educano i loro figli. Abbiamo detto volutamente “educano” perché riteniamo che i compiti dei genitori riguardino tutta la formazione dei loro figli: formazione motoria, formazione emotivo-affettiva, formazione sociale, formazione morale, formazione espressiva, formazione linguistica, formazione logica, formazione matematica, formazione scientifica, formazione storica ecc. Se la Repubblica deve impegnarsi a promuovere la “piena formazione della persona umana”, essa deve puntare soprattutto sulla formazione che si realizza nei primi anni di vita, nell’ambito della famiglia, degli asili nido, della scuola dell’infanzia. Affrontare il problema della dispersione scolastica nella scuola secondaria è troppo tardi e rischia di diventare tempo e denaro perduti, come purtroppo l’esperienza dimostra. Natura nisi parendo vincitur (Bacone), e la natura ci dice che la formazione essenziale, fondamentale, decisiva è quella che si realizza nei primissimi anni di vita dei bambini. Dopo si continua, ma non si recupera se non molto limitatamente e con grandi difficoltà. Dopo è tempo in gran parte perduto!
…concetto di educazione di San Tommaso d’Aquino … "Traductionem et promotionem usque ad perfectum statum hominis in quantum homo est, qui est statum virtutis" , cioé "direzione e promozione (della prole) allo stato perfetto di uomo in quanto uomo, che é lo stato della virtù" San Tommaso d’Aquino, La Somma Teologica, Casa Editrice Adriano Salani (ora Edizioni Studio Domenicano di Bologna), Roma 1972, Suppl. q. 41, a. 1. [Il p. Centi O.P., così lo traduce: "La natura non mira soltanto alla generazione della prole, ma anche al suo sostentamento e alla sua educazione fino alla maturità perfetta dell’uomo in quanto uomo, cioé alla formazione nella virtù"]).
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Alunno deriva da
alere (crescere,alimentarsi: chi si alimenta cresce, diventa
adulto, cioè
cresciuto).
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14 luglio 2004