ADOLESCENZA: TERRA DI MOLTI E DI NESSUNO
di Marinella Attinà[1]
E’ stato recentemente pubblicato dalla casa editrice La Scuola di Brescia un saggio, curato da Giusppe Acone, dal titolo: Pedagogia dell’adolescenza. E’ un agile e preziosissimo volume che rappresenta, a parere di chi scrive, un’occasione significativa per riflettere, sub specie educationis, su una tematica, quale quella adolescenziale, che, quasi come un fiume carsico, ritorna, di tanto in tanto, in superficie ed impegna pedagogisti, sociologi, psicologi e media in analisi e congetture di vario tipo.
Ancora un saggio sull’adolescenza, dunque. Dico ancora per due motivi: uno generale e uno più strettamente particolare, proprio rispetto al curatore di questo saggio. Generale, perché l’adolescenza è da sempre una tematica presente nella letteratura, nella narrativa, nelle scienze umane e in quelle dell’educazione. Basti pensare ad opere di narrativa come quella di Checov, Volodja, di Ercole Patti, Un bellissimo novembre, di Moravia, Agostino, recentemente di Diego De Silva, Certi bambini, o basti richiamare opere di matrice squisitamente psico-pedagogica come L’età incerta di Vegetti Finzi, Il bullismo di Ada Fonzi, La generazione invisibile di Ivo Diamanti ed ancora i saggi di Carotenuto, Cavalli…
Il motivo soggettivo, particolare si rintraccia nella considerazione che non è la prima volta che Giuseppe Acone riflette sulla tematica adolescenziale (si veda del 1981 Analisi pedagogica della condizione giovanile, del 1995 Fenomenologia dell’esperienza educativa e del 1998 La metafora dello sviluppo). Ma, allora, cosa è accaduto, come si spiega il fatto che molti autori avvertono il bisogno di ritornare, in modo diretto su una tematica già oggetto di molte pubblicazioni? Forse la risposta potrebbe essere rintracciata all’interno delle pagine del testo sopra richiamato là dove si legge “Appare in tutta la sua rilevanza la crisi di ogni autorevolezza-legittimazione, riscontrabile non solo negli episodi limite di estrema ferocia che vedono protagonisti della cronaca nera e nerissima adolescenti, ormai sempre più coinvolti in una vera e propria trama di orrore…Qui ovviamente siamo in presenza della punta dell’iceberg.
La condizione giovanile e di massa, con la dimensione adolescenziale di questa modernità estenuata e stanca, non è riconducibile ovviamente per intero a questi tragici aspetti-limite, all’immagine deturpante e orrenda che viene fuori da accadimenti tipo quelli di Novi Ligure o di Leno in provincia di Brescia, e, tuttavia, se si è costretti a parlare della punta dell’iceberg, si è contestualmente costretti ad ammettere che c’è tutta una parte sommersa dell’iceberg, che non può essere considerata discontinua rispetto alla parte emersa…”
La citazione serve, in questa sede, a dimostrare che, forse, siamo, di fronte ad un’emergenza della fenomenologia adolescenziale colta nel suo approdo all’età giovanile, non più vista come soggetto politico protagonista di innovazione, di un progetto rigenerante del sociale, non più soggetto capace di esprimere novità e cambiamento, ma come soggetto capace di bucare lo schermo mediatico o perché resosi protagonista di atti e fatti, che vanno dalla violenza più efferata a quel banale e ottuso vandalismo capace di far chiudere interi edifici scolastici solo per evitare un compito in classe, o per avere ombelichi esibiti un po’ troppo disinvoltamente in luoghi nei quali, comunque, si renderebbe pur sempre necessaria una minima decenza istituzionale.
E’ a questa nuova emergenza adolescenziale che occorre guardare con occhi pedagogici più vigili, attenti, cioè, a cogliere criticamente le pur pregevoli analisi sull’adolescenza e a declinarle secondo le cifre dell’educativo.
E’ proprio in questa direzione che è possibile scorgere una profonda contraddittorietà della tematica adolescenziale: un’ adolescenza che si prefigura, oggi, come terra di molti e come terra di nessuno.. In che senso terra di molti e terra di nessuno: sembra ed è una contraddizione logica. Perché terra di molti e chi sono questi molti? I molti sono le scienze umane e le scienze dell’educazione, strictu sensu che si sono occupate e continuano ad occuparsi dell’adolescenza.
Psicologia, sociologia, antropologia, privilegiano da sempre l’oggetto adolescenza.
Basti rapidamente richiamare alcuni di questi sguardi epistemologici.
Sul versante psicologico è d’obbligo il richiamo a Freud ed agli sviluppi di quella psicologia del profondo (Adler, Jung, Sullivan, ) che vede l’adolescenza come nodo di svolta del processo di formazione della personalità. E’ un passaggio delicato, intriso di dinamiche psichiche di matrice affettivo-relazionale che, se non sostenute, orientate dalla dimensione pedagogico-educativo, rischiano derive evolutive; ancora il richiamo a Piaget, Bruner, Fodor, Gardner, che identificano, pur con differenze più o meno sfumate, l’intelligenza adolescenziale nella capacità di “pensare” secondo processi di astrazione, formalizzazione, simbolizzazione; sul piano dell’intersezione antropologica della fase adolescenziale vale la pena ricordare gli studi classici della Mead, di cui vanno evidenziati i meriti -l’aver colto delle costanti culturali-, ma anche i limiti, rappresentati dalle interpretazioni più estremizzate e radicalizzate: quelle, per intenderci, che adombrano totalmente l’elemento natura a tutto vantaggio dell’elemento cultura. All’intersezione sociologica, infine va ascritto il merito di aver fatto emergere l’adolescenza come quel tempo psichico tipico della modernità così come la scoperta dell’infanzia operata da Rousseau aveva caratterizzato la premodernità.Ma il tratto più rilevante, all’interno di una sociologia pedagogicamente orientata sta nell’aver evidenziato la difficoltà a definire, a classificare l’adolescenza, tanto che sarebbe più corretto parlare di adolescenze -nelle sue versioni fisiologiche e nei suoi avvitamenti patologici-, ma soprattutto nel figurare l’adolescenza protratta-interminabile, quale archetipo dominante del nostro tempo. Ma i vettori psicologici, sociologici, antropologici, qui assunti come quei “molti” che sembrano affollare lo studio dei processi e delle dinamiche adolescenziali, non sembrano riuscire a rendere conto della complessità dell’adolescenza hic et nunc. In altri termini è come se si dicesse: va bene la psicologia, la sociologia, l’antropologia, ma nell’adolescenza c’è un quid, un qualcosa che ci sfugge … che occorre rileggere sia in chiave di una teorizzazione pedagogica sia nelle forme propriamente paidetiche. Sul primo versante valgono le letture in chiave pedagogica, operate dallo stesso Acone, di metafore come quella del narcisismo, della strategia di Peter Pan, dell’invisibilità adolescenziale. Sul secondo versante, occorre confrontarsi con le forme della paideia, da quella formale a quella informale.
Ed è proprio sul versante paidetico, quello che maggiormente investe la bildung dell’adolescenza nei suoi assetti educativi e formativi, nelle sue implicazioni etiche ed ermeneutiche, che si stagliano i confini di quella terra nullius alla quale si accennava in precedenza . Perché se da un lato, sul piano dell’alta cultura, l’adolescenza è oggetto di analisi, studio, interpretazioni raffinate, di costruzioni epistemologiche, dall’altro essa diventa terra di nessuno nel momento in cui entrano in gioco i protagonisti di una società educante.
Famiglia e scuola, cioè, da sempre indicati come gli elementi strutturali di una progettualità educativa, di una paideia formale, istituzionalizzata, sistematica ed intenzionale, sembrano essere andati in corto circuito educativo. E a questo black-out, che spezza la triplice polarità di scuola-famiglia-adolescenti, subentrano le luci accattivanti della galassia elettronica e le voci da sirene del gruppo dei pari.
Non è possibile entrare qui nel merito delle questioni pedagogiche della famiglia, nella questione ad esempio dello svincolo che, nella sua faccia fisiologica appare tappo cruciale e fondamentale per la progressiva conquista dell’autonomia e dell’identità; non è ancora possibile entrare nella problematica relativa ad un dimensione multimediale, che si configura come nuove protesi psichica, che schiaccia l’adolescente nello spazio di uno spot-boy e che sostituisce la relazione con la comunicazione on-line; e non è possibile entrare neanche nelle questioni che trasformano sovente il gruppo dei pari, i compagni di banco in compagni di branco.
Occorre fornire, invece, almeno una slide su ciò che rappresenta oggi la scuola. Scuola che, alla perdita della sua tradizionale funzione educativo-formativa a vantaggio di una presunta funzione istruttiva, aggiunge, paradossalmente proprio la perdita della stessa funzione istruttiva e selettiva. Una scuola, cioè, che non riesce a trovare più la forza e, forse anche il senso, per formare, che sul piano istruttivo è battuta sistematicamente da flussi catodici e da bit elettronici e che sul piano selettivo, ha preferito imboccare quegli strani percorsi dei debiti e dei crediti in un manzoniano guazzabuglio economico-docimologico.
Analisi drammatica, analisi pessimista, analisi nera, nerissima quella che, sulla scorta delle suggestioni forniteci dallo studioso Acone, si sta conducendo in queste brevi note? Forse…Ma d’altra parte, se si sfogliano titoli recenti e recentissimi sulla scuola –vale la pena ricordare, solo a titolo emblematico, l’ultima opera di Paola Mastrocola dal titolo La scuola raccontata al mio cane - scritti da chi è dentro le pieghe quotidiane della scuola, si svelano anche lì i toni apocalittici di una vera e proprio debacle scolastica.
Allora, il ritornare oggi a riflettere sulla tematica adolescenziale da parte della letteratura, delle scienze dell’educazione e da parte della pedagogia in particolare, dimostra che chiunque abbia a cuore il destino di una generazione non può rimanere indifferente di fronte ad un’adolescenza progressivamente privata di padri e di maestri, non può, cioè, rimanere indifferenti di fronte ai segnali forti e deboli di disagio che questa generazione di adolescenti invia. Ed infine, il ritornare oggi sulla tematica adolescenziale rappresenta il tentativo di rintracciare, nel deserto nichilistico che avanza, un senso ontologico che consenta di ripensare, parafrasando una celebre opera di Eccles e Robinson, la meraviglia di essere adolescenti, prima ancora della meraviglia di essere uomini .
16 dicembre 2004
Riferimenti bibliografici:
Acone G., Visconti E., De Pascale T., Pedagogia dell’adolescenza, La Scuola, Brescia, 2004.
Andreoli V., Giovani, Rizzoli, Milano, 1995.
Carotenuto A., La strategia di Peter Pan, Bompiani, Milano, 1995.
Cavalli A. (a cura di), Rapporti Iard, Il Mulino, Bologna, dal 1984 al 1992.
Diamanti I., La generazione invisibile, Il Sole 24 Ore, Milano, 2001.
Eccles J., Robinson D., La meraviglia di essere uomo, Armando, Roma, 1985.
Mastrocola P., La scuola raccontata al mio cane, Guanda, Parma, 2004.
Ricercatrice Confermata presso Università di Salerno