PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA |
di Laura Tussi
Sono messe in scena goliardiche per acquistare visibilità fra loro adolescenti, o sono invece segnalazioni e comunicazioni alle quali dobbiamo dare senso, proprio perché sono gesti insensati?
Nell’arco di cento anni sicuramente l’adolescente è stato considerato nella sua specificità e non ridotto esclusivamente né alla sua dimensione puberale, né all’aspetto infantile che si ripete in adolescenza oppure considerato troppo frettolosamente nell’alveo degli adulti. In questa attenzione multidimensionale nei confronti del passaggio e del cambiamento adolescenziali, si tiene conto del rimandare la dimensione storica dell’adolescenza, in modo da non considerare solo questo fenomeno nella sua specificità, ma di mantenere una visione sempre un po’ binoculare fra attualità dei comportamenti e dimensione più profonda e anche più storicamente determinata del passaggio, della transizione e della trasformazione metabletica in adolescenza.
Quindi si cerca di capire come avviene attualmente questo processo di risimbolizzazione e di sviluppo dell’identità giovanile, che in contesti più primitivi, più tradizionali, avveniva in modo iniziatico, mentre oggi avviene con modalità differenti che non sempre sono solo disordinate manifestazioni che producono crisi di identità, di dispersione di sé, di disagio, accezioni molto usate per descrivere i passaggi adolescenziali, ma rappresentanti anche forme nuove, modi innovativi di costruire la persona, l’identità, le istanze intrapsichiche, cercando di cogliere questo aspetto di novità che si dimostra importante anche per evitare che subentrino ritorni eccessivamente nostalgici dell’idea che costruire identità più solide e meno diffuse significa, per esempio, semplicemente tornare alla negazione, alla repressione, al tabù, al non dire, al porre limiti, tutte modalità di costruire identità adolescenti in cui il tema della solidità, del limite, della compressione e costrizione, sembrano essere una risorsa educativa come se fosse un ritorno, un’idea in cui sia importante richiamare sulla scena una figura paterna e paternalista purtroppo limitante, separante, che possa svolgere nei confronti dell’adolescente una funzione educativa più che autorevole, autoritaria. Ormai ci sono altri padri, altre modalità di svolgere queste funzioni e coesistono altri modi di aiutare il giovane a crescere, oltre allo svolgere una funzione che un tempo si diceva “di castrazione” e “di limitazione”.
11 GENNAIO 2005
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