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PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

PASSIONE PER LA FORMAZIONE DEI GIOVANI
di Virginia Mariani

Una riforma della scuola che veda i docenti impegnati nella formazione prima che nell’istruzione dei giovani

Qualche sera fa, parlando con un amico, mi sono sorpresa ad affermare che non ci vuole la riforma ma soltanto una ritrovata passione. Sempre di ‘riforma’ potrebbe trattarsi poiché quello a cui alludevo era appunto la volontà, più che la capacità, di rimettersi in gioco, dubitando almeno un po’ di quanto si è rappresentato anche a se stessi fino ad allora per lasciare spazio all’ascolto di sé e dell’altro. Sto parlando “a numeri” e non mi compete: sono docente di Lettere! Il punto è che in questi due anni ho scoperto di amare il mio lavoro e non soltanto perché mi piaccia stare seduta dietro una cattedra, nascosta dietro i miei occhialini miopi per fare lezione, interrogare e valutare, rifugiata dietro i registri e le carte varie da compilare dietro un compenso…lasciamo stare.
Amo il mio lavoro perché sto comprendendo l’importante e prezioso ruolo di chi in quella privilegiata posizione può dare una lezione, ma di vita, e che sempre più spesso però “di ruolo” non è e quindi poco ne ha, anche nei propri confronti. Punto esclamativo. Ma, anche se probabilmente per una distorta e mistificata tradizione cristiana rievoca profeticamente più un “grave patimento fisico”, vorrei continuare a parlare di “passione”, nonostante tutto, nel significato quasi ultimo di “dedizione” e di “interesse vivo per qualcosa”.
In verità, io preferisco “interesse vivo per qualcuno/a” proprio per un ulteriore esperienza vissuta qualche giorno fa. Quest’anno sono in un istituto superiore e sono docente nel biennio tutto al femminile dei servizi sociali.
Molte delle ragazze hanno scelto questo indirizzo perché piacciono i bambini, ma non manca chi vuole lavorare con disabili, anziani e tossicodipendenti. Ho pensato che nei primi giorni, nei quali è prevista l’accoglienza e la conoscenza reciproca, nonché la valutazione attraverso i test d’ingresso, avrei potuto proporre alcuni dei giochi d’animazione per le presentazioni. Non siamo riuscite a frenare le lacrime, sia nella classe delle più grandicelle, che altere e tracotanti inizialmente avevano rifiutato addirittura la mia proposta di disporsi in cerchio (e non me l’aspettavo!), sia nella classe delle più piccole che hanno accolto più entusiasticamente la proposta.
Sapevo che avremmo toccato il tasto dell’Amicizia e dell’Amore adolescenziale… non sapevo che, fra una battuta e l’altra e qualche mio reiterato richiamo al silenzio, le ragazze (questa gioventù di oggi…) soffrissero, e molto, per la perdita del loro nonno o del loro papà, per un fratello più grande o più piccolo che non avranno mai risentendo, quindi, del loro essere figlie uniche, per i loro cugini, per la loro famiglia. E chi non soffre è felice, e tanto, per i propri genitori e per la classe nella quale trascorrerà i prossimi cinque anni.
Qualcuna, poi, non è riuscita a dire tutto, ma al mio invito a scrivere (seppur in italiano corretto, mi raccomando!) dell’esperienza custodendo il testo magari nel segreto del proprio diario, ha risposto consegnandomi lo scritto con fiducia e desiderio di comunicare assolutamente le proprie emozioni.       Si può riformare la Scuola (e ben vengano le riforme secondo Costituzione!), le programmazioni e i programmi che pure vanno svolti fra attente spiegazioni e verifiche, ma se lo stare insieme in classe per ognuno/a non è semplicemente piacevole, amorevolmente colloquiale, serenamente accogliente, l’Istruzione più che obbligatoria sarà obbligata e non libera, vincolata com’è al solo provvidenziale suono della campanella.  E addio formazione e cultura!       Ma, certo, a tutti i livelli è necessario che ci si venga incontro e, sebbene Pubblica sia soltanto la ‘Distruzione’, noi continueremo a credere nell’apostrofo e nell’apostrofe contro chi ci vuole non individui evangelicamente servitori ma asserviti (Settembre 2003).

  17 gennaio 2005

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