PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA |
CRISI NEL MONDO DELLA SCUOLA di Paolo Brunacci
Una riflessione sui problemi della didattica
Da molti anni si sostiene che il sistema educativo stia vivendo una situazione di crisi; si moltiplicano infatti gli interventi pubblici e autorevoli che giudicano scarsi e preoccupanti i livelli raggiunti dagli studenti italiani.
Tuttavia occorre ponderare alcuni fattori prima di emettere una sentenza.
In primo luogo in quanto il dato negativo non è sorto oggi ma è il prodotto di un processo annoso; in secondo luogo si tende a pensare che comunque l’educazione dei giovani è stata da sempre un’attività problematica e da ultimo si potrebbe dire che non sono gli studenti a vivere l’emergenza, poiché occorre sempre tenere presente che non tutti sono da considerare in crisi, casomai lo sono gli insegnati che applicano strumenti didattici obsoleti.
Tutti e tre gli argomenti, nel tentativo di non caricare il problema di drammaticità che ne ostacolerebbe una lucida disamina, non sono in grado di chiudere il dibattito e dare una risposta certa al quesito di partenza: la scuola di oggi deve affrontare problemi unici e inediti rispetto al passato, appunto tipici di una situazione critica ed emergenziale, oppure la situazione attuale presenta ordinarie e strutturali disfunzioni? Io propendo per la prima soluzione, consapevole che ogni educatore e ogni istituzione educativa, da Platone in poi, hanno dovuto affrontare problemi intrinseci al difficile ruolo del docente, ciò nonostante la situazione attuale è più grave per il fatto che si registra forse per la prima volta nella storia dell’istruzione di massa in Italia un regresso visibile e inquietante.
Per dimostrare la validità della mia tesi, ossia che viviamo una crisi educativa, procederò prima alla definizione di alcuni argomenti a favore e poi a una loro analisi critica. Gli argomenti sono i seguenti: 1) sul piano delle conoscenze e delle competenze, gli studenti di oggi presentano gravi disfunzioni e lacune; 2) gli studenti di oggi sono meno preparati rispetto al passato per quel che concerne il mondo del lavoro; 3) l’era digitale produce delle conseguenze sul cervello/mente che a loro volta condizionano inevitabilmente la didattica; 4) il predominio della cultura del “tutto facile” va a scapito di selezione e fatica.
Analisi critica dei singoli argomenti:
1) Il regresso sul piano delle conoscenze e delle competenze è un’esperienza che ogni insegnante fa quotidianamente, è sufficiente infatti confrontare la situazione attuale con quella di 20-30-40 anni fa per stabilire che si sono perse nozioni e procedure: tutti gli indicatori e le statistiche acclarano tale dato di fatto. Oggi gli studenti possiedono un vocabolario limitato e usano un linguaggio basato su strutture logiche semplici, che non permettono loro di decifrare strutture complesse come quelle che necessariamente sottendono gli argomenti di una normale didattica, la quale è quindi diventata difficile e incomprensibile. Per ovviare a tale impasse, ogni anno si tagliano pezzi del programma con lo scopo di renderlo più accessibile, producendo inevitabilmente un livellamento delle performance verso il basso e la sistematica riduzione dell’eccellenza:
2) Se il punto n. 1 fotografa la realtà; ciò significa che i nostri studenti raggiungono livelli insufficienti, i quali progressivamente si abbassano. La preparazione scolastica in uscita non può soddisfare le esigenze di un mercato del lavoro sempre più complesso, dove la specializzazione si amalgama con la flessibilità, qualità che durante gli anni di studio non sono acquisite dagli studenti, mentre fino a un quindicennio fa la scuola riusciva a formare le adeguate professionalità per un’economia ovviamente più stabile e diversa da quella attuale;
3) Per quanto riguarda l’uso delle nuove tecnologie, secondo alcuni neuroscienziati le risonanze magnetiche evidenziano lievi modificazioni della corteccia cerebrale nei lobi frontali dei nati nell’era digitale. È in atto quindi un processo che coinvolgerebbe le facoltà intellettive delle giovanissime generazioni, le quali, per i guru del computer, svilupperebbero abilità nuove come la capacità di pensare in modo non sequenziale, di individuare l’esenziale in un flusso indistinto di informazioni, di superare il nozionismo con l’uso dei motori di ricerca. Ricerche recenti tuttavia ci dicono che il cervello è una struttura sequenziale , creata per gestire un’operazione alla volta e che con il multitasking, ossia l’uso simultaneo di più strumenti elettronici a cui i giovani sono sempre più abituati, si commettono più errori e si è meno capaci di approfondire un argomento . Lo conferma l’esperienza quotidiana che dimostra che l’uso dei suddetti strumenti va a svantaggio della correttezza ortografica e grammaticale, dell’arricchimento lessicale nonché della facoltà di analisi che viene sempre più spesso sostituita dall’onnipresente e taumaturgico “copia e incolla”. In conclusione si potrebbe affermare che il collegamento tra l’era digitale e il profitto scolastico è ancora del tutto da indagare; l’unica cosa certa è che, da un punto di vista darwinista, il cervello cerca di adattarsi all’ambiente tecnologico, in che modo e attivando quali trasformazioni non lo sappiano. Nonostante ciò, la sfida dell’elaborazione di una nuova didattica conforme all’interazione tra ambiente e soggetto non può essere elusa;
4) Anche grazie a certi modelli socio-mediatici imposti dal mondo degli adulti, tra i giovani avanza inarrestabile la cultura del “tutto facile”, con il conclamato risultato che l’applicazione di concetti come “merito” e “fatica” diventa sempre più sterile. Se tutto è facile e a portata di mano, se si elimina lo sforzo, ineluttabilmente ogni azione verso un obiettivo si svuota di significato e il cervello abdica alle sue prerogative, ovverosia rinuncia a sviluppare soluzioni di fronte ai problemi e a essere sollecitato da stimoli esterni che ne incrementano la concentrazione. Forse l’esperienza più disarmante e al tempo stesso più contingente che gli insegnanti ogni giorno fanno in classe, è vedere gli studenti spesso privi di interesse, costantemente distratti, in comunicazione con la realtà attraverso un segnale debole e a intermittenza.
Ne deriva una tangibile difficoltà di trattenere le informazioni, ossia di memorizzare e quindi di rielaborare, simile a quella che si osserva negli anziani che fisiologicamente perdono in termini cognitivi: questo paradosso è il dato più stringente che mi spinge ad affermare che viviamo in una situazione di crisi educativa e che conseguentemente urge un approccio pedagogico nuovo, malgrado tutto animato dalla imprescindibile e inossidabile speranza nelle giovani generazioni.
BIBLIOGRAFIA
MEDINA J. “Brain rules”, Pear Press, 2008
PENTLAND A. “Honest signals”, Mit Press, 2008