PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

L’INTELLIGENZA AFFETTIVA: RIFLESSIONI  di C.Cutolo Fortunata

Ancora oggi si fa fatica a considerare la variabile affettiva come una delle componenti fondamentali nella pratica educativa importante ai fini dell’apprendimento, riducendo così l’apprendimento stesso come a “quell’evento esclusivamente intellettuale o esclusivamente dipendente dallo sviluppo neurologico, quando conseguentemente il piano cognitivo è sovradimensionato [...], quando i processi di insegnamento-apprendimento sono regolati dal criterio di uniformazione e l’atto didattico si traduce in un’operazione tecnologizzata”.

Ponendo l’attenzione soltanto sulle componenti razionali dell’azione educativa, ci si trova di fronte ad una “macchina scolastica” vista come processo caratterizzato semplicemente dalle capacità progettuali e dalle abilità programmatorie e valutative dell’insegnante piuttosto che “alla sua esemplarità, alla sua maturazione socio-affettiva, alla sua volontà-capacità di incontro e di aiuto, al suo impegno continuato a costruire con l’altro e per l’altro una comunicazione tra volti, a farsi promotore-sostenitore di una relazione intersoggettivamente qualitativa e pedagogicamente orientata, ossia alimentata da sentimenti positivi e sorretta da valori autentici”.

Una buona relazione educativa si basa sia sul riconoscimento di un docente autorevole, sia su discenti pronti ad imparare in una situazione di apprendimento in cui si crei un’osmosi tra sfera affettiva e sfera conoscitiva. Le comunicazioni verbali e non verbali, gli atteggiamenti, le aspettative influiscono sugli alunni e sulla loro motivazione ad apprendere. In una sola parola, l’ascolto attivo ha un ruolo fondamentale: il maestro che ascolta, il maestro che facilita la parola grazie alle tecniche dell’ascolto ematico stimola l’impegno, perché l’allievo vede nel docente una persona su cui contare in qualsiasi momento per problemi scolastici e non.
Tutto questo, come osservato prima, grazie all’autorevolezza del docente: un docente che non si limita alla mera trasmissione del sapere, un docente la cui personalità influisce positivamente sull’elaborazione del sé, sull’attribuzione di identità positiva o negativa, sulla formazione dell’autostima e dell’autofiducia, sullo sviluppo intellettuale ed emotivo e quindi sulle dinamiche motivazionali dei processi di apprendimento.

Ne discende, dunque, “l’esigenza di rafforzare negli alunni sentimenti positivi di sé, sicurezza e fiducia nelle personali possibilità e capacità, convinzioni di saper affrontare i compiti di apprendimento e di poter contare su se stessi e, dunque, di potenziare il senso di autoefficacia, con la consapevolezza che il «credere di potercela fare» influenza in maniera rilevante le dimensioni motivazionali, cognitive, emozionali della personalità, esercitando conseguentemente una significativa incidenza, anche nei contesti extrascolastici, sui processi di attivazione delle risorse e competenze personali e di controllo sulle richieste di un compito, sulla  decisione di scelte responsabili, sul perseguimento di traguardi, sull’impegno e sullo sforzo, sulla possibilità di contrastare più facilmente disagio e disadattamento”.

Come sostiene Bertocchi, l’integrazione armoniosa ed efficace della scuola e nella scuola in un sistema comunicativo complesso e diversificato, dovrebbe svilupparsi sulla linea del “dialogo”come momento comune, cognitivamente impegnativo di costruzione delle conoscenze, dialogo inteso nel suo valore forte e originario di conversare, discutere, domandare e rispondere tra persone associate dal comune interesse.

 

BIBLIOGRAFIA
Bruno Rossi, Pedagogia degli affetti, Laterza, Roma-bari, 2002.
Bruno Rossi, Intelligenze per educare, Guerini Scientifica, Milano, 2005.
Alba Sasso (a cura di), La cultura della scuola e la sua contemporaneità, La Nuova Italia, Scandicci (Fi), 1996.

Cfr, Bruno Rossi, Pedagogia degli affetti, Laterza, Roma-bari, 2002.

Bruno Rossi, Intelligenze per educare, Guerini Scientifica, Milano, 2005, p. 112.

Ivi, p. 116.

Cfr, Alba Sasso (a cura di), La cultura della scuola e la sua contemporaneità, La Nuova Italia, Scandicci (Fi), 1996.