PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

IMMAGINE di Laura Alberico
Cultura dell’immagine

L’immagine è pur sempre una rappresentazione, una trasformazione soggettiva quando è interpretata e trasmessa poi agli altri. Il mondo iconico ci accompagna dalla nascita quando il bambino, prima di imparare a scrivere, rappresenta il suo mondo attraverso i disegni che animano la sua fantasia. In seguito con l’età che cresce le rappresentazioni diventano visioni più aderenti alla realtà, le proporzioni trovano una giusta collocazione e dagli schemi infantili si passa a forme via via più organizzate. Nel corso della storia la cultura dell’immagine ha trovato le sue manifestazioni più importanti e significative nei pittori delle varie epoche, essa si è calata negli usi e costumi fornendoci gli strumenti necessari per interpretare il periodo storico, le differenze sociali con rappresentazioni della vita quotidiana e gli stridenti contrasti tra i ceti abbienti e la classe più emarginata, i cosiddetti poveri. I momenti della vita passata sono stati trasmessi a noi nella loro semplicità e ricercatezza e i particolari hanno reso pienamente l’idea di un mondo lontano eppure ancora vivo nella naturalezza dei gesti, nelle espressioni dei soggetti rappresentati che esprimono  emozioni, colori e sfumature che sembrano fermare il tempo e comunicare ancora i contrasti dei sentimenti più forti e vitali. Con la trasformazione della società la cultura dell’immagine è stata sempre uno specchio del periodo che la rappresenta. Il senso estetico della bellezza classica si è impoverito perché i canoni su cui essa poggiava non erano più aderenti alla realtà. Da qui le rappresentazioni stilizzate e asciutte di un’arte tecnicamente astratta e simbolica che  non riesce a trasmettere il senso del bello perché  spesso destinata soltanto alla ristretta cerchia dei cultori ed estimatori di quello specifico stile. Oggi la cultura dell’immagine è diventata un fenomeno di massa e un mezzo di trasmissione del “non sapere” perché viaggia sul fenomeno ormai dilagante del consumismo che deve rendere conto soltanto ai proventi del mercato. Il senso del bello non ha più radici nel nostro tempo perché la trasmissione del sapere è considerata un mondo lontano e desueto che non riesce a dare quelle emozioni forti di cui questa società si alimenta. Si pensa troppo al presente, a quello che nell’immediato si può e si deve fare per costruirsi una “propria” immagine e assicurarsi il successo e la fama. Le immagini ci catturano e attirano la nostra attenzione ma non ci forniscono gli strumenti per la ricerca del bello, del senso e del significato della realtà e della sua rappresentazione.