PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

FAMIGLIA E SVILUPPO METACOGNITIVO
di Filomena Iaquinandi
 

Studi comprovati sottolineano il profondo legame esistente tra il livello cognitivo dell’individuo e le svariate caratteristiche della famiglia, in particolare alcuni studi (Borkowski e Carr, 1989) sottolineano esplicitamente la relazione esistente tra competenze metacognitive e ambiente familiare.
Ancora una volta la famiglia è individuata come il mediatore per eccellenza dei processi di apprendimento, ancor di più quando ci si riferisce a soggetti in situazione di handicap. L’ambiente familiare, ma soprattutto l’azione svolta dai familiari, può essere fondamentale allo sviluppo di alcune competenze metacognitive.
Albanese, ad esempio sottolinea il ruolo importante della madre anche nella gestione e risoluzioni di situazioni o problemi familiari semplici. Ella sostiene che le madri che incoraggiano maggiormente lo sviluppo metacognitivo sono quelle che traducono il problema in termini che stimolino l’attenzione del bambino. «Esse propongono soluzioni, delegano poco per volta al bambino la responsabilità di risolvere il problema, indirizzano le prestazioni del bambino incoraggiandolo a controllare lui stesso ciò che fa» . Da queste considerazioni possiamo intuire quanto le competenze metacognitive si differenzino sin dalla prima infanzia.
 Anche le differenze culturali all’interno della famiglia sono all’origine di competenze metacognitive differenti. Alcune ricerche sottolineano che i genitori interagiscono e correggono i comportamenti dei propri figli diversamente in relazione al contesto culturale in cui essi sono inseriti.
Ha grande influenza sull’eventuale interiorizzazione di un comportamento positivo il modo in cui i genitori lo inducono e dunque le informazioni che associano alla strategia punitiva o alternativa che mettono in atto. Talvolta un commento associato al rimprovero o ad un’indicazione è utile alla comprensione delle eventuali conseguenze di un comportamento negativo, e dunque può facilitare l’interiorizzazione di un modo di fare.
Anche dal punto di vista del sostegno nello sviluppo di strategie metacognitive la famiglia svolge un ruolo importante. Da qui la necessità di impegnarsi sempre più per far si che essa diventi parte integrante del processo di apprendimento e sviluppo della persona in situazione di handicap. Bisogna aiutare la famiglia ad uscire dall’isolamento nel quale spesso cade, e a sviluppare una rete di alleanze tra insegnanti, operatori, educatori e strutture territoriali. Solo attraverso la costruzione di una sinergia di azioni integrate si potrà sviluppare un intervento che porterà effettivi cambiamenti migliorativi nello stile di vita del soggetto, sulla base dei quali costruire un progetto di vita funzionale e costruttivo finalizzato ad una completa integrazione del soggetto all’interno della società.

 

BIBLIOGRAFIA

1. RENZO VIANELLO, CESARE CORNOLDI  (a cura di), Handicap, comunicazione e linguaggio, JUVENILIA, BERGAMO, 1988.
2. OTTAVIA ALBANESE, Metacognizione ed educazione, FRANCO ANGELI, MILANO, 1998.
3. PAOLA DI FURIA, FEDERICO MASTRANGELO, Famiglia e handicap. Intervento psicoeducativo, FRANCO ANGELI, MILANO, 1998.


Cfr., J.G. Borkowski, Metacognizione e acquisizione di forza (“empowerment”). Implicazioni per l’educazione di alunni con handicap o difficoltà di apprendimento, in Renzo Vianello, Cesare Cornoldi  (a cura di), Handicap, comunicazione e linguaggio, Juvenilia, Bergamo, 1988.

Ottavia Albanese, Metacognizione ed educazione, Franco Angeli, Milano, 1998, p. 37.

8 marzo 2010

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