PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

Psicopedagogia in ambito scolastico
di Laura Alberico

Per psicopedagogia si può intendere sia una teoria, sia un metodo, sia un insieme di tecniche didattiche che si riferiscono ai temi della psicologia dell’educazione, sia per fondarli, sia per chiarirli, sia per metterli in opera”.

Questa definizione generale ci prospetta un campo di azione molto vasto perché vengono presi in considerazione tutti i fattori che influenzano l’educazione. Una qualunque situazione di apprendimento deve necessariamente riferirsi ai soggetti che ne sono interessati (alunni, insegnanti), alle relazioni che si stabiliscono tra essi in un determinato contesto istituzionale (scuola).

Affinché l’azione educativa sia efficace deve tener conto della individualità di ogni soggetto, la sua evoluzione psicologica in relazione agli obiettivi da raggiungere. Ogni alunno prima di stabilire una relazione educativa con l’insegnante ha un suo retroterra culturale che ha una influenza determinante sulla spinta motivazionale ad apprendere. Il gruppo-classe non è un insieme di soggetti distinti ma un sistema strutturato con una propria dinamica evolutiva. Avviene naturalmente che nell’ambito del gruppo si formino, col tempo, dei sottogruppi che si aggregano attorno ad una figura leader . Spesso questi manifestano atteggiamenti contrastanti l’uno con l’altro determinando un clima difficile e poco sereno, ma sarà cura dell’insegnante cogliere nella diversità delle occasioni per favorire l’integrazione e l’evoluzione del gruppo-classe. Oggi la professione di docente è cambiata radicalmente perché si richiedono all’insegnante le “abilità educanti”, quelle competenze che rendono il rapporto educativo flessibile cioè in grado di modulare e potenziare l’insegnamento mediante un tipo di comunicazione autorevole e non autoritaria. Weber ha identificato otto diversi approcci dell’insegnante nel gestire la classe, essi possono rivelare differenti stili comunicativi e relazionali. I metodi e le tecniche didattiche usate nella psicopedagogia seguono l’indirizzo analitico-sintetico o sintetico. Il primo metodo parte dall’esperienza globale del bambino, dai suoi processi di conoscenza ed osservazione della realtà, dalla pluridisciplinarità che consente un lavoro di ricerca sul campo; questo metodo coinvolge il soggetto emotivamente e psicologicamente e di conseguenza la sensibilità individuale si arricchisce perché i processi psicologici seguono le tappe evolutive fondamentali della crescita. Nel metodo sintetico i processi psicologici implicati si strutturano partendo da elementi astratti, lontani dalla esperienza reale e per questo non coinvolgenti sul piano affettivo e relazionale. Il metodo attivo è autentico, presuppone una partecipazione del soggetto e quindi una sua volontà di apprendere e di interagire in un determinato contesto senza forzature. “ L’uomo psichico si realizza tra due inconsci: l’inconscio biologico e l’inconscio sociale. Tutto l’edificio della vita mentale si costruisce ai suoi diversi livelli mediante l’adattamento della nostra attività all’oggetto, e ciò che dirige questo adattamento sono gli effetti dell’attività sull’attività stessa”( H.Wallon). I comportamenti visibili di chi apprende in modo spontaneo e non sono gli stessi, mentre non lo sono i corrispondenti livelli psicologici. La relazione educativa e le sue modalità sono cambiate sensibilmente nel corso degli ultimi decenni. Non esiste più un legame limitato a docente-alunno ma un modello strutturato sulle componenti principali che interagiscono nel rapporto educativo: l’alunno, la sua personalità, il suo ambiente familiare, il suo gruppo sociale, l’insegnante, la sua personalità, il suo gruppo sociale e la società nel suo insieme. L’insegnante, oltre il suo ruolo istituzionale, è una persona e come tale ha le sue caratteristiche, le sue qualità, i suoi difetti, il suo stile comunicativo con diverse possibilità di adattamento al contesto nel quale esercita la sua funzione. Tutto ciò consapevolmente o inconsapevolmente viene trasmesso agli alunni come diceva J.Jaurès :” Non si insegna quello che si sa o si crede di sapere, si insegna ciò che si è”.

Bibliografia
Mialaret G., Il sapere pedagogico, Lucarini, Pensa Multimedia,- 1999
Buccoliero E., Maggi M., Benessere a scuola, Scuola e didattica, 15 ottobre 2009

1 febbraio 2010

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