PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

EDUCAZIONE ALLA PRO SOCIALITÀ E ALLA CITTADINANZA ATTIVA E RESPONSABILE
di Umberto Landi-
Emanuela Migliore

E’ stato questo il tema di un Convegno che si è svolto a Baronissi (Salerno) negli ultimi giorni di maggio, con la partecipazione di docenti e dirigenti delle Scuole locali ma anche di altre zone e, quello che più conta, con la presenza di alcuni genitori e un buon numero di studenti di scuola secondaria di secondo grado che hanno partecipato attivamente anche al dibattito.

Il Convegno di studio – promosso e organizzato da due Associazioni di volontariato – il Club Unesco di Baronissi e l’AMU (Azione per un mondo unito) è stato pensato come un’occasione per richiamare l’attenzione di docenti, dirigenti, genitori e studenti delle Istituzioni scolastiche locali su alcune fondamentali istanze socio-educative che nel nostro tempo, da più parti, vengono segnalate di tanto in tanto come delle vere emergenze formative.
Vi è infatti innanzitutto l’antico problema dell’educativo che, per le oggettive difficoltà di affrontarlo efficacemente nelle istituzioni scolastico-formative, spesso è trascurato e qualche volta addirittura ‘rimosso’ o affidato comunque ad iniziative poco efficaci, talvolta realizzate all’interno di ‘progetti speciali’ ivi compresi i PON. Non va dimenticato che in anni non lontani su una nota rivista scolastica nazionale, La vita scolastica, qualcuno scrisse ‘ E se l’educativo non esiste ? “.
All’interno di questo problema di fondo, da circa cinquant’anni, a più riprese e con diverse impostazioni, il Ministero dell’istruzione ha cercato di dare un assetto a quella che in tempi e in documenti programmatici diversi - è stata definita: educazione civica, educazione alla convivenza democratica, alla convivenza civile, ecc. Nell’ambito di tali finalità le Istituzioni scolastiche hanno avviato e realizzato – anche in adesione a proposte ministeriali – una infinità di progetti: educazione ai diritti umani, alla legalità, all’impegno, alla pace, alimentare, stradale ecc. Qualche Regione, come ad esempio la Toscana, ha destinato fondi specifici a tali iniziative da realizzare nella quota-orario che dovrebbe essere di competenza regionale e della singola autonomia scolastica. (1)
E’ noto peraltro che, a partire dagli anni novanta, con i progetti attivati all’interno delle iniziative di ‘educazione alla salute’ (Giovani 93, Ragazzi 2000, Genitori, Star bene insieme a scuola, ecc.) Governo e Scuole avevano dato vita ad una serie di iniziative e di progetti che pure si occupavano di queste problematiche ed evidenziavano l’urgenza di intese operative tra famiglie e scuola, genitori e docenti, sollecitati a fare uno sforzo per trasformarsi ‘da avversari in alleati’ e cercare così di rendere efficaci i processi di formazione delle nuove generazioni. Che, allora come ora, spesso sembrano sfuggire anche ai più tenaci tentativi di orientare e promuovere comportamenti sociali positivi. Con urgenza ancora maggiore viene avvertita oggi l’esigenza di azioni positive, chiaramente definite, all’interno delle istituzioni scolastiche e nella non facile interazione tra scuola e famiglie. (cfr. nota min. del 31.7.2008, prot. 3602/P0).
Famiglie e scuola – in mancanza di una interazione efficace – di fronte al persistere e all’aggravarsi di tali difficoltà di educare e orientare positivamente atteggiamenti e comportamenti giovanili - rischiano di scoprire la comune insufficienza e la comune responsabilità (Corradini). Ciò ha indotto i ministri che dagli anni novanta hanno messo mano ai tentativi di riforma della scuola a sottolineare la necessita di collaborazione e corresponsabilizzazione delle due istituzioni tenute ad occuparsi – prima di ogni altra - dell’educazione delle nuove generazioni. Ve ne sono tracce in diversi documenti ufficiali.
Recentemente, (2) si è pensato ad una Patto educativo di corresponsabilità scuola-famiglia da sottoscrivere all’inizio della frequenza della scuola secondaria di primo grado. E le scuole che precedono sono da sempre impegnate su questo campo delicato e difficile per costruire intese e modalità di collaborazione. Ma non basta un impegno ‘formale’. Occorrono intese e condivisioni sostanziali che vadano al di là delle dichiarazioni e degli impegni formali, ancorché scritti e sottoscritti. E tutto ciò è estremamente difficile in un’epoca, come la nostra, caratterizzata da un pluralismo irriducibile nel quale prevalgono forme vistose di incoerenza educativa e oggettive difficoltà di ‘educare’. (3)
Nello Statuto delle studentesse e degli studenti – modificato dal DPR 235/07 - e nel Regolamento della valutazione degli apprendimenti e del comportamento degli studenti (predisposto dal Ministro in carica ma non ancora in vigore) pure si tiene conto di queste esigenze, con proposte che sono oggetto di forti discussioni e con iniziative che dovrebbero avviarsi a partire dal prossimo anno scolastico ( Cittadinanza e Costituzione), sembra in via ‘sperimentale’.
Arriverà una nuova materia? Basterà l’ora di Cittadinanza e Costituzione ? Sarà sufficiente per gli studenti, - rispetto a obiettivi formativi tanto impegnativi - conoscere principi etico-civili e diritti fondamentali sanciti nella nostra Carta costituzionale?
O non sarà il caso di ricercare e attuare modi più organici e azioni educative più efficaci per aiutare ognuno - dei bambini/ragazzi/giovani - a costruirsi persona, nella integralità che questo termine evoca e reclama; e su quella base
promuovere la formazione di cittadini attivi e responsabili?
Quello di cui si è cercato di parlare nel Convegno di Baronissi non è perciò questione di una nuova materia da inserire nel curricolo o di un’ora da aggiungere al quadro orario settimanale. Si tratta piuttosto di un diverso modo di pensare, progettare, realizzare, verificare e valutare l’azione educativa e i processi di formazione; e innanzitutto la relazione educativa l’interazione scuola-famiglie.
L’educazione alla prosocialità non può ridursi alla acquisizione di alcune ‘regole di comportamento sociale’. Attiene a processi più complessi e più delicati; più difficili da gestire. Investe l’educazione emotiva e affettiva e riguarda tutti i momenti e tutte le fasi del processo formativo, dalla scuola dell’infanzia… anzi dall’educazione familiare, alle scuole secondarie di secondo grado.
Presso gli studiosi che si occupano della prosocialità si possono trovare termini diversi ma dal significato sostanzialmente equivalente. Staub (1978) parlava di comportamento sociale positivo, espressione condivisa da altri autorevoli studiosi anche nel nostro Paese. (4)
A distanza di oltre trent’anni dai primi studi sul comportamento prosociale, fa riflettere il fatto che – sia nella scuola che nel campo della ricerca – l’interesse per queste esigenze e ipotesi formative sia venuto dopo l’attenzione per gli aspetti problematici del comportamento, quali ad esempio, l’aggressività, la devianza, il bullismo ecc. Forse è per questo che anche i provvedimenti ministeriali degli ultimi anni prendono spunto spesso da tali preoccupanti fenomeni del nostro tempo che sono sotto gli occhi di tutti.
Ma non bastano iniziative e interventi ‘reattivi’, sollecitati cioè da emergenze contingenti. L’educazione prosociale si pone innanzitutto come ineludibile impegno istituzionale e come disponibilità umana e professionale dei docenti per un progetto educativo unitario e condiviso – da realizzare nella quotidianità e nella ordinarietà del fare scuola ed educare – come modalità per prendersi cura di tutta quanta la persona e la personalità delle nuove generazioni, a partire dalla loro capacità di riconoscere ed accettare le emozioni proprie e altrui e di crescere, a partire da questa non semplice acquisizione. Che comincia a trovare, e deve sempre più trovare, maggiore attenzione nei momenti in cui nelle Istituzioni scolastiche docenti e dirigenti – in proficua interazione con le famiglie degli alunni - si dispongono a conoscere, accogliere, orientare e valutare i bambini/ragazzi/studenti che ci sono affidati per aiutarli a costruirsi – sempre più e sempre meglio – persone e cittadini capaci di vivere in un sistema di relazioni positive e responsabili, con gli altri, con l’ambiente, con le istituzioni.

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(1) La Delibera di Giunta Regionale n. 426 del 03 giugno 2008 "Educazione alla cittadinanza attiva e responsabile: indirizzi alle istituzioni scolastiche per la quota oraria del 20% dei piani di studio rappresenta un dato assai importante perché interviene in un campo ancora poco chiaro e controverso ( le quote orario di competenza regionale e il cosiddetto ‘curricolo locale’) con una proposta senz’altro interessante dal punto di vista formativo.
(2) A partire dallo Statuto delle studentesse e degli studenti (DPR 249/98) modificato e integrato dal DPR 235/2007, fino alla nota del 31 luglio 2008,citata), a più riprese il MIUR ha evidenziato la necessità e l’opportunità di definire intese funzionali tra famiglie e scuole al fine di rendere efficace l’azione formativa delle due fondamentali agenzie educative, sempre più difficile e a rischio nel nostro tempo.
(3) Su queste problematiche vi è una letteratura ampia e variegata. A cominciare da Gieseke H.- ‘ La fine dell’educazione – Individuo famiglia scuola, Anicia, 1990 che evidenzia la ‘frattura inter-generazionale’ che rende quasi impossibile l’azione educativa dal secondo dopoguerra in poi.
(4)Cfr. ASPREA, A. M.- VILLONE BETOCCHI, G. (1993). Studi e ricerche sul comportamento prosociale. Napoli: Liguori Editore, 1993. Sulle tematiche della prosocialità si possono consultare tra l’altro: BORTONE G. - Le “generalità” della condotta prosociale, in SPC Scienze del pensiero e del comportamento; Caprara – Bonino, Il Comportamento prosociale,.citato. CATTARINUSSI, B. (1991). Altruismo e società. Aspetti e problemi del comportamento prosociale. Milano: Franco Angeli Anna Rita Colasanti Star bene a scuola: la promozione di comportamenti sociali positivi (Università Salesiana, Roma) MUSSEN, P.- EISENBERG-, N. (1985). Le origini delle capacità di interessarsi, condividere ed aiutare. Lo sviluppo del comportamento prosociale nel bambino. Roma: Bulzoni editore Olivar Roche, R. - L'intelligenza prosociale - Imparare a comprendere e comunicare i sentimenti e le emozioni, Edizioni Erickson Pagliericcio C. – Relazioni prosociali a scuola: uno sguardo ai benefici Ricci C. - Educare alla prosocialità, in Genitori come, n. 2/2005Salfi, D., Monteduro, F., (2004). Un programma di educazione alla prosocialità nella . . scuola elementare. in Psicologia e Scuola, n°116 e seguenti, Firenze, Giunti. Tussi L. - Le Teorie della mente verso il comportamento prosociale.

3 giugno 2009

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