PSICOLOGIA, PEDAGOGIA E DIDATTICA

SCUOLA DELLE COMPETENZE
di Angelo Arcamone

La scuola dei saperi e delle conoscenze, creativa per tutti gli allievi anche per i diversamente abili
La mondializzazione degli scambi ,la globalizzazione delle tecnologie,in particolare l’avvento della società dell’informazione , hanno aperto agli individui maggiori possibilità di accesso all’informazione e al sapere. A scuola si esigono nuove forme del sapere. Nella vita di tutti i giorni modificano le abitudini. Queste mutazioni non sono una semplice parentesi ,ma preannunciano la società del domani.
La riforma sull’autonomia scolastica entrata in vigore dal 1 settembre 2000 èdiventata lo strumento privilegiato per favorire il miglioramento qualitativo delprocesso formativo . Il modello tradizionale era caratterizzato da eccessiva burocratizzazione ,nel qualela scuola assumeva il ruolo di semplice terminale di azioni emanate dal governo, l’offerta formativa non era collegata alle esigenze del mondo della produzione e delle professioni, la didattica era centrata sulla trasmissione di conoscenze piuttosto che sull’acquisizione di competenze. Il trasferimento di funzioni del sistema formativo dallo stato agli enti locali stabilisce che le funzioni amministrative spettano normalmente ai comuni tranne che non sia necessario assicurare l’esercizio in un ambito territoriale più vasto (sussidarietà verticale). Infatti l’autonomia permette ad ogni istituzione scolastica una propria organizzazione dove i principi sono:

  1. La flessibilità: cioè la capacità di modulare l’offerta formativa in rapporto alle esigenze e alle potenzialità individuali;
  2. L’integrazione: cioè la capacità di situare l’offerta formativa all’interno di un sistema policentrico nel quale la scuola diventa lo snodo per lo smistamento della formazione;
  3. La responsabilità: cioè l’obbligo di strutturare una identità formativa che sappia raggiungere gli obiettivi prefissati.

Con l’autonomia nasce l’esigenza di offrire a tutti gli alunni della scuola il diritto all’apprendimento per costruire un sapere tecnico e operativo all’azione, una teoria dell’apprendimento che diventa pratica didattica. Con l’autonomia scolastica il docente diventa il mediatore per trasmettere all’alunno il sapere non solo nozionistico bensì critico, qualitativo calato nell’esperienza personale. L’alunno deve diventare autonomo, responsabile, creativo. La scuola oltre ad essere un luogo di sapere è anche un punto d’incontro, di confronto, di comunicazione per l’allievo. I percorsi d’insegnamento devono essere personalizzati, perché rivolti alla “persona” ,alla scoperta dell’identità di ciascuno.L’insegnante deve tener conto delle caratteristiche e capacità dei singoli allievi per aiutarli a crescere secondo le proprie personali differenziate possibilità, dare l’opportunità a loro di coltivare le proprie aree di eccellenza. Questi fenomeni evolutivi comportano una modificazione delle competenze acquisite e per tutti una maggiore incertezza ,creando per alcuni situazioni intollerabili di esclusione. E’ ormai chiaro che sia le nuove possibilità offerte agli individui che lo stesso clima di incertezza chiedono a ciascuno uno sforzo di adattamento ,in particolare per costruire da sé le proprie qualifiche ,raccogliendo e ricomponendo conoscenze elementari acquisite in svariate sedi. La società del futuro sarà quindi una società conoscitiva. E’ in questa prospettiva che si profila il ruolo centrale dei sistemi di istruzione e quindi in primis,degli insegnanti,di tutti gli operatori della formazione e in particolare delle parti sociali nell’esercizio delle proprie responsabilità .L’istruzione e la formazione diventeranno sempre più i principali vettori d’identificazione,di appartenenza ,di promozione sociale e di sviluppo personale. Le mutazioni in corso hanno incrementato le possibilità di ciascuno individuo di accedere all’informazione ed al sapere .Sempre più la posizione di ciascuno di noi nella società verrà determinata dalle conoscenze che avrà acquisito .La società del futuro sarà quindi una società che saprà investire nell’intelligenza ,una società in cui si insegna e si apprende ,in cui ciascun individuo può costruire la propria qualifica. Le modalità didattiche prevalenti nelle nostre scuole sono basate sulla trasmissione dei saperi,più che sulla loro elaborazione personale da parte dei studenti. Tipicamente ,l’insegnante spiega e poi verifica l’acquisizione dei contenuti .Questa metodologia tende ad assegnare allo studente un ruolo passivo ,di memorizzazione e ripetizione. Un’ulteriore riprova si ha nelle modalità di utilizzo dei laboratori ,quando pur vi si ricorre :essi servono il più delle volte per verificare a posteriori l’esattezza di assunti teorici già illustrati e dichiarati validi. Il nostro è un sistema scolastico rigido ,che tende a piegare le esigenze formative degli studenti alle priorità del modello curriculare centrale,piuttosto che a declinare quest’ultimo secondo la varietà dei bisogni individuali. In questo esercizio , gli studenti più dotati si rafforzano ,mentre quelli più deboli soccombono :e ciò contribuisce a spiegare le elevati percentuali di dispersione scolastica.
Le competenze acquisite dagli alunni dovranno integrare la tradizionale didattica con applicazioni intelligenti, creative, dovranno sollecitare l’interesse e la partecipazione nei percorsi di apprendimento. Di qui lo sviluppo negli allievi di una forma mentis più aperta e flessibile, una maggiore sintonia con i modi di pensare e di percepire i cambiamenti esplorando nuovi orizzonti e mettendosi alla prova per accettare la sfida del nuovo. Gli interventi dei docenti, ai sensi della filosofia europea dell’educazione espressa ed esplicitata in molteplici documenti ufficiali della CEE poi dell’UE, consistono nella centralità di ogni allievo secondo le sue diversità e il saper rapportarsi anche ad allievi “diversamente abili”. La nuova professionalità dei docenti sancita da normative richiede che ciascuno di loro nella disciplina di sua competenza e, in equipe pedagogica, di tutte le discipline viste nell’ottica della complessità e della interculturalità sappia diversificare i propri interventi in rapporto alle esigenze ed ai bisogni formativi di ogni allievo con percorsi educativi personalizzati adeguati alle capacità e potenzialità dei singoli. Progettare un insegnamento a misura dei singoli non è facile ,anche perché si tratta di gestire un insegnamento individualizzato,ma non individuale,quindi un insegnamento situato in un gruppo di apprendimento ,spesso numeroso,con soggetti a livelli diversi,che prestano diversità di comportamento,di atteggiamenti di stili cognitivi. Comunque le esperienze didattiche realizzate dalle scuole in questi ultimi decenni hanno in concreto dimostrato che,attraverso l’individualizzazione o la personalizzazione dell’insegnamento,si eleva il livello di apprendimento di tutti gli allievi,si favorisce il massimo sviluppo personale,si costruisce una scuola come “servizio alla persona”.

BIBLIOGRAFIA
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3 giugno 2009

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