METODOLOGIE E TECNOLOGIE

PRATICHE EDUCATIVE E SUCCESSO SCOLASTICO
di Pietro Landolfi

L’integrazione della persona con disabilità richiama un modello di intervento in prospettiva orizzontale e reticolare, che deve porre in essere una serie di sinergie di azioni e di attori. Non basta solo l’intervento dell’insegnante specializzato, anche qualora questi svolgesse in maniera brillante il proprio compito, ma occorre che gli operatori scolastici, i genitori, i professionisti siano coinvolti nelle attività di valutazione, programmazione e verifica dell’intervento educativo-didattico.
Non dobbiamo dimenticarci che uno dei passi decisivi per l’integrazione scolastica è la funzione svolta dal collegio dei docenti nei momenti di formazione, di progettazione educativa e di individuazione di metodologie individualizzate e di gruppo.
E’ chiaro che, all’interno del collegio, il ruolo centrale rispetto all’integrazione della persona, dovrebbe essere svolto dall’insegnante di sostegno. Questa dovrebbe, meglio di ogni altro, supportare il collegio nell’individuare percorsi di integrazione funzionali alla persona.
Qui entrano in campo problematiche complesse da affrontare, come quella relativa alla definizione del ruolo professionale del docente di sostegno e alla carenza di informazioni che questi ha circa l’intervento valutativo ed educativo.
E’ possibile riscontrare, come la maggior parte degli insegnanti, pur possedendo un curriculum formativo apprezzabile, manchino di una serie di conoscenze relative alle strategie valutative e di intervento educativo- didattico. Ciò soprattutto, per la mancanza di una formazione specifica. Il successo formativo della persona disabile,implica, per la sua riuscitala sussistenza di una serie di condizioni che investono gli aspetti strutturali, pedagogici e didattici e l’autonomia didattica dell’insegnante.
L’autonomia è da intendersi come libertà funzionale dell’insegnamento, per rendere più efficace l’azione educativa.
Nell’ambito delle Indicazioni Nazionali per i Piani di Studio Personalizzati, gli insegnanti dovrebbero individuare gli obiettivi specifici di apprendimento, al fine di strutturare percorsi formativi adatti e significativi per i singoli allievi, soprattutto per coloro che sono in condizione di disabilità.
Le suddette considerazioni debbono farci riflettere sulla possibilità ed opportunità da parte dell’insegnante di fare riferimento a precise Indicazioni Nazionali, onde evitare che l’insegnamento sia un fatto puramente personale specialistico.
Come nessun bravo medico farebbe un intervento chirurgico senza riferirsi al protocollo clinico, analogamente nessun bravo insegnante, appellandosi alla sua autonomia, dovrebbe orientare la sua azione didattica ad attività che esulino dalle Indicazioni nazionali previste e dalle scelte del Collegio dei docenti.
Lo spazio della libertà è l’espressione culturale all’interno della comunità di apprendimento nella quale sono coinvolti, in un cammino di ricerca, insegnanti e alunni, esperti e profani.
L’esercizio della libertà di insegnamento è collegiale, si esprime tramite il confronto, giungendo a percorsi formativi condivisi.
La finalità dell’integrazione scolastica è favorire, così come stabilisce l’art. 12 della L. 104/92, la crescita negli apprendimenti, nella comunicazione, nella socializzazione e nella relazione interpersonale. Chiaramente, tutto ciò dovrebbe essere in funzione, prima di tutto, di una crescita in termini di autonomia.
E’ significativo affermare che, diventa una variabile determinante nel processo di crescita della persona, la disponibilità da parte dell’istituzione scolastica a rendere maggiormente flessibile la sua organizzazione in termini strutturali e didattici, ciò garantirebbe una maggiore rispondenza tra bisogni educativi speciali e risorse attivabili.
La scuola, rendendosi maggiormente flessibile, avrebbe così la possibilità di meglio orientare i ragazzi, in modo particolare quelli disabili (Ricci C., 2000).Orientare significa finalizzare il processo educativo alla formazione di quelle abilità integranti funzionali alla vita adulta.
In un Seminariotenutosi, qualche anno addietro, a Bergamo si è cercato di individuare alcune variabili che potrebbero determinare il successo dell’integrazione (Ricci C. 2000) .
La possibilità di adattare in maniera funzionale gli ambienti scolastici (aula, bagno, ecc) alla persona disabile diventa importante, al fine di favorire al massimo la fruizione degli stessi.
Per un ragazzo con difficoltà sensoriali (non vedente) avere a disposizione informazioni tattili e/o esterocettive che possano aiutarlo a muoversi meglio nell’ambiente scolastico, diventa importante per incrementare i suoi livelli di autonomia.
La possibilità inoltre di modificare l’organizzazione didattica, pensando ad una diversa strutturazione in termini di percorsi formativi, rendendoli maggiormente orientati a favorire lo sviluppo di abilità integranti, diventa a volte un pre- requisito necessario per rispondere meglio alle esigenze della persona.
L’opportunità che la scuola ha di usufruire di risorse aggiuntive diventa elemento determinante per una buona riuscita del processo di integrazione. Dette risorse, infatti, se integrate all’interno del contesto scolastico, potrebbero meglio garantire percorsi formativi specifici a tutto il corpo docente e non, aumentando così, le possibilità di progettare e programmare percorsi funzionali alle esigenze della persona e rispettosi delle risorse interne.
Se si vuole perseguire il successo scolastico, anche, nelle situazioni di particolare gravità, bisogna promuovere una scuola che dia risposta ai bisogni educativi e formativi degli alunni, con un Piano di Studio Personalizzato, favorendo al massimo la cooperazione con altri enti ed istituzioni territoriali che, a diverso titolo, interagiscono con la persona, oltre chiaramente che con i genitori ( C. Ricci, 2000).
E’ sovente constatare come un coinvolgimento attivo dei genitori e di tutte le componenti professionali,sia nella fase di valutazione diagnostica, che di progettazione educativo-didattica, determini un alta probabilità di condivisione del progetto.
La valutazione da momento terminale, quasi separato dal processo didattico, deve diventare un’attività che accompagna, in ogni fase, l’azione didattica e ne permette la modifica dell’itinerario educativo-didattico.
E’ chiaro che ciò dovrà essere fatto con strumenti precisi, che diano garanzia di oggettività.
In conclusione, quali sono i bisogni fondamentali dell’individuo? Quale è, o quale potrebbe essere, il ruolo della scuola, di fronte ad una persona con disabilità grave- gravissima?
L'autonomia conferisce a chi la possiede autostima e dignità. Lavorare per l'autonomia significa, quindi lavorare anche per il benessere, la dignità e la felicità della persona.
Dunque significa, prima di ogni cosa, determinare un progetto che guardi alla vita adulta della persona, tramite l’incremento di quelle che sono le abilità di base: mangiare, bere, controllare gli sfinteri, spostarsi in uno spazio, ecc.
La scuola ha una funzione importantissima nel favorire il processo di crescita della persona disabile; talvolta è l’unica risorsa a disposizione, ma ha la possibilità di perseguire le finalità di cui sopra?
Lo scenario è molto complesso, infatti, la condizione di gravità della persona richiederebbe progetti mirati e particolareggiati, percorsi che la scuola potrebbe fare meglio, se gli insegnanti non fossero lasciati da soli, ma vi fosse una concreta azione sinergica tra i diversi attori territoriali, ad iniziare dalle Aziende Sanitarie Locali.

Bibliografia essenziale
S. Nocera., l’integrazione scolastica e sociale, in L'integrazione scolastica e sociale(2002) Edizioni Erickson, Trento;
C. Ricci, ‘L’integrazione della persona con handicap grave e la psicologia della salute’. In handicap grave, n° 1 (2000) - Edizioni Erickson, Trento
L. Giacco,‘Quale educatore per l’ handicap grave?’, inHandicap grave, n° 2(2000) Edizioni Erickson, Trento.

Sitografia

www.invalsi.it;
www.rivistadidattica.com.

14 settembre 2009

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