METODOLOGIE E TECNOLOGIE

RACCONTI DI ALUNNI
di Virginia Mariani

A volte non ci si rende conto della ricchezza esperienziale e culturale rappresentata dalle persone più vicine, veri e propri libri scritti tutti da leggere, approfondire, sfogliare e, anzi, addirittura tutti da cliccare in un’infinità di ipertesti con i più svariati percorsi dalle innumerevolipossibilità esplorative.
E così che qualche tempo fa, durante il pranzo, mio padre ci ha raccontato che, quando come emigrato lavorava nell’industria siderurgica nel nord-est della Francia, andava tutto entusiasta a ballare per poi ritornare afflitto a motivo del rifiuto delle ragazze di ballare con chi a primo sguardo riconoscevano essere italiano o, comunque, non francese. A questo ha aggiunto che allora in alcuni locali un avviso precisava che non erano ben accetti nordafricani e italiani. Mi è sembrata la scena del noto film “La vita è bella”! Ed ecco l’idea di invitarlo in classe, una terza media inferiore, con la quale dal mese di dicembre stiamo studiando approfondendo e commentando la DUDU (La Dichiarazione dei Diritti Umani) e la Costituzione Italiana.
Perché emigrare? Cosa comporta vivere in un altro paese? Quali difficoltà? Quali sorprese?
I/le ragazzi/e sono da subito colpiti da due parole che non avevano mai sentito: espatriare e rimpatriare. E poi anche dall’emozione che irrefrenabile prende mio padre già quando ricorda suo padre che, per mantenere la famiglia in pochi anni già diventata di sei componenti, espatria in Belgio e, non potendo più lavorare in miniera per motivi di salute, pur di non rescindere il contratto e perdere i soldi, si fa un anno di carcere in mezzo ai delinquenti. Per non parlare di quando rischia la vita rubando una bicicletta da un assopito accampamento tedesco, stanziatosi nel cuore dell’Abruzzo, per restituirla al cognato che gliel’aveva prestata, fra gli altri motivi, anche per scendere a Margherita di Savoia (FG) e fare scorta di sale.
I ricordi si susseguono: i membri della famiglia che man mano si ricongiungono, compresa una macchina da cucire tutta in ghisa dal peso inimmaginabile; la mancanza di alloggio lunga quasi dieci anni che li fece abitare in un villaggio per operai, con bagni in comune, con il divieto di cucinare all’interno e con il chiasso di continui litigi, anche violenti, fra i vari gruppi etnici presenti.
Sul lavoro, però, forse perché il caporeparto ha la moglie di origine italiana, sta bene e ha un posto di livello piuttosto alto anche perché impara correttamente la lingua francese e supera brillantemente esami e concorsi, da aggiungere al suo titolo italiano di perito chimico. I colleghi, forse invidiosi, però ogni tanto gli fanno trovare sulla scrivania articoli di giornale in cui si parla male degli italiani, delinquenti e mafiosi; e se c’è da dare la colpa a qualcuno per qualcosa è “le sal italien” il responsabile!
Comunque, sia questo clima sia quello meteorologico freddo, freddissimo!, gli fa desiderare vivamente di ritornare in Italia: la famiglia ora è tutta in Francia e abita finalmente in una davvero bella villetta, suo padre gli consiglia di non lasciare un lavoro così buono, ma lui inizia a scrivere numerose lettere all’allora Italsider di Genova e di Taranto, pur di rimpatriare. Sarà costretto a scendere di persona per capire cosa ci fosse che non andasse nella sua domanda dati i sette anni di esperienza nel settore e date le buonissime referenze che ha: i posti sono semplicemente stati promessi a qualcun altro.
Cerca di far valere i suoi diritti: ottiene il posto di lavoro a Taranto ma deve ricominciare dal livello più basso!
I/le ragazzi/e sono molto interessati/e e dopo aver chiesto la precisazione di qualche data, quanto fosse lo stipendio, prima e dopo, se si fosse mai trovato in qualche situazione pericolosa al villaggio, ricordano di avere anche loro nonni zii e parenti vari che potrebbero raccontare la loro esperienza, sebbene più di qualcuno non è più rimpatriato. “Ricordate, comunque, che nessuno vorrebbe mai espatriare lasciando la propria terra e la propria famiglia se non fosse veramente costretto dalle circostanze!”. Queste le parole conclusive nel ricordo dell’ennesimo recente sbarco a Lampedusa.

23 gennaio 2009

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