METODOLOGIE E TECNOLOGIE

PC DIDATTICA AGGIORNAMENTO
di Umberto Tenuta

Da ogni dove si fa decantano le potenzialità didattiche del PC. Il Ministero della pubblica istruzione ha fornito le scuole di appositi laboratori informatici ed ha promosso iniziative di formazione dei docenti.
Ma docenti ed alunni continuano a scrivere con la penna d'oca: una situazione veramente anacronistica, oltre che nociva alla qualità della scuola.
Tenendo fede alla mia vocazione didattica e, in particolare, tecnologica, da un decennio sto lavorando sull'impiego dei PC nei processi di apprendimento e, ora che l’accento si è finalmente e decisamente spostato sui processi dell'apprendimento (1), più che su quelli dell'insegnamento, penso che sia venuto il momento di impegnarsi in una utilizzazione del PC da parte dei singoli alunni nella loro quotidiana attività di apprendimento, mediante le metodologie del problem solving (2) e del cooperative learning (3).
In tale prospettiva, mi sono impegnato a costruire, a grandi linee, itinerari di apprendimento che, secondo gli insegnamenti del Piaget, del Wygotskij, del Bruner, del Papert ecc., pur muovendo dalla rappresentazione concreta, facciano ampio spazio alla rappresentazione virtuale (4).
In tale prospettiva, sto lavorando-a livello di didattica digitale che ho chiamato povera (5) perché, non richiedendo grosse competenze, è alla portata di tutti-alla costruzione di unità di apprendimento, facilmente utilizzabili negli appositi laboratori didattici, nell'attesa che nelle scuole si diffondano i Kit mobili (6), costituiti da dodici notebook sistemati in un carrello che si può spostare di aula in aula.
Intanto, però, non possiamo trascurare l'impiego dei PC da parte degli alunni, seppure nei laboratori, con programmi comuni, disponibili su ogni PC, come il Word ed i suoi strumenti di grafica.
Ho sperimentato anche un uso attivo da parte degli alunni degli ipertesti e degli ipermedia, di cui ha dato notizia nella RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (7).
Ma la domanda che mi pongo è se la didattica o la matetica (8) che dir si voglia costituisce l'assillo che non lascia sonni tranquilli ai docenti, nella consapevolezza che il successo formativo e quindi gli apprendimenti degli alunni, di tutti i singoli alunni, dipende quasi esclusivamente dalla bontà delle unità di apprendimento (9) che i docenti riescono a progettare, tenendo presenti, fra tutte le loro caratteristiche, soprattutto le loro propensioni al fare più che all’ascoltare e a lavorare in gruppo più che individualmente.
Il PC e le tecnologie informatiche affascinano i giovani.
Non tenerne conto e attardarsi in una didattica vecchia di secoli non consente di vivere la professionalità docente, non solo secondo i canoni della deontologia professionale, ma soprattutto come un meraviglioso impegno, che la creatività didattica realizza utilizzando però tutti gli strumenti che oggi possono dare nuova vita alla percezione della scuola, bandendo la noia, il tedio, la costrizione, e vivendola come ambiente di apprendimento(10) e di autorealizzazione umana, come gioia di imparare a conoscere, a fare e ad essere nella realizzazione del proprio progetto di vita.
Il PC come strumento, non ancora, come una volta, solo per acquisire conoscenze, ma per arricchire le proprie capacità umane e soprattutto per coltivare l'amore della propria autorealizzazione personale attraverso la soluzione di situazioni problematiche che consentano di sviluppare le proprie capacità mentali e soprattutto di maturare atteggiamenti interrogativi, curiosità, domande (11) che riguardino ogni aspetto del mondo umano, naturale ed artificiale.
Qualcuno dirà che si vuole privilegiare una tecnologia à la page, con due rischi: l’uno è quello di distogliere gli alunni dalla serietà dello studio: l’altro è quello di assecondare una moda che vede i giovani, già troppo presi dal virtuale, distolti dalla realtà concreta.
Rispondiamo che i due rischi esistono ma il tutto sta nelle finalità che si attribuiscono al PC: strumento di svago oppureunico impegno dei giovani.
Ieri si è gridato, e si continua a gridare, alle troppe ore passat dai giovani davanti alla TV.
Oggi si ripetono le grida per il PC. Pertanto deve essere ben chiaro che i PC, come la TV, costituiscono degli strumenti, e gli strumenti possono essere utilizzati bene o male. C’è un cattivo uso della TV e c’è un cattivo uso dei PC, che peraltro assorbe anche la TV e va molto più avanti, perché più suggestivo con la sua interattività. Allora? Allora anche il quaderno e il libro sono pericolosi se usati o fatti male. Il difficile sta nel farne buon uso. E ancora, il “buon uso” non è stato trovato. Scriveva nel 1998 Umberto Eco nel Libro dei saggi: <<Nel momento in cui ci sarà il banco a due piazze, dovranno esserci dei CD-Rom nultimediali capaci di insegnare la lingua, la matematica, la storia e così via. La situazione attuale dell’editoria multimediale in Italia è la seguente. Un disco didatticamente ben fatto e capace di sostituire l’insegnamento orale costa moltissimo lavoro ed ha un prezzo elevato. Pertanto l'editoria multimediale produce materiale di tipo ludico, a livello di divulgazione elementare, pieno di immagini bellissime, didatticamente nullo… In America ci sono dei dischi da 30 dollari ma sono appunto delle bufale. Se nasce il banco a due piazze, gli editori si metteranno a produrre materiale a prima vista gradevole ma didatticamente insufficiente>> (12).
Oggi la situazione non è granché cambiata
Occorre creare strumenti e oggetti virtuali che servano agli alunni nei loro impegni di apprendimento e non i docenti nelle loro lezioni ex cattedra.
L’impresa è difficile, ma non impossibile.
E il problema non sta nel PC ma nel problema metodologico-didattico che nella scuola non è stato ancora risolto, perché continua ad imperare, solitaria ed incontrastata, la lezione espositiva.
Si faccia un’indagine nelle scuole e si rilevino le alternative alla lezione che sono state finora realizzate.
Sembra addirittura che non ne esistano, se non come rare velleità di qualche docente!
La lezione è l’unica attività utilizzata dai docenti e ad essa fa riscontro solo lo studio individuale degli alunni sui libri di testo.
Lezioni e libri di testo! Alternative? Le “visite didattiche”, pardon, le “gite scolastiche”, per le quali i fondi non mancano mai, anzi sono sovrabbondanti! I laboratori, se ci sono, languono nella loro solitudine ed i ragni hanno allargato i loro spazi. Esagerazioni? Certo.
Ma la scuola dell’apprendimento non si è sostituita alla scuola dell’insegnamento, alla scuola della lezione, alla scuola dei libri di testo!
Finanche l’art. 5 della L. 517/1977 prevede, non altri strumenti didattici, ma altri libri in alternativa a quelli di testo.
Ma oggi l’<<altro materiale librario>> alternativo ai libri di testo di cui parla l’art. 5 della L. 517/1077 non potrebbero essere i PC? Forse sì, con una interpretazione intelligente del Regolamento dell’autonomia scolastica laddove esso prevede che <<La scelta, l'adozione e l'utilizzazione delle metodologie e degli strumenti didattici, ivi compresi i libri di testo, sono coerenti con il Piano dell'offerta formativa di cui all'articolo 3 e sono attuate con criteri di trasparenza e tempestività. Esse favoriscono l'introduzione e l'utilizzazione di tecnologie innovative>> (Art. 4, D.P.R. 275/1999). Comunque, se si vuole, i fondi per i kit mobili si trovano!
Con stampanti a colori creiamo i nostri libri di testo, frutto dell’attività di scoperta, di costruzione, di invenzione delle conoscenze dei nostri alunni.
Certo, i docenti risparmiano la voce ma aumenta il loro lavoro nella progettazione delle attività di problem solving.
Progettare una situazione problematica per scoprire il congiuntivo è già un’impresa impegnativa, cui forse le competenze di un solo docente non bastano! Tra la scuola facile della lezione e dei libri di testo (13) e la scuola impegnativa del problem solving, delle tecnologie matetiche, fatte di oggetti concreti, comuni e strutturati, di oggetti virtuali ed iconici, prima che simbolici, la umana, comprensibile, consolidata prassi didattica ha già pronta la risposta. Materiali concreti ed iconici, ma soprattutto oggetti virtuali possono stare ancora ad attendere tempi migliori.
Che importa che intanto gli alunni si annoiano, non si impegnano, non apprendono, non si formano?
I rimedi stanno lì, nei registri degli esami: la percentuale dei promossi è sempre più alta, se non addirittura totale!
Che poi gli esami abbiano preso in considerazione solo le conoscenze degli alunni,e non anche le loro capacità ed i loro atteggiamenti che importa?
Che importa che in una società in rapida trasformazione le conoscenze diventino presto obsolete e che le industrie vadano sempre più alla ricerca, non delle conoscenze, ma delle competenze e soprattutto dell’intelligenza emotiva? (14)
La scuola deve fare acquisire conoscenze e conoscenze fa acquisire! Sul libro, sulla guida e sulla rivista didattica tutto è già pronto, a portata di mano, con la sicurezza di non correre il rischio di sbagliare. Quando mai i libri sbagliano? Progettare una situazione problematica per scoprire il concetto di futuro anteriore è un’impresa impegnativa, cui forse le competenze di un solo docente non bastano!
Tra la scuola facile della lezione e la scuola impegnativa del problem solving e delle tecnologie matetiche, fatte di oggetti concreti, comuni e strutturati, di oggetti virtuali, iconici e simbolici, la consueta, comprensibile, consolidata prassi didattica ha pronta la risposta: materialiconcreti ed iconici, ma soprattutto oggetti virtuali possono stare ancora ad attendere tempi migliori.
Intanto, che importa se gli alunni si annoiano, non si impegnano, non apprendono, non si formano! Che importa se la scuola è morta?
La morte della scuola era già stata decretata più di trent’anni fa dal Reimer (15) ed oggi dal Convegno di Tuttoscuola del 2005 per l'anno 2015 (16). Più preoccuparsi? Abbiamo un altro lustro. Lo scrivente, che ha trascorso nella scuola dieci lustri, non si limita da augurarsi che l'auspicio della morte della scuola non si verifichi, ma si adopera perché la scuola si rinnovi, svolgendo il suo ruolo privilegiato di istituzione educativa intenzionale e programmatica, con una nuova formazione dei docenti anche sul piano socio-psico-pedagogico e metodologico-didattico.
Ma anche con l'impiego delle nuove tecnologie, non quelle dell'informazione e della comunicazione (TIC), ma quelle che la ricerca socio-psico-pedagogico più avanzata individua nelle tecnologie informatiche utilizzate come strumenti del problem solving con i suoi oggetti virtuali e del cooperative learning anche nelle reti di scuola a distanza.
A tal fine, lo scrivente prepara e mette a disposizione dei docenti, sulla Rivista digitale della didattica e nei corsi di aggiornamento che va realizzando nelle scuole, unità di apprendimento che nella parte relativa ai metodi facciano largo ricorso alle tecnologie dell'apprendimento e che nella parte riservata alla valutazione facciano uso solo della valutazione formativa.
Ma anche lo scrivente ha i suoi problemi: trovare i manzoniani venticinque lettori di cui almeno cinque si entusiasmino e facciano, a suo modo di pensare, l'unico uso corretto del PC, come strumenti del problem solving e del cooperative learninganche a distanza.
Ma, certamente, Manzoni è stato più fortunato!

N.B. Chi fosse interessato ad organizzare specifici Corsi di aggiornamento sulle TECNOLOGIE INFORMATICHE NELLA DIDATTICA DELLE SINGOLE DISCIPLINE può consultare la rubrica AVVISI della RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com

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(1) In merito cfr.:(<<esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento>>). (Art. 1, D.P.R. 275/1999); TENUTA U., Unità di apprendimento, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(2) In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Per la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992
(3) In merito cfr.: JOHNSON, D.W. et al., Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVO C. (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano.
(4) TENUTA U., Quarta rappresentazione: rappresentazione virtuale, inRIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(5) TENUTA U., Didattica informatica povera, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(6) In merito cfr. gli articoli di Umberto Tenuta sui Kit mobili in http://www.edscuola.it/archivio/didattica/learning.html.
(7) In merito cfr.: RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(8) Papert introduce il vocabolo matetica per indicare il campo di studi che ha per oggetto i metodi per costruire efficacemente il sapere.(http://www5.indire.it:8080/set/microrobotica/progetto/costruzionismo.htm).
(9) In merito cfr. RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
(10)TENUTA U., L'attività educativa e didattica nella scuola elementare – Come organizzare l’ambiente educativo e di apprendimento, La Scuola, Brescia, 1989.
(11) Scrive C. Rubbia, <<La ricerca e la conoscenza che ne deriva sono l’espressione concreta di uno degli istinti più profondi dell’essere umano: la «curiosità». È la «curiosità» che ha guidato tutto il processo di evoluzione, che ha portato l’uomo a uscire dalle caverne e a conquistare la Luna. Per l’ homo sapiens, il bisogno di ricercare per conoscere è quindi irrinunciabile. Ogni passata civilizzazione umana ha avuto una sua «scienza»>>( Il Corriere della sera, 19 settembre 2002),In merito cfr.: HODGKIN R.A., La curiosità innata - Nuove prospettive dell'educazione, Armando, Roma, 1978; Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995; CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche, Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U., Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto lecapacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U., Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?; TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
(12) Ministero della pubblica istruzione, Documento dei saggi sui saperi essenziali, Roma, 1998.
(13) Facile per i docenti!
(14) GOLEMAN D., Lavorare con intelligenza emotiva , Rizzoli, Milano (1998.
(15) REIMER E., La scuola è morta, Armando, Roma, 1973.
(15) CONVEGNO DI TUTTOSCUOLA (Genova, 26 novembre 2004)

26 novembre 2007

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