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METODOLOGIE E TECNOLOGIE


RISCOPERTA: ricerca/riscoperta/reinvenzione/ricostruzione (problem solving)  
di Umberto Tenuta
L’apprendimento per scoperta risulta il più congeniale ad una scuola che deve operare in una società in rapida trasformazione
 

Appare universalmente acquisito che tutto ciò che gli uomini conoscono, sanno fare e sono è il frutto delle loro scoperte. L’uomo non ha aspettato che l’evoluzione affidata al caso perfezionasse i suoi modi di essere e gli approntasse gli strumenti più adeguati per sopravvivere e  vivere.
Nelle piante e negli animali ha dominato l’evoluzione: sono sopravvissute le specie che casualmente meglio si sono adattate all’ambiente. Le funzioni fisiologiche delle piante ed il complesso degli istinti  biologici degli animali è il frutto della selezione naturale.
L’uomo è invece l’unico essere che non si è avvalso solo dell’evoluzione naturale e che ha utilizzato la sua intelligenza per creare nuovi strumenti[i]. L’uomo ha utilizzato l’intelligenza per ipotizzare nuovi strumenti, per verificarne la validità e per conservarli nella sua cultura. Al patrimonio ereditario degli istinti nell’uomo si aggiunge il patrimonio culturale che però non viene ereditato geneticamente.
La cultura è una creazione dell’uomo, è una sua scoperta, è una sua invenzione, è una sua costruzione.
Per  attraversare i fiumi, l’uomo ha inventato ed ha costruito i ponti. Per attraversare i laghi ed i mari, l’uomo ha inventato le barche e le navi. L’uomo non si è limitato ad avvalersi del calore del sole e del suo corpo, ma ha scoperto il fuoco ed ha inventato gli strumenti per produrlo e mantenerlo vivo in qualsiasi situazione. Per proteggersi dal freddo e dalle intemperie, l’uomo non ha aspettato che la sua pelle  si adattasse alle condizioni climatiche, ma ha creato i vestiti. Per nutrirsi, non si è limitato a raccogliere i frutti della terra, ma ha coltivato le piante, le ha innestate, le ha migliorate fino agli ogm.
A differenza degli animali, l’uomo non ha atteso che l’evoluzione producesse il bel canto dell’usignolo, ma ha creato le 9 Sinfonie di Bethoven.
L’uomo ha creato un mondo artificiale, il mondo3, un mondo scoperto, inventato, costruito da lui[ii].
E questo mondo, però, non si trasmette geneticamente, ma ogni nuova generazione se lo deve reinventare, ricostruire, riscoprire, per impossessarsene, per farlo suo, per padroneggiarlo.
Questo può avvenire spontaneamente, attraverso le interazioni socioculturali, nei contesti di vita, nella famiglia e nella società.
E ciò è avvenuto per lunghi secoli e millenni.
Tuttavia,  anche per questa trasmissione l’uomo ha inventato una scorciatoia, che è l’insegnamento, che è la scuola, che è l’educazione.
Attraverso l’insegnamento si facilita il compito della trasmissione della cultura[iii].
Ma  questa facilitazione ha le sue regole, ha le sue leggi, ha i suoi criteri.
Alle nuove generazioni si possono trasmettere i risultati delle invenzioni dell’uomo: il fuoco si accende sfregando la pietra focaia, l’ipotenusa si calcola estraendo la radice quadrata della somma dei quadrati costruiti sui due cateti…
La cosa funziona quando le situazioni sono identiche, quando si dispone della pietra focaia, quando si richiede di calcolare l’ipotenusa di un triangolo rettangolo. Ma se le situazioni cambiano, se non ci accontentiamo di soggetti che sappiano ripetere schemi operativi, che ci ripetano il giudizio del De Sanctis sulla Divina Commedia ecc. ecc., allora non basta far apprendere meccanismi operativi, allora non basta saper ripetere le regole ed i giudizi degli altri.
Allora non basta che l’istruzione sia trasmissiva, ma deve essere formativa, formativa di capacità. Non ci basta che gli alunni sappiano ripetere  che 7x4 fa 28, ma è necessario che essi diventino capaci di effettuare qualsiasi calcolo; allora non basta che gli alunni sappiano ripetere le conoscenze  matematiche, storiche, geografiche, scientifiche ecc. ecc. ma occorre che essi diventino capaci di produrne nuove.
Essi non possono limitarsi ad acquisire conoscenze,  ma debbono sviluppare capacità ed atteggiamenti[iv].
Non debbono più imparare la Storia, al Geografia, la Grammatica ecc. ma debbono imparare a fare storia, a fare geografia, a fare grammatica ecc.
Debbono apprendere il metodo della scoperta, della invenzione, della costruzione della conoscenza.
Solo così, non solo acquisiscono le conoscenze, ma diventano desiderosi e capaci di acquisirne delle nuove.
Chi ripete una formula e non la comprende, ripete che 7x4=28, ma non sa perché; ripete  che Leopardi è un poeta pessimista ma non comprende
perché e molto probabilmente non capisce che cosa significa essere pessimisti.
Per capire occorre comprendere e per comprendere occorre mettere insieme (cum, insieme, e prehendere, prendere= mettere insieme), occorre cioè costruire, inventare, scoprire i concetti.
Si pensi ai concetti più semplici, quali quelli di triangoli scaleni, triangoli isosceli e triangoli equilateri, dei quali gli alunni possono ripetere le definizioni ma confondere poi gli uni con gli altri, a meno che essi non abbiano proceduto ad effettuare tale classificazione, trovandosi nella condizione di individuare  triangoli che hanno tutt’e tre i lati eguali, i triangoli che ne hanno due uguali ed i triangoli che hanno i tre lati diseguali.
Solo chi ha fatto questa operazione, ha scoperto i concetti  e quindi li ha compresi.
Si pensi alle regole per il calcolo delle aree dei rettangoli, dei quadrati, dei triangoli ecc. Solo chi le ha scoperte, le comprende e molto probabilmente le ricorda meglio anche perché è sempre nella condizione di riscoprirle. Non c’è bisogno di affidare alla memoria meccanica le conoscenze perché queste possono essere riscoperte in qualsiasi momento.
Tuttavia, è opportuno evidenziare che scoprire significa, non solo comprendere ed apprendere meglio, ma anche esercitare i poteri mentali e quindi svilupparli. L’alunno che si impegna ad effettuare operazioni di classificazione in base a determinate proprietà, acquisisce delle abilità (capacità) e delle disponibilità (atteggiamenti) a continuare ad effettuarle nelle più diverse situazioni.

È in tal senso che, a differenza dell’apprendimento meccanico, l’apprendimento intelligente, che si realizza attraverso le attività di ricerca / riscoperta / reinvenzione / ricostruzione (problem solving), risulta anche formativo di capacità e di atteggiamenti.
In tal senso, l’apprendimento per scoperta risulta il più congeniale ad una scuola che deve operare in una società in rapida trasformazione, nella quale occorre acquisire più che un determinato patrimonio di conoscenze, le  capacità per far fronte alle situazioni nuove e soprattutto la voglia, il desiderio, l’amore dell’apprendere, dell’imparare, dello studiare, recuperando la dimensione propriamente umana dell’uomo, la cui natura profonda è appunto la cultura, la ricerca del sapere, la filosofia (amore del sapere).
La scuola della riscoperta non è certamente la scuola in cui l’apprendimento viene vissuto come una pena, una condanna, un supplizio, ma è la scuola della gioia dell’apprendere, in cui la parola studiare riacquista il suo significato autentico di amore del sapere (studente=colui che ama imparare).
Ma, evidentemente, la scoperta, l’invenzione, la costruzione dei concetti ha le sue procedure, che sono diverse da quelle della lezione frontale. Mentre nella lezione frontale, espositiva, dimostrativa, anche sperimentale, il docente si limita a presentare i risultati, le conclusioni, i concetti, le leggi, le teorie già bell’e fatti, invece nella ricerca gli alunni vengono messi nella condizione  di coloro che le idee, le leggi, le teorie, i concetti debbono riscoprirli.
Evidentemente, occorre evitare il rischio di abbandonare gli alunni a se stessi.
La mamma che vuole insegnare al figlio a camminare, non continua a portarlo in braccio, ma nemmeno lo abbandona a se stesso, anzi lo aiuta, gli offre la mano, se non le dande, e solo lentamente lo lascia andare sempre più con le sue sole gambe.
Quando si parla della ricerca, si commettono spesso due errori.
Da una parte, si confonde la ricerca con la lettura o la copiatura dei risultati (si ricerca, si legge e si copia nell’enciclopedia o su Internet).
Invece, la ricerca è la riscoperta, la reinvenzione, la ricostruzione dei concetti in cui essa essenzialmente consiste.
Dall’altra, gli alunni vengono abbandonati a se stessi, senza offrire loro alcun aiuto.
Il bambino che impara a camminare da solo, inizialmente ha bisogno di essere aiutato. L’aiuto si fa sempre meno consistente, fino a quando non è più necessario. Arriva un momento che, come dice Virgilio  a Dante: <<io te sovra te corono e mitrio>>[v].
Ma inizialmente l’alunno non può essere abbandonato a se stesso. Non si dice agli alunni: <<adesso ricercate, adesso scrivete; adesso risolvete i problemi; adesso giocate; adesso dipingete…>>.
La bambina montessoriana dice: <<Maestra, aiutami a fare da sola>>.
Ecco, questo è il compito del docente: aiutare gli alunni  a fare da soli.
L’aiuto non è in contraddizione con il fare da solo.
Si possono  aiutare gli alunni   a fare da soli offrendo loro materiali, suggerimenti, stimoli, ma senza mai sostituirsi a loro.
Forse la Montessori ha esagerato, più nella forma che nella sostanza, nel pretendere un utilizzo rigido dei suoi materiali didattici strutturati.
Anche per questo noi oggi diciamo che, assieme ai materiali strutturati, occorre utilizzare i materiali comuni.
Ma anche  i materiali strutturati possono essere utilizzati con sufficiente libertà ed autonomia.
Una Bilancia matematica concreta o una Bilancia matematica virtuale[vi] consentono di operare con grande  autonomia, come un Tangram[vii] che pur con i suoi vincoli, consente però di costruire le più diverse, fantasiose, creative figure equivalenti, per comprendere il concetto di equiestensione.
Ciò che vogliamo sottolineare e ribadire è che il metodo da privilegiare è quello delle ricerca inteso però come metodo della riscoperta, reinvenzione, ricostruzione guidata dal docente.
È il metodo del problem solving[viii].
La Rivista didattica digitale vuol essere la rivista didattica che dà la preminenza al metodo della riscoperta, del problem solving, auspicabilmente nella forma del cooperative learning[ix].

Volendo riassumere in che cosa consiste la riscoperta non troviamo di meglio che l’espressione di Tommaso d’Aquino: <<vi è un doppio modo di acquistare la scienza: uno quando la ragione naturale da se stessa giunge alla conoscenza di cose ignote ¾e questo modo si chiama invenzione; l’altro quando la ragione naturale viene aiutata da qualcuno dall’esterno ¾ e questa maniera si chiama dottrina (insegnamento). In ciò in vero che viene prodotto dalla natura e dall’arte, l’arte procede allo stesso modo e con gli stessi mezzi che la natura. Come infatti la natura guarirebbe riscaldando chi soffre di frigidezza, così fa pure il medico; per cui si dice che l’arte imita la natura. Il simile accade anche nell’acquisto della scienza: il docente cioè conduce altri alla scienza di cose ignote allo stesso modo che uno, scoprendo, conduce se stesso alla conoscenza di ciò che ignora>>[x].

Occorre mettere colui che deve  apprendere nelle stesse condizioni  di colui che per primo ha fatto la scoperta.

Ogniqualvolta decidiamo che i nostri alunni si impegnino in una scoperta, dobbiamo pensare a quello che hanno fatto gli scienziati nei vari settori. Come ha fatto il primo grammatico che ha scoperto le regole della grammatica se non osservare che cosa avviene quando i nomi che terminano in o diventano plurali e che cosa avviene quando i nomi che terminano in e diventano plurali, seppure con le debite eccezioni?

Evidentemente, il metodo della ricerca è estremamente più impegnativo per il docente che per primo deve impegnarsi a ricercare quale procedura far seguire all’alunno.

Ma il docente non può essere tale se non è un uomo di cultura e l’uomo di cultura non è colui che sa ma colui che continua a ricercare, perché come Socrate sente di dover riconoscere: <<scio me nihil scire>>.

 

Posizione certamente non comoda, non riposante, non quieta, ma il destino dell’uomo, soprattutto dell’uomo di cultura, è l’avventura della ricerca, inesausta, ma gratificante, perché essenzialmente umana:
<<Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e conoscenza>>[xi]



[i]  MALAVASI A., La mente che organizza il “suo” cervello. Un punto di vista evoluzionistico, in NERI S., VELARDO G. (a cura di), La mente del bambino, Direzione Didattica di Meta di Sorrento-Servizio scuola materna, 1997, pp. 195-204.

[ii] Popper K., Logica della scoperta scientifica, Einaudi, Torino, 1998

[iii] Come scrive il Bruner, <<la scuola è l'ingresso nella vita della ra­gione. È, certamente, vita essa stessa, e non mera preparazione alla vi­ta; tutta­via è uno speciale tipo di vita, accu­ratamente program­mato al fine di sfruttare al massimo quegli anni ricchi di possibilità for­mative che carat­terizzano lo svi­luppo dell'homo sapiens e che di­stinguono la specie umana dalle altre>> (BRUNER J. S., Dopo Dewey, Armando, Roma, 1964, p. 17).

[iv] In merito cfr.: Cresson, E., , Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U.,  Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U.,  Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U.,  Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U.,  Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U.,  Obiettivi: come districarsi?, nel sito Http://www.edscuola.com/dida.html.

[v] Purgatorio, XXVII, 142.

[vi] In http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html

[vii] Ivi.

[viii] In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Pe la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992.

[ix] In merito cfr.: Johnson, D.W. et al., Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVO  C. (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995

[x] S. TOMMASO D’AQUINO (a cura di M. Casotti), De magistro, La scuola, Brescia, 1957, p 28.

[xi] DANTE, Infermo, 118-120.

 

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