METODOLOGIE E TECNOLOGIE |
PC E DIDATTICA
di Umberto Tenuta
Da un’indagine condotta dall’AIE e dallo IARD risulta la scarsa utilizzazione dei PC nella didattica
Secondo una Rilevazione effettuata nelle scuole medie della Lombardia, PC e didattica non sono ben integrati.
La Relazione dell’indagine effettuata dall’autorevole Associazione Italiana Editori (AIE) e dal prestigioso Istituto IARD si conclude con questa amara sintesi:
“Evidentemente manca ancora un'integrazione della tecnologia nella pratica didattica: le scuole hanno l'hardware - o comunque questa è la direzione - spesso hanno anche il software. Hanno degli insegnanti che, chi più chi meno, sanno utilizzare un computer, ma che con il computer non sanno insegnare” (Docenti, poca formazione, IL SOLE 24 ORE – SCUOLA, 27 marzo 2003 p. 14).
È questa una conferma di due constatazioni che chi vive nelle scuole empiricamente può fare e che si possono riassumere nella scarsa attenzione alle metodologie e alle tecnologie didattiche.
Per l’ancora perdurante concezione gentiliana della pedagogia, scarsa attenzione si riserva alle competenze didattiche dei docenti, sia nella formazione iniziale, sia nella formazione in servizio.
Anche per effetto di una tale scarsa attenzione alle competenze didattiche dei docenti, l'azione svolta ai vari livelli per la diffusione delle tecnologie informatiche nelle scuole non ha assicurato ai docenti le competenze necessarie per il loro impiego nella concreta azione didattica.
Come di fatto è stato constatato nella Rilevazione effettuata, nelle scuole sono presenti i PC ed i docenti hanno acquisito, chi più chi meno, competenze informatiche, ma “con il computer non sanno insegnare”.
Opportunamente il Rapporto conclude: “Il passo successivo dovrebbe quindi consistere nel fornire agli insegnanti anche le competenze necessarie per utilizzare al meglio le tecnologie nell'insegnamento curricolare delle singole discipline e non solo a utilizzare le tecnologie tout court”.
Al riguardo, si può rilevare che anche gli interventi finora attuati per la formazione dei docenti nelle nuove tecnologie hanno privilegiato, non solo le competenze informatiche, ma anche una impostazione didattica che continua a far leva sulla lezione frontale, seppure con l'ausilio degli ipermedia. Si è enfatizzato il discorso sugli ipermedia ma scarsa attenzione è stata rivolta all'apprendimento costruttivo e cooperativo.
Ipertesti ed ipermedia continuano ad essere utilizzati per presentare ed illustrare i concetti delle diverse discipline, ma non per farli costruire, inventare, scoprire agli alunni, opportunamente suddivisi in gruppi: negli ipermedia i concetti sono già dati, definiti, illustrati, presentati.
Gli alunni sono avvantaggiati dai suoni e dalle immagini anche in movimento, ma non sono attivate le loro capacità cognitive per la personale costruzione, invenzione, scoperta dei concetti. Permane la logica del manuale e della lezione frontale.
È evidente che una tale impostazione didattica non incoraggia l'impiego delle tecnologie didattiche e quindi delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
Per insegnare bastano le parole.
Le immagini ed i suoni possono apparire superflui, se non di disturbo.
L'identificazione dello studium con l'otium ha indotto i docenti a non sporcarsi le mani con i materiali didattici concreti, siano essi quelli strutturati (di ispirazione Montessoriana e non), siano essi quelli non strutturati (di ispirazione agazziana).
Perché sporcarsi le mani con i PC, che pure ferraglia sono nel loro hardware?
Meglio la parola orale del docente, la parola scritta dei libri di testo, sempre presenti, ritenuti necessari e indispensabili.
Chi non si sporca le mani con i materiali concreti, non se li sporca nemmeno con le TIC.
D’altra parte, non si tratta di TIC, cioè di tecnologie dell'informazione e della comunicazione?
C'è un errore di fondo nei discorsi che si fanno nella scuola: quello che le conoscenze possano essere trasmesse con la informazione e la comunicazione.
Si sono sprecati fiumi di inchiostro sulla comunicazione (emittente, ricevente…).
Anche quando oggi si parla di e-learning, in effetti si fa riferimento all'e-teaching, all'insegnamento e non all'apprendimento.
L'apprendimento è frutto, più che di ricerca, di riscoperta, di reinvenzione, di ricostruzione dei concetti: dell’eureka di Archimede.
Le cause di un tale perdurante atteggiamento vanno ricercate soprattutto nella scarsa disponibilità di competenze didattiche, competenze che sono possedute più da coloro che fanno scuola nelle aule che da coloro che dovrebbero aggiornarli.
Quali le indicazioni operative?
Umberto Eco aveva descritto così il quadro della situazione: “... Nel momento in cui ci sarà il banco a due piazze, dovranno esserci dei CD-Rom nultimediali capaci di insegnare la lingua, la matematica, la storia e così via. La situazione attuale dell’editoria multimediale in Italia è la seguente. Un disco didatticamente ben fatto e capace di sostituire l’insegnamento orale costa moltissimo lavoro ed ha un prezzo elevato. Pertanto l'editoria multimediale produce materiale di tipo ludico, a livello di divulgazione elementare, pieno di immagini bellissime, didatticamente nullo….In America ci sono dei dischi da 30 dollari ma sono appunto delle bufale. Se nasce il banco a due piazze, gli editori si metteranno a produrre materiale a prima vista gradevole ma didatticamente insufficiente”[i].
Vi sono le TIC ma mancano le TAC (tecnologie dell'apprendimento costruttivo).
Per comunicare e per per informare bastano i Word processor, i Database, i Power Point, i Corel Draw ecc.
Per scoprire, inventare, costruire i concetti occorrono gli oggetti, prima quelli concreti, poi quelli virtuali.
Si può apprendere anche utilizzando le immagini e si può apprendere anche utilizzando i simboli.
Ma il passaggio obbligato sono gli oggetti: vi debbono essere gli oggetti.
Perché si apprenda il concetto di liscio e di ruvido, sono necessarie le cortecce dell'albero ed i petali dei fiori.
Maria Montessori promuoveva l'educazione sensoriale (oggi diremmo educazione percettiva).
Solo dopo l'esperienza sensibile è possibile la costruzione dei concetti e l'utilizzazione dei simboli (soprattutto le parole).
Le immagini non bastano, è necessaria l'azione(Piaget)[ii]. Prima che di PC e di lavagne, le scuole debbono essere riempite di materiali concreti, comuni e strutturati.
Ma il MIUR non si è preoccupato di fornire le scuole di materiali didattici concreti, se si fa qualche eccezione per le scuole dell'infanzia, ove peraltro, sotto l'influsso della scuola primaria e della scuola secondaria, sembra che oggi prevalgano, se non proprio i simboli, almeno le immagini.
Mialaret ha completato le proposte del Piaget e del Bruner, proponendo di accompagnare con il linguaggio verbale le rappresentazioni attive, iconiche e simboliche:
| LINGUAGGIO VERBALE |
||
| azione con oggetti concreti |
azioni con immagini |
azione con i simboli |
Dopo gli oggetti concreti e prima delle immagini, oggi è possibile utilizzare gli oggetti virtuali.
LINGUAGGIO VERBALE |
|||
| azione |
azione |
azioni |
azione |

Si dirà: ma per le discipline come la Lingua italiana, la Storia ecc. quali oggetti virtuali possono essere utilizzati? Anche qui quello che importa è la scoperta, l'invenzione, la costruzione dei concetti.
Ad esempio, gli alunni potranno essere impegnati a costruire famiglie parole e potranno essere impegnati in attività di arricchimento delle frasi:
- Maria ha raccolto una margherita.
- Stamattina Maria ha raccolto una margherita.
- Stamattina Maria è uscita di casa, è andata nel prato e ha raccolto una margherita bianca.
Occorre che i docenti apprendano, non ad utilizzare le TIC, ma a farle utilizzare dai propri alunni.
Deve cambiare la prospettiva didattica: dal docente che fa lezione, magari con le TIC, al docente che programma e guida i processi di ricerca degli alunni, i quali lavorano auspicabilmente in gruppi o individualmente.
E, allora, non basta più un PC per ogni aula, ma occorrono almeno 12 PC per ogni classe.
Si dirà che non esistono le risorse finanziarie per assicurarli, ma il problema non sono le risorse finanziarie, sebbene le concezioni che si hanno della didattica.
Se si ritiene che siano necessari i 12 PC, allora si crea un laboratorio, nel quale le classi si alternano o meglio ancora si acquista un kit mobile di notebook[iv] che si sposta da un’aula all’altra.
Si può pensare anche a una diversa gestione dei fondi assegnati alle scuole e procedere all'acquisto di un maggior numero di kit mobili, ma a condizione che essi siano effettivamente utilizzati dagli alunni a scuola.
Dalla rilevazione AIE e IARD risulta che l’89% delle famiglie degli alunni possiede un PC: basterebbe un piccolo sforzo per portare questa percentuale al 100%.
Resta il problema dei docenti.
È da ritenere che anche il 90%, se non il 100% dei docenti, possieda un PC a casa.
Ma il MIUR avrebbe investito bene i suoi fondi dotando ogni docente di un notebook.
Tuttavia, il maggiore investimento è quello che riguarda la formazione didattica dei docenti per l'utilizzazione dei PC nella quotidiana attività educativa e didattica.
In questo campo, occorre cambiare la prospettiva: dai PC utilizzati dei docenti per insegnare ai PC utilizzati dagli alunni per costruire, inventare, scoprire i concetti.
È questa la rivoluzione copernicana che potrà assicurare ad ogni alunno di avere successo nei processi di apprendimento, così come lo assicurava la Montessori nelle Case dei bambini (e si trattava di alunni in situazione di handicap!).
La rivista digitale della didattica si muove in questa prospettiva e chiama a raccolta quanti condividono le idee qui espresse, le quali, come si è visto, trovano conferma nella Rilevazione dell’AIE e dello IARD.
[i] ANNALI DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, STUDI E DOCUMENTI, Le conoscenze fondamentali per l’apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni – I materiali della Commissione dei saggi, Le Monnier, Firenze, 1997, n. 78, p. 144.
[ii] Come scrive il Piaget, in riferimento all'apprendimento matematico, «la parola non serve a nulla... il disegno non basta ancora, è necessaria l'azione. L'intelligenza è un sistema di operazioni, la matematica è tutta un sistema di operazioni. L'operazione non è altro che azione: un 'azione reale, ma interiorizzata, divenuta reversibile. Perché il bambino giunga a combinare delle operazioni, si tratti di operazioni numeriche o di operazioni spaziali, è necessario che abbia manipolato, è necessario che abbia agito, sperimentato non solo su disegni ma su un materiale reale, su oggetti fisici...” ( piaget J., Avviamento al calcolo. La Nuova Italia, Firenze, 1956, p. 31).
[iii] In merito cfr. Blocchi logici virtuali, in AMBIENTI VIRTUALI DI APPRENDIMENTO: www.disced.unisa.it/ava/index.htm oppure http://digilander.libero.it/ambientivirtuali