METODOLOGIE E TECNOLOGIE

UN NOTEBOOK PER OGNI DOCENTE di Umberto Tenuta
Il MIUR dovrebbe fornire ogni docente di un notebook

Un’occasione perduta!

Il ministro Moratti aveva manifestato l'intenzione di fornire ogni docente neonominato in ruolo di un PC, che evidentemente avrebbe dovuto essere un notebook.
Poi non se ne è fatto più nulla, perdendo come al solito una occasione unica, la più significativa per la diffusione delle tecnologie didattiche nelle scuole.
Come si può pretendere che i docenti imparino ad utilizzare le tecnologie digitali e le impieghino nella pratica didattica se non ne sono forniti?
La prima operazione che il Ministero dell'istruzione dovrebbe fare per diffondere le tecnologie digitali sarebbe quella di fornire ogni docente di un notebook, così come li fornisce della lavagna, delle carte geografiche, dei sussidi didattici dentro le aule, quando anche queste le fornisce.
Fornireogni docente di un notebookin comodato significa metterlo in condizione di imparare ad usarlo nel suo tempo libero, a casa, comodamente, e di portarselo poi a scuola con il lavoro didattico già preparato.
Dovrebbeormai apparire scontato che i PC dovrebbero essere utilizzati nelle scuole dagli alunni per apprendere, lavorando in gruppo e magari collegandosi in rete con gli alunni di altri paesi, soprattutto per l'apprendimento delle lingue straniere.
In particolare, per l'apprendimento delle lingue straniere, appaiono superati tutti i laboratori linguistici tradizionali, nel momento in cui si ha la possibilità di far colloquiare gli alunni con i coetanei di madre lingua.
Intale prospettiva, l'impegno non dovrebbe essere più quello di un PC per ogni aula, ma il laboratorio linguistico, non più quello fisso, quanto quello mobile (kit mobili), costituiti da notebook con collegamenti wireless.
Appaiono ormai superati anche i cablaggi delle scuole e le dotazioni di desktop ed occorre per puntare verso inotebooko i prossimitablet PC.
Nella prospettiva dei kit mobiliwireless,che passano da un’aula all'altra e che vengono utilizzati intensivamente, al massimo, secondo il superiore criterio dell'efficienza, oltre che dell'efficacia, appare ormai ineludibile l’esigenza di fornire i docenti di notebook, magari favorendone lo scambio o l’uso comune tra i docenti.
Non si può pensare che i PC vengano utilizzati nelle aule se i docenti non sono messi nella condizione di disporne, non solo a scuola, ma pure a casa, anche per le occasioni di formazione a distanza.
Perapprendere ad utilizzare i PC ci vogliono tempi lunghi, che non possono essere assicurati costringendo i docenti a rimanere tutta la giornata a scuola.
D'altra parte, i docenti debbono essere messi nella condizione di effettuare la progettazione del loro lavoro mediante il PC, costruendosi gli strumenti didattici di cui hanno bisogno, dalla semplice antologia dei testi alle operazioni aritmetiche, ai problemi, alle esercitazioni ortografiche, scientifiche, geografiche ecc.
Peraltro, è appena il caso di evidenziare che a casa la maggior parte degli alunni ormai dispone del PC e che i docenti possono approfittarne per un loro impiego anche ai fini dell'esecuzione dei compiti domestici.
Se negli anni ‘60 si è favorito l'acquisto delle enciclopedie nella prospettiva dello studio domestico, soprattutto attraverso l'enfasi sulle pseudo attività di ricerca che venivano date come impegno qualificante dello studio domestico, anche se tali non erano, per il modo in cui venivano concepite, come raccolta di informazioni, e non come attività di riscoperta dei concetti, oggi si potrebbe favorire l'acquisto di notebook anche da parte degli alunni, come il Ministro dell'istruzione sta facendo, ma anche qui ancora una volta senza tener conto degli avanzamenti delle tecnologie informatiche che consentono di acquistare un notebook allo stesso prezzo di un desktop, con il vantaggio della portabilità, atteso che un notebookpesa meno di un vocabolario e contiene più di una enciclopedia.
Sembra strano che i problemi della didattica, in particolare i problemi delle tecnologie didattiche, non vengano affrontati con il necessario buon senso che dovrebbe portare ad un impiego efficace ed efficiente delle tecnologie didattiche, evitando spese ormai superate, quali i cablaggi nel momento in cui si diffondono le tecnologiewirelesse quali gli acquisti didesktop nel momento in cui predominano inotebooke si affacciano itablet PCecc.
Sembraaffacciarsi il sospetto che la scuola non possa mantenere il passo con l'avanzamento delle tecnologie, perché essa deve essere destinataria delle tecnologie obsolete che le industrie debbono smaltire.
D'altra parte, nella proluvie dei discorsi che si fanno sulle tecnologie didattiche manca un effettivo impegno per la creazione di materiali didattici veramente efficaci, come U. Eco aveva sollecitato nel momento in cui aveva avuto il coraggio di affermare che “l'editoria multimediale produce materiale di tipo ludico, a livello di divulgazione elementare, pieno di immagini bellissime, didatticamente nullo…. In America ci sono dei dischi da 30 dollari ma sono appunto delle bufale. Se nasce il banco a due piazze, gli editori si metteranno a produrre materiale a prima vista gradevole ma didatticamente insufficiente”(1).
Il nuovo Ministro dell’istruzione, che pure viene dal mondo in cui regnano i criteri dell'efficacia e dell'efficienza,a questi modesti discorsi dovrebbe essere sensibile, avviando un processo di inversione di tendenza, per un impiego delle tecnologie didattiche che sia effettivo nella didattica delle singole discipline, dentro ogni aula scolastica, come strumenti dell’attività di ricerca/riscoperta/reinvenzione/ricostruzione (problem solving), nella forma del lavoro di gruppo (cooperative learning) da parte degli alunni, e non più ancora come strumenti della lezione frontale, seppure multimediale, da parte dei docenti.
Lo scrivente va facendo da tempo questi discorsi anche su Internet, nella RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA ( http://www.rivistadidattica.com/ ) ed ha scritto in tal senso anche ai responsabili delle tecnologie didattiche del Ministero dell'istruzione, ma non è stato mai degnato di un pur modesto riscontro, evidentemente perché liberarsi dell’impostazione didattica tradizionale finisce con l'essere solo un mero esercizio retorico, che continua ad essere fatto anche da parte di coloro che dovrebbero promuovere l'effettiva riforma della scuola attraverso il suo rinnovamento didattico e tecnologico.

NOTE

1) Eco U., I materiali della Commissione dei saggi, Le Monnier, Roma, 1997, pp.144 e 145.

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