METODOLOGIE E TECNOLOGIE

CORREZIONE,ANCORA CORREZIONE COME AUTOCORREZIONE di Umberto Tenuta
Come guidare gli alunni ad autocorrggersi

Nella scuola cosiddetta tradizionale la correzione occupava un posto di primaria importanza ed era assunta quasi a indice della diligenza dei docenti, ai quali nei Programmi didattici la correzione veniva raccomandata, se non imposta, come obbligo cogente.
Traccia di una tale concezione della correzione permane ancora oggi, sia nella valutazione che i genitori danno dei docenti ("corregge sempre i compiti"), sia nel peso che conseguentemente ad essa danno i docenti.
Gli unici a non dar peso alla correzione sembrano essere gli alunni, a prescindere dai condizionamenti operati dal voto o dal giudizio: quello che agli alunni importa della correzione è il voto, il giudizio, le conseguenze pratiche. Ma dove si è visto un alunno che si riguarda le operazioni aritmetiche, il problema, il tema, pazientemente e faticosamente corretti dal docente, per prendere atto degli errori commessi e semmai per correggersi?
La correzione si riduce molto spesso ad un mero adempimento formale, burocratico, privo di valenza didattica.
Questa la situazione.
Ma vediamone la "filosofia".
La correzione partiva dal presupposto che gli errori, non solo sul piano cognitivo, ma soprattutto sul piano morale, andavano corretti: errare humanum est, perseverare autem diabolicum (1).
Nel passato sono stati creati gli istituti per icorrigendi.
Solo lentamente si è andata prendendo consapevolezza che ciò che occorre non è tanto la correzione, ma la rieducazione: mettere i soggetti nella condizione di non commettere più gli errori. Anche le condanne penali hanno come scopo la rieducazione!
Sul piano didattico, ciò che importa non sono i quaderni corretti o le punizioni inflitte, ma il cambiamento nelle prestazioni e nei comportamenti, e quindi l'acquisizione da parte degli alunni della capacità di non commettere più gli errori.
Ecco, questo dovrebbe essere l'obiettivo da perseguire: mettere gli alunni nella condizione di non commettere più gli errori e, ove mai li commettessero, di correggersi da soli.
Errare humanum est. Si sbaglia e si sbaglierà sempre. Quello che importa è imparare a correggersi da soli e, se possibile, imparare ad evitare gli errori.
Questa esigenza acquista particolare rilevanza in una civiltà in rapida trasformazione, nella quale occorre imparare durante tutto il corso della vita.
Quando si impara, si sbaglia. Ciò che importa è sapersi correggere da soli (2).
Sul piano morale S. Giovanni Bosco aveva teorizzato il metodo preventivo(3), perché aveva intuito quello che poi lo Skinner (4) ha teorizzato sul piano dell'apprendimento, cioè che gli errori occorre prevenirli, perché, se si commettono, si imparano: se la parola collegio viene scritta la prima volta colleggio, con due g, l'alunno impara questa forma scorretta.
Alriguardo, negli anni `60 sono state fatte delle sperimentazioni relative all'ortografia. Come è noto, esiste la prassi di far trascrivere agli alunni le parole in due colonne, una delle parole corrette, l'altra delle parole ortograficamente scorrette. Finiva che gli alunni non ricordavano le due forme (quella corretta e quella sbagliata), cioè non le distinguevano e dopo tali espedienti didattici, commettevano più errori di prima!
La soluzione ottimale è quella di prevenire gli errori di ortografia, di mettere gli alunni sin dal primo momento nella condizione di scrivere correttamente le parole, senza commettere errori.
In via subordinata, è opportuno che gli alunni siano abilitati a correggersi da soli, magari facendo ricorso ai vocabolari per trovare, non solo le forme corrette, ma anche le espressioni corrette. L'uso del vocabolario dovrebbe costituire una prassi costante nella scuola.
Per le quattro operazioni aritmetiche, che tanto lavoro danno ai docenti, esistono le calcolatrici tascabili: una volta eseguite le operazioni, gli alunni le correggono con la calcolatrice. Ma esistono anche le Bilance aritmetiche autocorrettive (5).
Freinet ed il Movimento di Cooperazione Educativa utilizzavano gli schedari autocorrettivi di aritmetica e di ortografia.
Oggi esistono le calcolatrici e per l’ortografia esistono i Word processor che segnalano gli errori e suggeriscono le correzioni. Uno degli impieghi del computer è anche questo: il WP per la correzione ortografica, ma anche i dizionari in linea e le calcolatrici. I WP offrono anche una rudimentale correzione sintattica!
Al riguardo, si rileva l’opportunità di utilizzare tali strumenti nella ordinaria attività didattica.
Tuttavia, c'è anche un altro discorso da fare: apprendere attraverso gli errori!
L'errore, soprattutto nella soluzione dei problemi, nella elaborazione di un esperimento ecc. non deve essere considerato come un peccato mortale.
Errare humanum est, dicevano gli antichi. Ma nel medioevo aggiungevano errando discitur(6).
Si impara anche dai propri errori! Tra le tante teorie dell'apprendimento v'è anche quella per tentativi ed errori (trials and errors) che sul piano didattico è stata utilizzata dal Freinet (Tatonnement). Al riguardo è da tenere presente che i teorici di talemetodo sostengono che l'apprendimento per insight non sarebbe altro che un metodo per tentativi ed errori eseguiti mentalmente.
I docenti dovrebbero avere presente l’avvertenza di non far nascere il panico degli errori, di sbagliare, di commettere errori!
Occorre inveceguidare gli alunni a imparare a superare gli errori, ad imparare ed a migliorare attraverso gli errori.
Se sul piano ortografico e aritmetico, così come sul piano della lettura, è preferibile evitare gli errori, imparando sin dall'inizio le forme corrette, per quanto attiene ai processi dell'apprendimento in genere e, in particolare, della soluzione dei problemi, è opportuno che gli alunni siano guidati ad utilizzare gli errori per pervenire alle soluzioni migliori.
Facciamo l'esempio banale della costruzione di un quadrato con un numero dato di quadratini: gli alunni procedono pertentativi ed errori fino a trovare la soluzione.
La situazione può essere resa più complessa dando un numero di quadratini con i quali non è possibile costruire il quadrato, in modo che gli alunnipervengano, auspicabilmente lavorando in gruppo, alla conclusione che è possibile costruire il quadrato solo quando il numero dei quadrati è un numero quadrato.
Se è vero che errare humanum est, è anche vero che errando discitur.
In alcune situazioni, quali quelle ortografiche e aritmetiche, oltre che morali, è preferibile evitare gli errori. In altre situazioni, invece, errando discitur.
L'errore è la strada attraverso la quale procede il cammino dell'uomo verso la verità ovvero verso soluzioni che si dimostrano sempre più efficaci, più valide.
Si impara dai fatti, dagli eventi, dai risultati delle proprie azioni.
Il motto galileiano (Accademia del cimento) era "provando e riprovando": si impara attraverso gli errori.
Ciò che importa è non demonizzare l'errore, ma far accettare come normale che è possibile sbagliare, che si può sbagliare e che l'importante è sapersi correggere.
Imparare a evitare gli errori ma soprattutto imparare a correggersi da soli sembra la strategia più efficace da far acquisire agli alunni.
Peraltro, diversamente si corre il rischio di bloccare, di frustrare gli alunni, i quali, per il timore di sbagliare, non parlano o non affrontano la soluzione dei problemi che la vita pone sul piano speculativo e sul piano operativo.

ALCUNI SUGGERIMENTI PRATICI PER LA CORREZIONE

DETTATI

È opportuno che la correzione sia effettuata degli stessi alunni attraverso il vocabolario cartaceo o digitale

composizioni

Anche per la correzione ortografica delle composizioni è opportuno utilizzare i vocabolari cartacei e o digitali.
Perla correzione delle flessioni dei nomi, della coniugazione dei verbi, delle costruzioni sintattiche, ci si può avvalere dei suggerimenti dei WP, ma in mancanza, il docente può procedere gradualmente come segue:
a) inizialmente fa presente che nella composizione vi sono degli errori e invita gli alunni a lavorare in gruppo o individualmente per trovarli;
b) se questo espediente non funziona, l'insegnante segnala il paragrafo in cui si trova l'errore;
c) se anche questo espediente non funziona, il docente segnala le espressioni in cui si trova l'errore;
d) se pure questo espediente non funziona, l’insegnante segnala le espressioni in cui si trova l’errore.

Solo come estrema ratio, come ultima ipotesi, l’insegnante indica l’errore.
Ciò che importa è che sia l'alunno a scoprire gli errori.
Al riguardo, però, è opportuno tenere presenti i suggerimenti dati dai programmi didattici che 1985: ciò che primariamente importa è l’espressione dell'alunno; la forma può essere corretta anche successivamente, gradualmente.

Operazioni aritmetiche

La correzione delle operazioni aritmetiche può essere effettuata con le calcolatrici e semmai con gli schedari autocorrettivi ovvero con schede autocorrettive di volta in volta predisposte dai docenti.

Problemi

La soluzione dei problemi deve essere sempre una scoperta degli alunni, giammai indicata dal docente, come nelle composizioni. Conmolta discrezione, il docente deve semmai guidare gli alunni a trovare la soluzione, eventualmente offrendo esempi, analogie, sussidi didattici (rappresentazioni iconiche ecc.).

Disegno

Il docente non corregge mai i disegni degli alunni, ma stimola l'alunno ad osservare meglio, a riflettere, a rivedere le raffigurazioni.

Lettura ed espressioni orali

Più complesso è il discorso relativo alle letture ed alle esposizioni orali, nelle quali le correzioni debbonoessere effettuate con molta discrezione da parte dei docenti, senza turbare il corso della lettura o dell'esposizione orale.

Composizione

Relativamente alle composizioni, più complesso è il discorso relativo ai contenuti. Sembrano da evitare le aggiunte, le integrazioni, i completamenti da parte dei docenti, i quali semmai possono limitarsi a invitare gli alunni a riflettere più approfonditamente, a riconsiderare i vari aspetti della problematica trattata ec, con metodi mai autoritari o critici.

Indicazioni comuni

L'insegnante non corregge, ma stimola gli alunni a correggersi.

NOTE

1) TOSI R., Dizionario delle sentenze latine e greche, BUR, Milano, 1991, N. 457.
2) "Ma per quanto la storia delle idee sia una storia di tentativi e errori, anche gli errori illuminano la particolare natura, le aspirazioni, le doti e i limiti della creatura che vi incorre, e insieme la logica dei problemi in conseguenza dei quali quegli errori sono nati; e possono inoltre valere a ricordarci che i moduli di pensiero dominanti nell'etànostra, che alcuni di noi sono inclini a considerare chiari e coerenti, saldamente fondati e definiti, difficilmente agli occhi delle prossime generazioni potranno sembrare tali" (Arthur O. Lovejoy, "La Grande Catena dell'Essere") (7 settembre 1998); ZOLLO G., II valore dell'errore nel processo di ricerca, http//www.disced.unisa it/g-zollo.htm; Mollo G., II valore dell'errore nella dinamica dell'apprendimento, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1986
3) bosco G., Il metodo preventivo, La Scuola, Brescia, 1961.
4) SKINNER B.F., La tecnologia dell’insegnamento, La Scuola, Brescia, 1972; SKINNER B.F., Scienza e comportamento, Angeli, Milano, 1978; SKINNER B.F., Difesa del comportamentismo, Armando, Roma, 1992
5) Cfr. Bilancia matematica, in www.disced.it/ava/index.htm
6) TOSI R., Dizionario delle sentenze latine e greche, BUR, Milano, 1991, N. 398.

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