METODOLOGIE E TECNOLOGIE |
E-LEARNING OPPURE E-TEACHING? UN GROSSO EQUIVOCO!
di Umberto Tenuta
Si dovrebbe parlare di e-learning solo quando l’apprendimento è realizzato dagli alunni nella forma del problem solving.
Un grosso equivoco si sta consumando nel discorso sull‘e-learning , che giustamente viene enfatizzato come strumento della formazione a distanza del presente e soprattutto del futuro.
Al riguardo, sembra che si stia consolidando l'equivoco di chiamare l’e-learning - che andrebbe tradotto come apprendimento a distanza attraverso le vie telematiche - quello che in realtà si configura come e-teaching (non apprendimento, ma insegnamento a distanza attraverso le vie telematiche).
L'insegnamento della lezione espositiva, dimostrativa, sperimentale, rimane tale, sia quando si avvale della parola orale del docente o della parola scritta dei libri e delle dispense dei docenti, sia quando si avvale anche dei mezzi multimediali, come avviene quasi sempre in quello che oggi viene comunemente definito e-learning.
Ad esempio, l’insegnamento consiste nell'enunciare che il quadrato costruito sull’ipotenusa del triangolo rettangolo è equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui due cateti, aggiungendo magari l'illustrazione.
È del pari agevole fare scoprire gli alunni che un ago calamitato infilato in un pezzo di sughero e posto in una bacinella di acqua si orienta nella direzione nord-sud e che la sua estremità positiva (+) si orienta verso il Nord geografico(-).
Difficile è far comprendere il principio di gravitazione universale o il noumeno di kantiano.
Qualcosa però si può fare anche in questa direzione.
Lo studio della letteratura consiste di solito nell’esporre la poetica di Dante, di Petrarca, del Tasso, del Marino, del Leopardi ecc. e semmai nell’offrire delle poesie esemplificative.
Ma non sarebbe preferibile offrire alla lettura degli alunni un certo numero di poesie significative del Leopardi e del Manzoni perché essi colgano da soli, magari attraverso il lavoro di gruppo, il carattere dell'uno e dell'altro?
E non si potrebbe fare la stessa cosa con la Chimica, l'Elettrostatica, l?Ottica, la Storia, la Geografia ecc.?
In fondo, si dovrebbe abbandonare la pretesa che la lezione espositiva possa sempre portare gli alunni alla comprensione e creare invece situazioni che possano consentire agli alunni di comprendere i concetti costruendoli.
Il destino delle tecnologie multimediali si gioca su questo piano: utilizziamole sempre più per scoprire e sempre meno per esporre i concetti!
Pertanto, si riservi l’espressione e-learning ai processi di apprendimento per scoperta (problem solving) e si utilizzi l'espressione e-teaching alle lezioni espositive anche se multimediali.
Perché si parli di e-learning, si debbono realizzare situazioni di problem solving e, quindi, non di lezioni espositive, seppure multimediali. Nell’e-learning si debbono offrire i materiali, soprattutto oggetti virtuali[ii], che consentano agli alunni di costruire, scoprire, inventare i concetti.
È questa la grande sfida della formazione a distanza, ma anche della formazione in aula..
Il successo dei processi apprenditivi sarà assicurato soprattutto se si privilegerà il problem solving mediante l’utilizzazione da parte, non tanto dei docenti, quanto degli alunni, prima di oggetti concreti, comuni e strutturati, e poi di oggetti virtuali, manipolabili quanto gli oggetti concreti, a differenza delle immagini, anche in movimento.
In sintesi, l’apprendimento (teaching) dovrebbe essere realizzato dagli alunni quanto più possibile attraverso attività di problem solving, auspicabilmente in situazioni di lavoro di gruppo (cooperative learning)[iii], mediante l’utilizzazione di materiali, prima concreti e virtuali, poi iconici ed infine simbolici[iv].
Solo se realizzato così, anche a distanza, attraverso le vie telematiche, si può parlare di e-learning.
Diversamente, si dovrebbe correttamente usare l’espressione e-teaching.
febbraio 2004
[i] In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Pe la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992
[ii] In merito cfr.: MALDONADO T., Reale e virtuale, Feltrinelli, Milano, 1998; Durlach N.I. e Navor A.S. (a cura di), Virtual reality, Scientific and technological challenges, National Academy Press, Washington, D.C., 1995; Benedikt M., Cyberspace, Muzzio, 1993; Cibernauti, Posturbania: la città virtuale , Castelvecchi, 1995; Belotti G. (a cura di), Del virtuale, Il Rostro, 1993; Negroponte N., Essere Digitali, Sperling&Kupfer, 1995; Rushkoff D., Cyberia, URRA-Apogeo, 1994; Rheingold H., La Realtà Virtuale, Baskerville, 1993; Roth J.P. - Helsel S.K., Virtual Reality, Phoenix, 1994; TENUTA U., Rappresentazione virtuale, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com; TENUTA U., Quarta rappresentazione, in AMBIENTI VIRTUALI DI APPRENDIMENTO: www.disced.unisa.it/ava/index.htm oppure http://digilander.libero.it/ambientivirtuali
[iii] In merito cfr.: Johnson, D.W. et al., Apprendimento Cooperativo in Classe, Edizioni Erickson, Trento, 1997; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVO C. (a cura di), La condivisione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993; PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura di), I contesti sociali dell’apprendimento. Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995;. Ligorio M.B., Apprendimento e collaborazione in ambienti di Realtà Virtuale. Teoria, metodi, tecniche ed esperienze, Garamond, Roma 2002.
[iv] Piaget afferma che <<L'intelligenza è un sistema di operazioni... L'operazione non è altro che azione: un'azione reale, ma interiorizzata, divenuta reversibile. Perché il bambino giunga a combinare delle operazioni, si tratti di operazioni numeriche o di operazioni spaziali, è necessario che abbia manipolato, è necessario che abbia agito, sperimentato non solo su disegni ma su un materiale reale, su oggetti fisici>> (PIAGET J., Avviamento al calcolo, la Nuova Italia, Firenze, 1956, p. 31). Così il Bruner sintetizza questo itinerario: <<All'inizio il mondo del fanciullo è noto a lui principalmente attraverso le azioni abituali, che egli usa, per affrontarlo. Successivamente si aggiunge una tecnica di rappresentazione attraverso l'immagine, che è relativamente libera dall'azione. Gradualmente si aggiunge un nuovo e potente metodo di tradurre azioni ed immagini nel linguaggio che favorisce un terzo sistema di rappresentazione>>( BRUNER J.S., Studi sullo sviluppo cognitivo, Armando, Roma, 1967, p. 7).<<Se è vero che l'abituale decorso dello sviluppo intellettuale procede dalla rappresentazione attiva, attraverso quella iconica, alla rappresentazione simbolica della realtà, è probabile che la migliore progressione possibile seguirà la stessa direzione>>(BRUNER J.S., Verso una teoria dell'istruzione, Armando, Roma, 1967, p. 85.).