METODOLOGIE E TECNOLOGIE |
IPERTESTI ED IPERMEDIA di Carmen Palumbo
Il passaggio dal testo all’ipertesto ed all’ipermedia nell’organizzazione didattica
Le profonde trasformazioni tecnologiche e scientifiche, le complesse esigenze dell’odierna società, l’esaltazione dei diritti dell’uomo e del bambino conclamati dalla visione paidetica contemporanea e i conseguenti nessi strutturali tra cultura informatizzata, dinamiche pedagogiche e processi educativi hanno permesso il profilarsi di un polisemico concetto di educazione che cessa di essere un’iniziazione, cioè l’acquisizione definitiva di valori, per delinearsi come arte, scienza, tecnica in continuo divenire, poste al servizio della civiltà, di cui si sforza di tradurre i bisogni, le tendenze, gli imperativi ed i valori.
Tale filosofia dell’educazione ha avuto profonda incidenza sul ruolo stesso della scuola, che oggi è chiamata ad una variegata articolazione di interventi nel tentativo di conciliare il bisogno di una cultura consolidata nel tempo, con la necessità di preparare il futuro dell’uomo e dell’umanità.
In particolare la scuola primaria, prima con i Programmi dell’85, poi con gli Ordinamenti introdotti dalla legge 148 del 1990 ed infine con la Riforma di cui alla Legge 53/2003 ed al D.lvo 23 gennaio 2004, ha rivoluzionato completamente il proprio assetto ribaltando regolarità di ieri e costruendo altre regolarità allo scopo di perseguire un modello pluralistico e polistrutturato, funzionale e altamente qualitativo.
Oggi, pertanto, la scuola elementare, configurandosi come ambiente di apprendimento educativo, avvia i processi di prima alfabetizzazione culturale con l’intento di fornire agli alunni gli strumenti che possano renderli capaci di elaborare verità efficaci seppur mai definitive.
Di conseguenza, ad una scuola che opera nella cosiddetta era tecnotronica, si impone l’obbligo di alfabetizzare gli alunni, rendendoli capaci di padroneggiare anche i linguaggi delle nuove tecnologie e fornendo loro la capacità di saper combinare strutture, percorsi, contenuti e metodi.
Di qui, ancora, la necessità di accrescere la capacità degli alunni di gestire attivamente i cambiamenti, esercitando, per dirla con Postman (1), una funzione termostatica, cioè, essere in grado di rispondere alle esigenze di continuità nel mutamento con l’intento di migliorare la vita sociale.
Una scuola, pertanto, che deve porre l'alunno in grado di comprendere la realtà odierna, caratterizzata dall’impetuoso stagliarsi di messaggi iconici, elettronici e televisivi, insegnandogli a decodificarli per procedere, al tempo stesso, all’acquisizione del nuovo senza farsene dominare.
Se, a questo punto, l’alfabetizzazione informatica costituisce la condizione necessaria per poter vivere nella civiltà dell’informazione, la scuola non può e non deve rimanere insensibile di fronte a tali innovazioni.
In realtà, già nei Programmi del 1985 si leggeva: “Anche l’informatica richiede un’attenta considerazione: da un lato essa mette in evidenza l’idea di algoritmo, dall’altro presenta il calcolatore come strumento di esplorazione del mondo dei numeri, di elaborazione e di interazione.”(2)
I Programmi Ministeriali lasciavano, infatti, intravedere la possibilità di considerare un itinerario formativo che introduce “all’uso iniziale, ma coerente e produttivo, di opportuni strumenti di calcolo e di elaborazione delle informazioni.”(3) Veniva resa così più incisiva la proposta di prestare all’informatica “un’attenta considerazione”, impiegando intelligentemente il calcolatore, strumento indispensabile della società contemporanea.
Tali affermazioni, esplicate nei Programmi Ministeriali del 1985, sembravano accogliere il monito di A. Agazzi “L’informatica è un destino. Lo si può sfidare, ma non sopprimere o ignorare”(4).
L’informatica, infatti, ora ha trovato piena accoglienza nella Riforma in atto nella scuola italiana.
La presenza dell’informatica nell’organizzazione didattica è, infatti, una realtà che va affermandosi sempre più negli ultimi tempi, visto che il progresso tecnologico sta portando ad un uso diffuso e capillare degli strumenti informatici.
In effetti, già il Richmond nella sua opera “La rivoluzione dell’insegnamento” anticipava i tempi indicando nella computer assisted instruction, quello “strumento sperimentale per la scoperta di nuove dimensioni nell’educazione”(5).
Ciò che è importante sottolineare è che con l’uso dei modelli informatici i bambini possono dare concretezza a forme di conoscenza che altrimenti risulterebbero incomprensibili e astratte.
In effetti si tratta di “una nuova razionalità, capace di dar forza al processo di apprendimento che avviene attraverso la costruzione di modelli logici del reale”(6). L’informatica, come strumento di conoscenza, fornisce una ricchezza di stimolazioni per la costruzione di modi di pensare ed aiuta a riflettere sul pensiero stesso e per dirla con Papert (7), aiuta ad “apprendere come si apprende” .
Va necessariamente evidenziato che questo valido strumento didattico, quale è il computer, non vuole e non può sostituire la quanto mai indispensabile presenza dell’insegnante, anche perché l’uomo in una situazione altamente tecnologizzata non deve correre il rischio di perdere la sua humanitas, “allorché si smarrisce qualsiasi orizzonte di senso oltre le procedure della scienza-tecnologia e delle spettacolose applicazioni che ne costituiscono il medium planetario”(8).
Certamente “la tecnica può continuare ad essere strumento e ad essere considerata tale se si conserva un varco per una dimensione metatemporale e metaspaziale e per un orizzonte ulteriore rispetto alla dimensione enomondana e radicalmente immanente” (9).
Emerge chiara la necessità, quindi, di porre attenzione al potere della mente, alle risorse che ne potranno scaturire e al bisogno di metterle a profitto, per salvare il primato dell’uomo di fronte all’incessante progresso tecnologico. Non può, pertanto, la didattica rimanere estranea alle opportunità offerte dalla telematica.
Le possibilità offerte dal computer in ambito didattico sono notevoli e in particolar modo, se si entra nell’ambito della didattica speciale dove una tale opportunità appare ancora più accentuata. Lo scambio interpersonale mediato dal computer può offrire soprattutto al disabile una rottura dell’isolamento cui è spesso costretto.
Accedere, quindi, alla multimedialità e alla telematica vuol dire attivare un processo autonomo di costruzione della propria conoscenza.
Diventa indispensabile, quindi, poter usufruire di una tecnologia che possa garantire un percorso di apprendimento individualizzato, personalizzato e rispettoso delle capacità quanto dei limiti di un soggetto, che così può diventare attore e non semplice spettatore del proprio processo formativo elaborato da computer.
Il computer, infatti, agevola un apprendimento autonomo, crea un ambiente di apprendimento nel quale è prevista la possibilità di commettere errori lasciando all’alunno l’opportunità di riprovare e ritentare.
Non va poi sminuita la possibilità, offerta dalle tecnologie informatiche, di migliorare la qualità del lavoro eseguito.
In particolare, va messo in evidenza che spesso le scarse capacità di coordinazione motoria o altre disabilità tendono a frenare la capacità di produzione e soprattutto la spinta creativa di un disabile, per cui seppure il soggetto ha chiaro in sé il compito da eseguire e per una qualsiasi limitazione motoria non è in grado di far corrispondere questo suo progetto interno con il prodotto finale, si creano in lui tali ansie ed insicurezze che vanno ad incidere negativamente sul suo livello di autostima.
Gli ipertesti, gli ipermedia e la telematica offrono vantaggi innumerevoli, in particolar modo quando un ipertesto permette di creare o percorrere passaggi non solo lineari, ma ramificati tra più testi, per navigare nel vasto mare dei dati contenuti nell’elaboratore, in virtù di una strutturazione associativa delle informazioni che richiama i procedimenti mentali.
Il sistema multimediale offre allo studente maggiore complicità e coinvolgimento, lo spazio è illimitato e gli stessi confini mentali dell’utente sono chiamati ad essere più elastici e dinamici.
Con il passaggio dal testo all’ipertesto la scuola si apre, così, alla multimedialità e sceglie una cultura più viva e più stimolante per i fruitori.
Qual è dunque la differenza tra un testo, strumento e simbolo del sapere tradizionale, e un ipertesto?
Le analogie con gli strumenti tradizionali, che il computer non vuole e non può assolutamente cancellare, ma solo integrare, sono illuminanti: davanti ad un manuale scolastico, lo studente interessato approfondirà un concetto, svilupperà una tematica, metterà in evidenza un particolare, collegherà immagini e scrittura.
Compirà, in pratica operazioni analoghe a quelle messe in moto da un ipertesto, con la differenza che la formazione multimediale consente il superamento di certi antagonismi tradizionali, innanzi tutto quello fra oralità e scrittura.
Gli ipertesti, però, a differenza dei testi si avvicinano di più al nostro modo di pensare. Noi pensiamo per centralità, poi sviluppiamo un pensiero periferico, la lettura di un libro invece è sequenziale. Solo dopo aver letto una pagina possiamo affermare che vi è un argomento centrale, quindi effettuiamo il percorso inverso del nostro pensiero.
Di conseguenza anche i livelli di apprendimento raggiungono, grazie ai media, vette finora irraggiungibili promuovendo un processo attivo di costruzione della conoscenza, permettendo di individualizzare il processo di acquisizione della conoscenza stessa, facendo interagire gli utenti con le nuove informazioni nel modo per loro più significativo e venendo incontro all’esigenza degli stessi di controllare, con il contenuto, anche il processo di apprendimento.
In poche parole, l’ipertesto, che oggi sarebbe meglio definire ipermedia, vista la sua capacità di gestire anche immagini e suoni, è la risposta all’antico desiderio di navigare liberamente nel mare sempre più grande delle informazioni, seguendo un percorso che nasce dagli interessi e dalle libere associazioni individuali.
Sul piano psicologico si nota l’esistenza di una evidente sincronia tra l’avanzare dei media nella comunicazione multimediale e quella della mente quando si generano le idee, le quali si creano secondo una modalità che è simultaneamente visiva, linguistica e dinamica.
L’introduzione della multimedialità nella scuola permette, sia che ci si riferisca al docente che al discente, di esaltare la dimensione cooperativa del processo di insegnamento/apprendimento.
La scuola deve, quindi, aprirsi alle nuove tecnologie, ma deve anche aiutare glialunni a scegliere le informazioni che servono.
Risulta, ancora una volta, di fondamentale importanza, evidenziare la necessità di realizzare un’adeguata programmazione educativo-didattica, affinchè l’intervento con il computer non sia il risultato dell’improvvisazione, ma rappresenti il modo di sostenere eccellentemente il processo di apprendimento selezionando metodi, strumenti, materiali e tempi con strategie di intervento che prevedano l’uso del computer.
NOTE
1) AA. VV. Multimedialità, cultura, educazione, (a cura di G. Acone), La Scuola, Brescia, 1995.
2) Programmi didattici per la Scuola Primaria in M. Laeng (a cura di), I nuovi programmi della scuola elementare, Giunti & Lisciani, Teramo, 1986.
3) Ibidem.
4) U. Tenuta, Itinerari di Logica, Probabilità, Statistica e Informatica, La Scuola, Brescia, 1992.
5) K. W. Richmond, La rivoluzione nell’insegnamento, Armando, Roma, 1975.
6) A. Vanni, La didattica dell’informatica, Edisud, Salerno, 1987.
7) S. Papert, Mindstorms. Computer e creatività, Emme Edizioni, Milano, 1984.
8) G. Acone, Dieci anni di pedagogia, (1980-1990), Edisud, Salerno, 1991..
9) Ibidem.
marzo 2004
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