METODOLOGIE E TECNOLOGIE |
TRA IL VECCHIO E IL NUOVO: FINALITA’ E MODALITA’ DI UTILIZZO DELLE NUOVE TECNOLOGIE NELLA DIDATTICA di Gioconda Bottiglieri
Oggi c’è un gran parlare di tecnologie multimediali ed il Ministero dell’istruzione non sembra sia stato insensibile alla nuova vogue: è stato attuato il PSTD e sono in atto altre iniziative anche a livello europeo.
Tuttavia, al riguardo, è appena il caso di considerare che il discorso non è quello di portare nella scuola le tecnologie multimediali, che stanno già rischiando la stessa sorte degli audiovisivi negli anni ’60 divenuti acchiappa polvere! Il problema non è neanche la disponibilità delle tecnologie multimediali, ma è costituito dalle finalità e dalle modalità della loro utilizzazione. I problemi dell’organizzazione, della didattica e delle tecnologie educative non sono separati ma interconnessi. Al centro sta la didattica, processi educativi e didattici, che debbono risultare efficaci ed efficienti. L’azione educativa e didattica deve assicurare il perseguimento degli obiettivi formativi da parte di tutti gli alunni e deve assicurarlo con il minor dispendio di risorse.
Peraltro, tenendo presente che le finalità della scuola sono finalità essenzialmente formative, l’azione educativa e didattica deve mirare sopratutto alla formazione di competenze (“obiettivi formativi e competenze” ovvero “obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni”), in termini di capacità e di atteggiamenti. Il compito della scuola non è tanto quello di fare acquisire conoscenze quanto di promuovere la formazione di capacità e di atteggiamenti (istruzione educativa). In tale prospettiva occorre quindi privilegiare una didattica formativa, una didattica che miri, non solo alla trasmissione dei saperi, ma anche e sopratutto ai processi della loro riscoperta/ricostruzione/reinvenzione, attraverso i quali si realizza sia l’acquisizione delle conoscenze, sia la formazione delle capacità e degli atteggiamenti. A tal fine, oggi si privilegiano il problem solving ed il cooperative learning. E’ in tale prospettiva che va visto anche il problema dell’impiego delle tecnologie educative, comprese quelle multimediali.[1]
Innanzitutto, occorre resistere alla forte pressione del mondo informatico che tende ad assolutizzare l’impiego delle tecnologie multimediali. Occorre invece tener ben presente che prima e insieme al virtuale, occorre far spazio al reale, alle tecnologie educative costituite da materiali concreti, comuni e strutturati. Poi vengono gli strumenti virtuali, le tecnologie multimediali. Ma anche qui occorre resistere alla tentazione di utilizzare le tecnologie multimediali ancora una volta per la trasmissione dei saperi, per fare lezione, per esporre e presentare, anziché per scoprire, costruire, inventare i saperi.[2]
L’utilizzazione delle tecnologie multimediali sopratutto da parte degli alunni nei processi di apprendimento, anziché da parte dei docenti nelle lezioni frontali, comporta una diversa organizzazione della scuola, che deve fare sempre maggiore spazio al lavoro di gruppo ed all’attrezzatura di laboratori, di laboratori multimediali: multimediali anche nel senso che, assieme ai materiali didattici virtuali, ci debbano essere anche quelli reali. Precisato che le tecnologie multimediali, così come tutte le tecnologie educative, debbono essere utilizzate sopratutto dagli alunni nei processi di apprendimento.[3]
Le tecnologie multimediali non entrano nella scuola soltanto per essere di supporto ad altre tecnologie educative, né le vanno a sostituire, ma ne esaltano e ne evidenziano quelle che sono le effettive e concrete modalità di utilizzazione, non tanto a sostegno dell’impostazione didattica, basata sulla lezione collettiva, quanto per quella che secondo gli studi più recenti di pedagogisti, psicologi e tecnici della riabilitazione, dovrebbe essere l’impostazione più efficace fondata sull’impiego personale di ricerca-azione, di rielaborazione dei concetti da parte di ogni singolo alunno. Il computer oggi è visto come uno strumento attivo nella costruzione della conoscenza.[4]
Non viene più utilizzato solo come supporto ad un’attività cognitiva basata su altri medium (libri di testo, trasmissione verbale delle conoscenze), ma elemento di creazione di rapporti interpersonali, la telematica offre possibilità di collaborazione tra istituti anche molto lontani geograficamente. L’interfaccia tra computer ed utenti diventa sempre più amichevole per evitare un dispendio di energie nella comprensione del funzionamento, l’obiettivo è di arrivare ad un’interazione uomo-macchina “quasi” naturale.[5]
In contrasto con l’opinione comune più diffusa, l’introduzione delle nuove tecnologie non porta automaticamente al progresso nel processo formativo, paradossalmente un loro utilizzo inappropriato potrebbe favorire concezioni didattiche “vetero-tradizionaliste”. Il computer si presta particolarmente al supporto di un apprendimento inteso come aggiunta continua di dati in un enorme magazzino. Si rischia così di trascurare la ricerca di significato nei processi di pensiero per esaltare al loro posto la semplice elaborazione dell’informazione. Papert invece evidenzia un modo di pensiero particolarmente positivo incoraggiato dalle nuove tecnologie: mentre nella scuola tradizionale l’errore come segno d’insuccesso è ciò che va tenuto nascosto, l’informatica tende a mettere in evidenza il valore positivo dell’errore. Si attiva così uno stimolo eccezionale allo sviluppo della creatività liberando finalmente l’individuo dalla paura di sbagliare, si incoraggiano sperimentalismo e tentare sistematico. Molti insegnanti sono d’accordo nel riscontrare una generale tendenza di “assorbimento passivo” delle nuove tecnologie informatiche nell’ambito della scuola. Non c’è stata quindi la rivoluzione attesa, ma piuttosto un’amplificazione degli aspetti positivi e negativi già presenti nel settore educativo, il computer come cassa di risonanza di situazioni già consolidate. Secondo Calvani in un bilancio dei primi dieci anni di ampia diffusione delle tecnologie informatiche, non si riscontrano grandi cambiamenti all’interno dei tradizionali sistemi d’istruzione. Anzi spesso si riscontra uno sconsiderato eccesso di aspettative andate spesso deluse tanto da alimentare negli ultimi anni una generale critica nei confronti dell’introduzione indiscriminata del personal computer.[6]
Molti osservatori si trovano d’accordo su come non sia la tecnologia in sé a incidere sulle future metodologie di studio, quanto i sistemi educativi sviluppati attorno alla tecnologia.
Prima dell’introduzione di nuovi strumenti sarà opportuno indicare finalità e tecniche d’insegnamento, definire una metodologia adatta. Questa considerazione implica un attento studio da parte degli insegnanti nei confronti delle tecnologie informatiche nel definire programmi di studio compatibili con le nuove potenzialità. Lo sforzo degli insegnanti deve puntare alla creazione di un nuovo stile di apprendimento. Le nuove tecnologie per avere vita devono essere trattate alla pari delle vecchie, come la lavagna o il libro. Se si mettessero tutte le lavagne in un’aula, oppure tutti i libri soltanto in biblioteca, si tratterebbero le vecchie tecnologie come vengono trattate le nuove almeno in Italia, dove è invalsa l’abitudine a relegare il computer nel laboratorio. In questo modo si fanno diventare i computer delle macchine specialistiche e si perde il fatto che la loro caratteristica fondamentale è di essere una macchina generalista, di essere una confederazione di macchine. In quanto tale, il computer deve poter essere usato come quaderno, lavagna, libro, telefono, finestra. Per questo la sua collocazione naturale è in classe, dove però l’insegnante spesso lo considera una presenza innaturale.
Bibliografia
Calvani A., Le nuove tecnologie nella didattica. Multimedialità telematica e ipertesti nella formazione scolastica, Roma, Garamound, 1997.
Maldonato T., Reale e virtuale, Feltrinelli, Milano, 1998.
Tenuta U., Il Piano dell’offerta formativa – Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, Anicia, Roma, 2001.
Tenuta U., L’attività educativa e didattica nella scuola elementare, La Scuola, Brescia, 1989.
27 aprile 2004
[1] Tenuta U., Il Piano dell’offerta formativa – Moduli e unità didattiche – La programmazione nella scuola dell’autonomia, Anicia, Roma, 2001.
[2] Maldonato T., Reale e virtuale, Feltrinelli, Milano, 1998.
[3] Tenuta U., L’attività educativa e didattica nella scuola elementare, La Scuola, Brescia, 1989.
[4] Op. Cit.
[5] Calvani A., Le nuove tecnologie nella didattica. Multimedialità, Telematica ed Ipertesti nella formazione scolastica, Roma, Garamound, 1997.
[6] Calvani A., Le nuove tecnologie nella didattica. Multimedialità telematica e ipertesti nella formazione scolastica, Roma, Garamound, 1997.
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