METODOLOGIE E TECNOLOGIE |
METODI NELLE UNITA' DI APPRENDIMENTO
di Umberto Tenuta
L’importanza delle metodologie educative e didattiche nelle Unità di apprendimento
Le INDICAZIONI NAZIONALI prevedono che:
<< Le Unità di Apprendimento, individuali, di gruppi di livello, di compito o elettivi oppure di gruppo classe[1], sono costituite dalla progettazione:
a) di uno o più obiettivi formativi tra loro integrati (definiti anche con i relativi standard di apprendimento, riferiti alle conoscenze e alle abilità coinvolte);
b) delle attività educative e didattiche unitarie, dei metodi, delle soluzioni organizzative ritenute necessarie per concretizzare gli obiettivi formativi formulati;
c) delle modalità con cui verificare sia i livelli delle conoscenze e delle abilità acquisite, sia se e quanto tali conoscenze e abilità si sono trasformate in competenze personali di ciascuno.
Ogni istituzione scolastica, o ogni gruppo docente, deciderà il grado di analiticità di questa progettazione delle Unità di Apprendimento >>. Nella RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com) abbiamo trattato alcuni di tali aspetti.
Oppure, in riferimento alla costruzione del presepe, gli alunni dovranno scrivere: <<Oggi cominciamo la costruzione del presepe. Il 15 dicembre le nostre mamme vedranno il presente già pronto. Tuttavia, prima d'arrivare al 15, avremo costruito le montagne, avremmo sistemato le case, avremo creato i laghi>>.
Si tratta di fare riferimento a esperienze concrete e di fare scoprire agli alunni che:
a) esiste un tempo presente
b) esiste un tempo futuro
c) esiste un tempo che però si configura come un tempo passato rispetto al tempo futuro (futuro anteriore al futuro).

Nei Programmi didattici del 1985 si parlava della Riflessione linguistica che non era altro se non la riscoperta della grammatica, effettuata impegnando gli alunni a portare a livello consapevole le loro competenze grammaticali, evidentemente effettuando esperienze in situazioni concrete.
Analoghe attività andranno previste per tutte le altre discipline.
Ad esempio, il docente non spiegherà l’addizione con il riporto ma creerà delle attività che porteranno gli alunni alla scoperta di tale procedura, cioè alla costruzione dell'algoritmo dell’addizione con il riporto[11].
La stessa cosa farà per i perimetri, le aree ecc[12].
Anche per la Storia il docente non utilizzerà la lezione espositiva ma offrirà agli alunni la possibilità di utilizzare il metodo storiografico, facendo fare cioè lo stesso lavoro che fanno gli storici, anche se questo lavoro dovrà essere stimolato, agevolato, favorito dai docenti, facendo nascere situazioni problematiche ed offrendo i materiali oppure le indicazioni utili per il loro reperimento.
Agli alunni potranno essere offerte pagine che descrivono un evento storico da prospettive diverse, lasciando loro il compito di ricostruirlo sulla base dei documenti, anziché poter usufruire di una esposizione già pronta come di solito avviene nei testi di storia.
Per la Geografia, anziché offrire l'elenco delle regioni e delle città d'Italia, si possono creare delle situazioni ludiche che vedano gli alunni impegnati in un viaggio di regione in regione o di città in città ecc.
Una unità di apprendimento impegna in ogni suo momento.
Innanzitutto, gli impegni per la trasformazione degli obiettivi specifici di apprendimento in obiettivi formativi, perché richiede al docente la conoscenza delle esigenze formative e delle caratteristiche personali dei singoli alunni (livelli di sviluppo e di apprendimento, ritmi e stili di apprendimento). Impegna poi nella delineazione dei criteri e degli strumenti di verifica, ma impegna soprattutto nella delineazione dei percorsi appenditivi.
Si tratta di effettuare uno studio, un'indagine, una ricerca per individuare attraverso quali percorsi apprenditivi, di scoperta, di invenzione, di costruzione, gli alunni arriveranno a costruire il loro sapere anziché impegnarli a memorizzare i concetti così come vengono esposti dai docenti o presentati nei libri di testo.
Ci sono diversi motivi che consigliano di imboccare questa nuova strada.
Innanzitutto, la maggiore efficacia di un apprendimento per scoperta/costruzione che segue la strada naturale dei processi appenditivi. Prima che attraverso la trasmissione, nella storia la scoperta/invenzione/costruzione dei concetti avviene attraverso la scoperta[13].
Il secondo motivo è che solo un’impostazione didattica fondata sui processi dell’apprendimento anziché dell’insegnamento consente la personalizzazione educativa e didattica, condizione essenziale per la personalizzazione dei processi appenditivi e quindi per loro efficacia.
D’altra parte, le INDICAZIONI NAZIONALI elencano in modo esplicito le attività educative ed i metodi tra gli aspetti costitutivi delle unità di apprendimento e dalla loro logica complessiva emerge un'importazione metodologico-didattica non certamente fondata sulla lezione collettiva, stante anche l'impostazione data, non soltanto ai laboratori quanto alla didattica laboratoriale, quale quella che si svolge nelle aule e che non può non vedere gli alunni coprotagonisti dei docenti nei processi della costruzione dei loro saperi e soprattutto delle loro capacità e dei loro atteggiamenti.
Se un significato sostanziale ha il passaggio dalle unità didattiche alle unità di provvedimento, questo significato non può non essere rappresentato soprattutto dalla centralità che in essa assumono i metodi attivi di costruzione anziché di recezione delle conoscenze, i soli peraltro che possono fare assumere all'azione educativa svolta nelle aule valenza non solo sul piano dell’acquisizione delle conoscenze ma anche e soprattutto sul piano della formazione di capacità di atteggiamenti. La nuova scuola è la scuola degli obiettivi formativi prima che la scuola degli obiettivi dell'istruzione, perché è la scuola del successo formativo, del <<pieno sviluppo della persona umana>> (Art. 3, Cost.), dell’autorealizzazione umana,prima che dell’acquisizione di un repertorio di conoscenze.
6 dicembre 2004
[1] Vedi Paragrafo finale sulla personalizzazione delle UNITÀ DI APPRENDIMENTO.
[2] VERGNANO I., Il problema della società educativa, Paravia, Torino, 1975, 92.1.
[3] Cresson, E., Insegnare ad apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro bianco su istruzione e formazione, Lussemburgo, Commissione Europea. 1995;. In merito cfr.: CAMBI F. (a cura di), Nel conflitto delle emozioni – Prospettive pedagogiche, Armando Editore, Roma, 1999; TENUTA U., I contenuti essenziali per la formazione di base: homo patiens, habilis, sapiens, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 1998, N. 5; TENUTA U., Verificare le conoscenze essenziali, ma soprattutto le capacità ed anche gli atteggiamenti, in Rivista dell’istruzione, Maggioli, Rimini, 2002, n. 4; TENUTA U., Atteggiamenti: non solo conoscenze, non solo capacità, Il Dirigente scolastico, ScuolaSNALS, Roma, gennaio 2002; TENUTA U., Conoscenze Capacità Atteggiamenti; TENUTA U., Obiettivi Formativi da Raggiungere; TENUTA U., Obiettivi Formativi e Competenze; TENUTA U., Obiettivi Specifici di Apprendimento; TENUTA U., Obiettivi: come districarsi?; TENUTA U. , Atteggiamenti Capacità Conoscenze, nel sito http://www.edscuola.it/archivio/didattica/index.html; TENUTA U., Atteggiamenti, capacità e conoscenze , in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: http://www.rivistadidattica.com/
[4] In merito cfr.: UMBERTO TENUTA, La flessibilità della scuola dell’autonomia, Anicia, Roma, 2002.
[5] In merito al Problem solving cfr.: MOSCONI G., D'URSO V. (a cura di), La soluzione di problemi. Problem-solving, Giunti-Barbèra, Firenze, 1973; KLEINMUNTZ B.(a cura di), Problem solving Ricerche, metodi, teorie, Armando, Roma, 1976; DUNCKER K., La psicologia del pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1969; WERTEIMER M., Il pensiero produttivo, Giunti-Barbèra, Firenze, 1965; DORNER D., La soluzione dei problemi come elaborazione dell’informazione, Città Nuova, Roma, 1988. Pe la problematica dell’ermeneutica, cfr: GENNARI M., Interpretare l’educazione. Pedagogia, semiotica, ermeneutica, La Scuola, Brescia, 1992; MALAVASI P., Tra ermeneutica e pedagogia, La Nuova Italia, Firenze, 1992.
[6] In merito cfr.: PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., Discutendo si impara. Interazione sociale e conoscenza a scuola, NIS, Roma, 1991; PONTECORVO C. (a cura), La condividione della conoscenza, La Nuova Italia, Firenze, 1993;PONTECORVO C., AIELLO A.M., ZUCCERMAGLIO C., (a cura), I contesti sociali dell’apprendimento.Acquisire conoscenze a scuola, nel lavoro, nella vita quotidiana, LED, Milano, 1995.
[7] RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com e METODOLOGIA E DIDATTICA: http://www.edscuola.com/archivio/didattica/
[8] Per una esemplificazione, cfr.: UMBERTO TENUTA, Itinerari di logica probabilità statistica informatica, La Scuola, Brescia, 1992; UMBERTO TENUTA, Itinerari di geometrici, La Scuola, Brescia, 1991;UMBERTO TENUTA, Itinerari aritmetici, La Scuola, Brescia, 1991;UMBERTO TENUTA, Itinerari di logica probabilità statistica informatica, La Scuola, Brescia, 1994;UMBERTO TENUTA, I numeri in colore, La Scuola, Brescia, 1994.
[9] TENUTA U., Quarta rappresentazione, in http://www.ava-ut.it/ e www.rivistadidattica.com
[10] Anche per la relativa bibliografia cfr. TENUTA U., L'attività educativa e didattica nella scuola elementare ¾ Come organizzare l'ambiente educativo e di apprendimento, La Scuola, Brescia, 1989.
[11] In merito cfr.: RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
[12] In merito cfr.: RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com; AMBIENTI VIRTUALI DI APPRENDIMENTO: http://www.disced.unisa.it/ava/index.htm; RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
[13] Al riguardo, Tommaso d’Aquino scrive: <<vi è un doppio modo di acquistare la scienza: uno quando la ragione naturale da se stessa giunge alla conoscenza di cose ignote ¾e questo modo si chiama invenzione; l’altro quando la ragione naturale viene aiutata da qualcuno dall’esterno ¾ e questa maniera si chiama dottrina (insegnamento). In ciò in vero che viene prodotto dalla natura e dall’arte, l’arte procede allo stesso modo e con gli stessi mezzi che la natura. Come infatti la natura guarirebbe riscaldando chi soffre di frigidezza, così fa pure il medico; per cui si dice che l’arte imita la natura. Il simile accede anche nell’acquisto della scienza: il docente cioè conduce altri alla scienza di cose ignote allo stesso modo che uno, scoprendo, conduce se stesso alla conoscenza di ciò che ignora>>( S. TOMMASO D’AQUINO (a cura di M. Casotti), De magistro, La Scuola, Brescia, 1957, p. 28).
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