METODOLOGIE E TECNOLOGIE |
A distanza di tempo sono pentita unicamente di non aver capito quanto importante fosse esercitare i neuroni morituri del mio cervello, anche attraverso la memorizzazione delle poesie. "Sono una compagnia" ho detto ai/alle miei/e alunni/e "non ci fanno sentire mai la solitudine e sono di conforto, di aiuto… sono la ricchezza spirituale che ci tiene in vita nei momenti difficili!" Poetica pure io, no?
Per questo ho iniziato semplicemente a leggere, dapprima nel chiasso delle risate e dei commenti, nella disattenzione del disinteresse… poi nel silenzio crescente (che mi ha messo pure in imbarazzo, in verità!).
Non importa cosa significhino quelle parole messe insieme: l'importante è ascoltarne il suono, il ritmo delle sillabe, l'alternarsi del verso e sentire un'emozione, una qualsiasi.
"Pressorè, posso provare anche io?" Che suono dolce questo enunciato!
Leggono tutti/e saltando di pagina in pagina scegliendo la poesia che appare più gradevole ai propri occhi o anche quella più conosciuta. Poi le leggiamo pure sillabando e rappando, giocando con le rime, tutti in coro e ci prende la musica!
Più in là mi avrebbero paragonato alla prof, spilungona e un po' acida di Zelig, ma ci rido anch'io. Son trascorse due ore.
La volta successiva avrebbero dovuto impararne un paio a memoria: non obbligatoriamente ma "…perché non metterci alla prova! Io mi pento di non averlo fatto quando ero giovane come voi: ne sento la mancanza. Se poi non riuscite, prepartevi soltanto a declamare alla classe la poesia che più vi piace."
Naturalmente la volta seguente in pochi/e hanno scelto le poesie di Leopardi, Foscolo o Manzoni: grande il successo di Ungaretti e Quasimodo! "Ma va benissimo: noi facciamo silenzio, io chiudo pure gli occhi… prima il titolo, poi l'autore, … vai!"
Prima di partire ci mettiamo un po' di tempo per l'imbarazzo e le immancabili risatine, ma il momento è importante: ha deciso di iniziare per prima proprio quell'alunna 'difficile'.
Qualcuno/a durante queste ore, per me faticosissime a motivo del dover richiamare continuamente al silenzio e all'attenzione, ha detto "La pelle d'oca, pressorè!"
BREVE COMMENTO PEDAGOGICO
Virginia Mariani è una poetessa e tale è rimasta per tutt’e quattro le ore che i suoi alunni hanno trascorso a scuola.
Ma, forse, “la pelle d’oca” ha accompagnato gli alunni anche nei compiti a casa.
14 marzo 2005
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