HomePage

METODOLOGIE E TECNOLOGIE

 

POESIA A SCUOLA di Virginia Mariani
Come non imparar poesie  

Alzi la mano chi non ha odiato almeno un po' la poesia! Io non la alzo e non perché sto digitando le mie riflessioni.        
Quello che ricordo sono soltanto la verbosa parafrasi e il pesante commento; poi qualche verso qua è là mandato malamente a memoria.

A distanza di tempo sono pentita unicamente di non aver capito quanto importante fosse esercitare i neuroni morituri del mio cervello, anche attraverso la memorizzazione delle poesie. "Sono una compagnia" ho detto ai/alle miei/e alunni/e "non ci fanno sentire mai la solitudine e sono di conforto, di aiuto… sono la ricchezza spirituale che ci tiene in vita nei momenti difficili!" Poetica pure io, no?

Per questo ho iniziato semplicemente a leggere, dapprima nel chiasso delle risate e dei commenti, nella disattenzione del disinteresse… poi nel silenzio crescente (che mi ha messo pure in imbarazzo, in verità!).

Non importa cosa significhino quelle parole messe insieme: l'importante è ascoltarne il suono, il ritmo delle sillabe, l'alternarsi del verso e sentire un'emozione, una qualsiasi.

"Pressorè, posso provare anche io?" Che suono dolce questo enunciato!

Leggono tutti/e saltando di pagina in pagina scegliendo la poesia che appare più gradevole ai propri occhi o anche quella più conosciuta. Poi le leggiamo pure sillabando e rappando, giocando con le rime, tutti in coro e ci prende la musica!

Più in là mi avrebbero paragonato alla prof, spilungona e un po' acida di Zelig, ma ci rido anch'io. Son trascorse due ore.

La volta successiva avrebbero dovuto impararne un paio a memoria: non obbligatoriamente ma "…perché non metterci alla prova! Io mi pento di non averlo fatto quando ero giovane come voi: ne sento la mancanza. Se poi non riuscite, prepartevi soltanto a declamare alla classe la poesia che più vi piace."

Naturalmente la volta seguente in pochi/e hanno scelto le poesie di Leopardi, Foscolo o Manzoni: grande il successo di Ungaretti e Quasimodo! "Ma va benissimo: noi facciamo silenzio, io chiudo pure gli occhi… prima il titolo, poi l'autore, … vai!"

Prima di partire ci mettiamo un po' di tempo per l'imbarazzo e le immancabili risatine, ma il momento è importante: ha deciso di iniziare per prima proprio quell'alunna 'difficile'.
Così, quasi facendo a gara e quasi tutti/e molto partecipi, leggono o recitano prima come viene, poi 'sporcando' un po' la poesia: si rallenta dove sembra preferibile o la si velocizza, si alza o si abbassa il tono di voce, sempre scandendo bene fino alla fine le parole e rispettando la lunghezza del verso… anche se quell'ejambment è traditore! Lo conoscono, ma ora lo stanno capendo meglio, così come stanno notando attraverso la mia guida l'allitterazione, la rima  perfetta o imperfetta, lo schema metrico, e man mano anche le altre figure retoriche. Compresa la differenza fra la poesia dell'Ottocento e quella del Novecento. Compresa la differenza fra Foscolo e Leopardi, o fra Manzoni e Montale. Compreso anche il significato esplicito o implicito delle parole. Son trascorse altre due ore.
E la volta successiva anche: sono 26 e c'è chi ha voluto replicare!
Non ho fatto scrivere un solo rigo se non a casa attraverso due gruppi di domande di consolidamento prima sugli autori,  le loro poesie e i movimenti letterari poi sul linguaggio poetico, ma sempre 'a spasso' fra le pagine dell'antologia.

Qualcuno/a durante queste ore, per me faticosissime a motivo del dover richiamare continuamente al silenzio e all'attenzione, ha detto "La pelle d'oca, pressorè!"

 

 

BREVE COMMENTO PEDAGOGICO

Virginia Mariani è una poetessa e tale è rimasta per tutt’e quattro le ore che i suoi alunni hanno trascorso a scuola.

 

Ma, forse, “la pelle d’oca” ha accompagnato gli alunni anche nei compiti a casa.

14 marzo 2005 

 

 

HomePage