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METODOLOGIE E TECNOLOGIE

 

FIABE ANCHE NELLA SCUOLA PRIMARIA di Anna Senatore  
Il mondo incantato

 

C'era una volta una maestra che aveva stabilito un rapporto intenso, sereno,gioioso con gli alunni della classe in cui insegnava;con essi parlava di qualunque cosa e i bambini la guardavano rapiti. Amavano ascoltarla, soprattutto, quando inventava le storie divertendosi a interpretarle drammatizzandole.

Ma c'era sempre, come in tutte le storie che si rispettino, il "cattivo" che con qualche battuta ricordava alla maestra che non insegnava più nella scuola dell' infanzia e che era il momento di sceneggiare di meno e di scrivere di più. Ma la maestra aveva dalla sua tanta gioia e tanto entusiasmo per cui mai e poi mai avrebbe smesso di lavorare in quel modo... di essere in quel modo...

In aiuto della maestra e delle sue idee arrivò una Legge, e poi altre ancora, a sottolineare che il compito della scuola non era più quello di trasmettere il sapere, ma quello di aiutare il bambino nel suo processo di crescita per diventare uomo del suo tempo. 

Ecco quindi che la maestra e i bambini continuarono a raccontare e a drammatizzare storie godendo a pieno dell'età gioiosa che stavano vivendo.

Quella maestra si chiedeva come mai tanti colleghi prediligessero e credessero nell’acquisizione e consolidamento delle conoscenze fatto di esercitazioni lunghe e ripetitive e come si poteva fare per convincerli che non esisteva più il docente che insegnava rigidamente seduto dietro la cattedra, ma il docente che aiutava a ricercare e a fare in modo che l'alunno scoprisse e costruisse il sapere?

La maestra temeva che, passato lo smarrimento iniziale sui processi innovativi della scuola, gli insegnanti avrebbero trovato i soliti facili rimedi. Come i napoletani che, al momento dell'obbligo della cintura in auto, se l'erano disegnata sulla maglia, per ovviare a qualcosa che non era nel loro costume, allo stesso modo gli insegnanti avrebbero trovato una risposta alle richieste della nuova scuola.

La maestra decise, allora, di raccontare agli altri la sua esperienza, di mettere nero su bianco "perchè verba volant scripta manent", pensò.

 

"E' sempre emozionante per me vedere come i bambini amino drammatizzare le storie. Purtroppo, devo rilevare che è un'attività che va diminuendo a mano a mano che aumenta l'età dei bambini e la classe frequentata. Non so chi abbia stabilito che è attività caratterizzante la fascia d'età dei più piccoli, perché poi ai grandi "spetta scrivere"!

Invece, poiché i bambini sono speciali, non sempre scelgono linguaggi canonici per comunicare i loro bisogni.

Nella classe in cui insegno, ce ne sono alcuni così timidi che bisogna strappar loro di bocca timide parole; a volte bisogna "pagarli" per far ripetere una poesia o la più divertente delle filastrocche senza che le loro orecchie diventino di fuoco perché si sentono guardati (e giudicati) dagli altri, dai compagni e dagli adulti. E poi, come d'incanto, proprio questi stessi "impacciati" fanciulli diventano attori navigati quando devono far vivere una storia che è stata loro raccontata.

E allora sanno essere... alberi percossi dal vento con i rami stesi al cielo... un prato di fiori vestito... folletti strani, che solo la magia di una voce narrante ha fatto identificare in un comportamento, in un preciso movimento... eroi armati solo di amore per la giustizia!

E' in quel momento che esprimono le loro emozioni, il loro vissuto, e anche le loro ansie, le paure,i sogni, le aspettative.

E noi insegnanti siamo lì ad osservare, a cogliere le loro grida di aiuto o, ben vengano, i loro sorrisi di felicità complici.

Nel contempo, drammatizzando, essi esercitano la memoria, coordinano i movimenti del corpo, acquisiscono consapevolezza dello spazio, utilizzano le molteplici possibilità della loro voce, imparano ad ascoltare e a sentire la musica ... e tutto ciò non è poco.

Purtroppo, la drammatizzazione viene usata poco nella Scuola Primaria e, quasi esclusivamente, nel monoennio. Se essa fosse continuata, senza interruzioni, il bambino acquisirebbe e migliorerebbe la capacità di esprimersi,di comunicare, attraverso molteplici codici; migliorerebbe la capacità di essere persona, di elaborare la propria esperienza del mondo, di rapportarsi agli altri serenamente. 

Ma tutto ciò non avviene e noi ci ritroviamo di fronte a bambini che si imbarazzano, che non sono in grado di esprimersi e di comunicare agli altri il proprio vissuto.

Io, proprio perché ho avuto la gioia di lavorare anche nella scuola dell'infanzia, ho sempre creduto nella funzione catartica delle fiabe e nella positiva influenza che la drammatizzazione può avere sul comportamento relazionale degli alunni.

Non dimentichiamo che molti di noi sono cresciuti ascoltando le fiabe classiche; poi, all'improvviso, qualcuno ha preferito sostituirle con racconti moderni dal contenuto più attuale. Ben vengano le storie realistiche, ma offrire ai bambini solo storie edulcorate significa negare loro la possibilità di mettere un po' d'ordine nel caos interiore della mente per potersi meglio comprendere.

 Le fiabe suggeriscono che una vita gratificante e positiva è alla portata di ciascuno nonostante le avversità e le rischiose lotte da affrontare, senza le quali nessuno potrà mai raggiungere una vera identità.

In ogni fiaba, infatti, c'è un eroe che compie imprese miracolose e il bambino, identificandosi con lui, può compensare, nella fantasia, tutte le sue inadeguatezze reali o immaginarie che siano. Può fantasticare di essere anche lui in grado, come l'eroe, di arrampicarsi fino al cielo, sconfiggere i giganti, mutare d'aspetto, diventare una persona più forte e più bella.

Una volta che i suoi desideri di grandezza sono stati soddisfatti il bambino può sentirsi in pace col proprio corpo come esso è in realtà.

Infatti, anche l'eroe alla fine della lotta ridiventa un semplice mortale.

Le fiabe istruiscono, divertono, guariscono

 

Continuiamo a raccontare ai nostri bambini le fiabe e a dare loro la possibilità di drammatizzarle perché, nonostante essi ora facciano un uso spropositato di materiale tecnologico, sono ancora in grado di giocare, di stupirsi e di meravigliarsi.

 

3 maggio 2005   

 

 

 

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