HUMOUR

AUGURI DI NATALE
di Umberto Landi

Da un certo tempo mi capita di osservare i modi della comunicazione e dell’informazione nella pubblica Amministrazione, e in particolare nei servizi scolastici. E più di una volta mi è venuta l’idea di farne oggetto di riflessione sistematica, giacchè si tratta di aspetti fondamentali del servizio e delle modalità organizzative sue proprie, tant’è che da diversi anni sono oggetto di studi e anche di qualche intervento formativo, oltre che normativo.
Non a caso, i modi della comunicazione possono essere usati come indicatori della qualità complessiva del servizio pubblico, e in particolare del clima organizzativo e relazionale oltre che dello stile della dirigenza.
Ad onta di tali interventi, forse poco considerati o comunque poco efficaci, i modi e le forme della comunicazione nelle istituzioni scolastichepresentano tuttora molti elementi discutibili che sarebbe possibile modificare e migliorare, con qualche intervento più decisivo e (senza intaccare minimamentegli spazi di autonomia riconosciuti) meno affidato alla libera interpretazione dei ruoli e delle funzioni da parte dei titolari delle stesse, in particolare dei dirigenti.
Senza entrare in una disamina particolare, - che non è l’obiettivo di questo intervento – penso che, in molti casi,si possa preliminarmente condividere l’opinione di chi, anni fa,ha detto e scritto che spesso siamo in presenza di una ipertrofia dell’informazione e di una atrofia della comunicazione. A fronte di una informazione ridondante ripetitiva, burocratica e poco efficace, non di rado si rilevano livelli di comunicazione poco efficace e non rispondente agli obiettivi, alle caratteristiche e alle funzioni che essa dovrebbe assumere nelle istituzioniformative e, in generale,nella pubblica Amministrazione. Per convincersene basta leggere alcune ‘circolari’ (che ancora oggi sono uno strumento insostituibile di comunicazione e informazione interna), soprattutto nelle Scuole articolate in molti plessi, come capita nelle Istituzioni che gestiscono scuole primarie e dell’infanzia.
Uno degli elementi discutibili che si nota in tali circolari è un certo residuo autoritarismo che una volta era evidenziato, microscopicamente, dallo stesso incipit Per norma e conoscenza delle SS. LL. ‘ La funzione normativa precedeva quella informativa.
Quando – negli anni sessanta – ho iniziato la mia attività di docente nelle scuole elementari,le ‘Circolari’ cominciavano quasi sempre così.
In un sistema scolastico burocratico-discendente il compito dell’Ufficio direttivo era innanzitutto quello trasmettere e far conoscere ai dipendenti le norme che regolavano il servizio da valere quali norme anche sul piano organizzativo e didattico. E qualche volta la funzione normativa veniva invocata anche senza che vi fosse a monte una effettiva disposizione in tal senso.
L’evoluzione dell’ordinamento, delle modalità organizzative e degli stili professionali ha inciso anche su tali modi e mezzi della comunicazione e dell’informazione interna, anche se qua e là emergono ogni tanto segnali di senso contrario, cioè del persistere di forme di autoritarismo che meriterebbero opportuna analisi in altra sede.
Per ora la riflessione si vuole limitare ad un aspetto assai circoscritto: gli auguri di Natale (talvolta anche di Pasqua). In moltescuole,in occasione di tali ricorrenze,il Dirigente scolastico non solo partecipa a momenti di scambio degli auguri natalizi – recite, rappresentazioni della natività, incontri con alunni, docenti e famiglie – ma esprime anche in un testo scrittoi suoi sentimenti augurali.
Il gesto in sé, con le intenzioni che lo accompagnano, è sicuramente cosa buona e giusta. Solo che qualche volta esorbita dalla circostanza e dai criteri generali della comunicazione nelle P.A. e, oserei dire, dai principi istituzionali generali – diventando quasi una sorta di enciclicao di proclama solenne, con libere esternazioni e dissertazioni culturali, filosofiche, sociologiche, religiose che non si addicono ai principi di un servizio pubblico, doverosamente laico, discreto, pluralistico; e forse contrastano innanzitutto col comune buon senso.
Capita così di leggere riflessioni che vanno da accenni ad Erode alla violenza contro l’infanzia, alla pace ed al male nel mondo, al consumismo, alla fratellanza, all’intercultura, al ruolo delle famiglie nei processi educativi, per finire sul significato escatologico del Natale ecc.
Ripeto, gesto e intento buono e giusto quello di rivolgere – in occasione di particolari festività - un pensiero augurale agli alunni, alle loro famiglie e al personale in servizio.
Ma ritengo che anche in tali occasioni, i modi di comunicare tra pubblica Amministrazione e cittadini debbano essere ispirati a criteri generali e condivisibili, riconducibili – anche nel tono familiare e buonista che la circostanza induce - ad un atteggiamento di coinvolgimento empatico limitato che nulla sottrae ad una comunicazione più calda e meno formale e al tempo stesso rispetti i ruoli e le prerogativedi tutti i soggetti cointeressati al servizio scolastico-formativo.
Stato e cittadino oggi sono sicuramente più vicini, ma tale senso di prossimità va gestito – da chi ha la responsabilità della gestione e della organizzazione del servizio pubblico – in maniera attenta, anche per evitare derive soggettivistiche, discutibili e comunque non condivisibili.
Se queste opinioni semplici dovessero suscitare una occasione di confronto e di riflessione, su questa rivista, non mi dispiacerebbe.
Diversamente, ringrazio per l’ospitalità e chiedo scusa per il disturbo.

22 gennaio 2008