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HUMOUR

 

ALUNNI – CONOSCERE PER EDUCARE di Umberto Tenuta

Occorre creare la scuola in cui gli alunni riscoprono i concetti con la guida dei docenti e l’utilizzo delle tecnologie educative

 

MARCO E LA CARTELLA CLINICA

Marco entra in Ospedale col piede sinistro dolorante.

Il Medico si affretta a fargli delle domande le cui risposte annota nell’apposita Cartella clinica subito predisposta:

-che tipo di dolore avverti?

-a destra, a sinistra, avanti, dietro, sopra, sotto?

-da quanti giorni?

-come è cominciato?

-quali eventi sono collegati all’inizio del dolore: uno sforzo, un passo falso, una caduta…?

-che cosa hai fatto che possa avere prodotto il dolore?

-hai avvertito qualche volta se il dolore è aumentato- e in quale circostanza?

-Ora che ti tocco il piede, premo sulla parte dolorante, che cosa avverti?

 

Infine, il Medico invita Marco a camminare, a muoversi in un certo modo,  a fare dei saltelli ed a riferire quello che avverte.

 

Tutto questo ed altro il Medico chiede ed annota sulla Cartella clinica.

 

Poi sembra che il Medico lo trascuri, si concentri, rifletta, stia sovrapensiero.

 

Marco osserva, entra in ansia, vorrebbe chiedere, ma non osa disturbare la concentrazione del Medico.

All’improvviso, il Medico si mette a scrivere la ricetta degli accertamenti che Marco deve fare: una serie di radiografie, le analisi del sangue e delle urine ecc. ecc. ecc.

 

MARCO ED IL REGISTRO DI CLASSE

Ma il giorno dopo, Marco, seppure con il suo doloretto al piede sinistro, va a scuola: è il primo giorno di scuola, e  certamente non può assentarsi, anche perché in fondo, con qualche accorgimento, i dolore riesce a sopportarlo, lui che è forte e coraggioso, e anche desideroso di vivere la nuova esperienza scolastica.

Arriva a scuola, accompagnato dal papà, che lo aiuta  a scendere dalla macchina, a salire le scale, ad entrare nell’aula, a sedersi nel banco, dove lo lascia.

Marco ormai è nell’aula, al posto che ha trovato libero, in prima fila, proprio davanti al Maestro, seduto in cattedra.

È il primo giorno di scuola!

Marco inizia la scuola elementare!

Marco è emozionato, si aspetta delle novità: una nuova avventura dopo la scuola materna!

Si annunciano grandi novità!

Imparare a leggere ed a scrivere, imparare a far di conto, imparare le quattro operazioni, imparare la Storia, imparare la geografia, imparre le Scienze ecc. ecc.

Anche il Docente sembra preoccupato: li guarda, i suoi venticinque alunni, già seduti, ognuno al suo posto, anche se qualcuno sembra esitante, indeciso, vorrebbe spostarsi, ma poi si ferma, guarda al suo vicino, gli sorride.

-“Silenzio!” dice il Docente.

-“Ora state fermi ai vostri posti, non vi muovete!”

-“Attenti, io chiamo l’appello per vedere se ci siete tutti”.

E il Docente chiama l’appello, in ordine alfabetico: Abate, Annarumma,. Bastioni, Bresciani, Casella

Gli alunni chiamati si alzano; il docente dà uno sguardo, che appare quasi distratto all’alunno chiamato, il quale magari si sarebbe aspettata una maggiore attenzione: da primo attore, da protagonista, almeno per un attimo, per qualche secondo, per qualche minuto.

Ma il Docente non ha tempo da perdere, ha fretta, deve terminare l’appello: sono venticinque alunni!

È una fatica, la prima fatica dell’anno scolastico, il primo appello: nomi e cognomi nuovi!

Facce nuove, forse meno importanti dei cognomi,  che si debbono ricordare più delle facce: tanto quello che conta sono i cognomi!

Che volete che importino le facce?

Mica è un concorso di bellezza!

Questa è la scuola, questa è la classe, questa è una scolaresca: 25 cognomi e nomi!

Venticinque alunni, ognuno con il proprio cognome e, in caso di omonimia, con il proprio nome, che diversamente non importa.

Basta ricordare i cognomi.

Finito l’appello, tra un brusio prima represso, poi sempre più crescente, il Docente chiude il Registro.

“Ora a noi!”

-“Io sono il vostro Docente a quadretti! Io vi insegnerò la Matematica, le Scienze, anche la Musica: State attenti, seduti nei vostri banchi, al vostro posto, senza fare il benché minimo rumore; vi raccomando, non muovete le  sedie che stridono sul pavimento ed io debbo fare lezione e voi dovete ascoltare! Vi spiegherò tante cose; il Programma è vasto: ci sono tante cose da imparare, vedrete, vedrete, vedrete quante cose nuove dovrete imparare. Altro che scuola materna! Ora siete in prima elementare! Suvvia, cominciamo.

“Innanzitutto, dovete procurarvi i libri di testo, poi i quaderni, le penne, anche i colori (sappiate che disegneremo i numeri in colore!). Ecco, ve li scrivo alla lavagna i titoli dei libri, anche di quelli complementari, che non sono obbligatori, ma servono, servono: come servono! Non sono obbligatori, i libri complementari, ma come si fa a farne a meno, ditelo ai vostri genitori”.

-“Sistemata la questione dei libri, anche di quelli complementari, importantissimi, dei quaderni, anche dell’orario settimanale, perché bisogna alternarsi con gli altri docenti, e la Matematica, le Scienze, la Musica non si fanno tutti i giorni ed alle stesse ore, adesso, ragazzi “miei”, comincia il lavoro!”

-“Questa è una bella classe, mi avete fatto una bella impressione, sono già contento di voi. Mi auguro che lo sarete anche voi di me! Tanto dobbiamo lavorare assieme, un anno intero, pensate, nove mesi!”

-“Suvvia, non perdiamo tempo! Io farò il mio dovere, tutto il mio dovere; non mi assenterò, almeno lo spero, se non mi viene la febbre, l’influenza, e Iddio non voglia, qualche altro malanno. Ma anche voi, vi raccomando!”

-“Venite sempre, non vi assentate mai; diversamente resterete indietro e poi sarà un problema raggiungere i compagni che nel frattempo saranno andati avanti”.

-“Beh! Abbiamo fatto troppe chiacchiere! Ora è tempo di cominciare a lavorare. Ora comincio a darvi le prime spiegazioni; vi faccio la prima lezione; comincio dall’Aritmetica, che poi è facile, già sapete contare, l’avete appreso alla scuola materna.”
Il Docente si alza, va alla lavagna, volta le spalle alla scolaresca e si mette a disegnare ed a scrivere i numeri.

 

Venticinque bambini, senza volti, ma ciascuno con i suoi problemi, chi come Marco con il doloretto al piede sinistro, chi come Giulia con una fastidiosissima emicrania che da qualche giorno la tormenta, chi come Dario  a disagio nel banco con un compagno troppo silenzioso, stanno tutti  lì ad ascoltare, ad osservare, a guardare  le larghe spalle del Docente.

Non si può dire che la scolaresca,, almeno oggi, il primo giorno di scuola, non sia attenta e tale non resti per le due ore di Matematica, di Scienze e di Musica.

Poi il Docente annuncia che le sue ore sono finite e se ne esce con il suo Registro, nel quale sono riportati venticinque cognomi e venticinque nomi in ordine alfabetico, ciascuno con le relative  date di nascita.

E null’altro.

Entrato nell’altra classe, il Docente di Matematica, di Scienze e e di Musica ha da rifare lo stesso lavoro. La I° A, la scolaresca della I° A, è ormai un ricordo vago: nuovi cognomi e nuovi nomi si impongono.

 

A Marco, con il suo dolore al piede sinistro, sovviene il ricordo del Medico che lo ha visitato, che gli ha fatto tante domande, che sembra, ma è solo un’impressione sua, si sia presa maggiore cura di lui, lo abbia meglio conosciuto, meglio preso in considerazione, meglio riconosciuto e valorizzato nella sua diversità, come si dice nel Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al d.p.r. 275/1999.

Ma, tant’è, Marco non conosce il Regolamento dell’autonomia scolastica  e si accontenta di essere stato chiamato per cognome e per nome. Tanto, egli è soltanto uno dei venticinque alunni della scolaresca che si chiama I° A.

 

POST SCRIPTUM

Ogni riferimento a situazioni concrete, reali, presenti nelle nostre aule, è puramente casuale, anzi irreale. La Storia è avvenuta tanti, tantissimi anni fa, quando ancora non esisteva il Documento di valutazione e tantomeno il Fascicolo personale dell’alunno.

Oggi, ne siamo certi, le cose sarebbero andate in modo completamente diverso.

Di ogni alunno il Docente si sarebbe fatta la fotografia a colori!

Tuttavia, chiediamo scuse anche al Docente  buonanima che più di cinquant’anni fa visse questa esperienza, anzi non la visse affatto, perché la vicenda è stata solo immaginata, ma non si è mai verificata!

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