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HUMOUR

 

Elogio dei virus di Enzo Fresolone

Il mio strampalato intellettualismo nasce da un virus birichino ed ironico che mi procura un gran divertimento e mi solleva dagli inerti residuati delle cose pedagogiche.

 

Ci assediano, ci contaminano, ci depistano. Non sappiamo se vengono dall’altro da noi o se sono dentro di noi. Se così fosse non sappiamo come combatterli, ucciderli. Naturalmente i virus di cui parliamo non sono soltanto quelli che ci manda Internet o il terrorista dell’informatica. Un virus può essere anche quello che inquina la nostra cultura, quello che insidia il nostro mestiere, quello che distrugge le nostre ataviche convinzioni.

Io, per esempio, sono stato costretto a studiare la pedagogia, una specie di disciplina che caratterizza ed inonda la mia professione. La pedagogia? E che è? Una scienza? In virtù di quali referenze? Che c’è di scientifico, di osservabile e dimostrabile, di oggettivamente sperimentato nella pedagogia? Come la filosofia o la teologia, la pedagogia è un’astrazione, è una costruzione della mente, del soggetto. Tra la scienza e la non scienza, Dilthey risolve la dialettica annegandole nel torrente indistinto della storia: oggetto e soggetto appartengono, comunque, alla coscienza storica di una nazione. Noi le abbiamo chiamate “scienze umane”. L’“umano” ci sta, ma le “scienze” che c’entrano? A me pare che costoro si muovano nel kantiano mondo del “pensabile”, del “noumeno”, tanto per intenderci.

Chi dice che il riformismo di oggi –qualunque esso sia– è migliore di quello di ieri, compresa la pedagogia che vi si costruisce sopra? Chi? Se non le parole, la lingua, il linguaggio, che non escono certamente dai laboratori scientifici, che non sono stati certamente osservati dal cannocchiale di Galilei ! Eppure, sono le parole, la lingua, il linguaggio che hanno la potenza di costruire le narrazioni del mondo, salvo poi accorgersi che i “costruttori del mondo” – come li chiama Postman – non sono mai entrati in un laboratorio e che la tessitura delle loro parole accredita soltanto opinioni, congetture, ipotesi. Il senso del mondo sta fuori di esso, dice Wittgenstein. Che senso ha la pedagogia “pensata”? Accade così che l’immagine che qualcuno di noi ha della propria professione e, conseguentemente, della cultura che la fonda e la sorregge, non è frutto dello “scientificamente provato” ma è il risultato di ciò che gli intellettuali ci hanno accreditato e ci accreditano attraverso il discorso, condizionandoci con la parvenza che essi sono, appunto, i “costruttori del mondo”.

Allora, ben vengano i virus che ci svegliano, magari con il nostro disappunto; che ci costringono a riflettere su ciò e su come stiamo operando. Ben vengano i virus che rimettono in circolazione le nostre riflessioni: cos’è questo inciampo? dove stiamo sbagliando? che sia tutto da rifare? è vero, dunque, che qua di scientificamente provato non c’è nulla? (Popper non c’entra; per niente.)

I virus ci insegnano a diffidare delle parole, della lingua e dei linguaggi interrompendone il flusso; generano un dubbio. Fa che sono proprio questi codici a determinare gli inciampi? E poiché tali codici sono i prodotti intellettuali dell’uomo, c’è da credere che questo uomo produca proditoriamente i virus per non farci addormentare, per dirci che egli stesso non è poi tanto un “costruttore del mondo” quanto un provocatore o un disturbatore della nostra cultura, sin troppo sopita da astrazioni pedagogiche

condannate alla negazione della conversione.

Ma c’è una ulteriore ragione che ci induce ad apprezzare i virus. È noto che gli antichi erano molto bravi ed astuti nella gestione delle loro cose. Quando volevano accreditare qualcosa o qualcuno dicevano che questo era il volere degli Dei. Noi abbiamo tagliato fuori gli Dei , prima perché ci siamo sentiti, improvvisamente, più potenti, poi perché abbiamo scoperto la dialettica, usata essenzialmente per combattere deduzioni e controdeduzioni ovvero gli avversari di turno. Non più sorretta dagli Dei, la filosofia è cresciuta con i virus, altrimenti come avrebbero potuto – i filosofi – distruggere le costruzioni almanaccate dai colleghi che li hanno preceduti per crearne di nuove sempre più arzigogolate sulle gracili fondamenta del soggettivismo? Ma gli Dei si sono vendicati. Come un tempo mandavano lampi e saette per punire gli uomini, oggi essi inviano i virus, agenti di provocazione e di disturbo all’operare umano, presumendo di ritardare il ritorno in patria del novello Ulisse, il quale ha intanto enormemente caricato la sua astuzia di ulteriore e più sofisticata inventività tanto da convertire lo strumento di punizione, appunto i virus, in una diana, a volte sommessa e persistente, altre squillante e risvegliante, consentendoci l’esercizio della ragion critica; una diana che aveva già suonato la Scuola di Francoforte allorché tentò di smascherare il virus della filosofia hegeliana che riduceva progressivamente a soggettività ogni oggettività.

Personalmente, dunque, non ho niente contro i virus; anzi essi mi inducono non soltanto a resettare o ripulire la monnezza che c’è nel mio hard ma anche a mondare le mie strampalate costruzioni intellettualistiche, sì che queste non siano più, dopo tanti decenni di genuflessioni, inquinate dalla – stavo per dire scienza – da quella sovrastruttura, appunto, intellettualistica chiamata pedagogia.

A questo punto non posso ignorare il grillo parlante: tu, tu che parli di astrazioni ed offendi il lavoro degli analisti e degli artisti della pedagogia, non stai cadendo nello stesso errore, nella stessa pantomima del possibile con le tue strampalerie intorno ai virus?

Si!! Ma con una lieve differenza. Mentre i “costruttori del mondo” pedagogico lavorano con estrema serietà, pervasi oltretutto dallo spirito messianico dei novatori, producendo, comunque, un soggettivo non contaminato –per carità?– dall’oggettivo, il mio strampalato intellettualismo nasce da un virus birichino ed ironico che mi procura un gran divertimento e mi solleva dagli inerti residuati delle cose pedagogiche.

Il giorno in cui dovessi perderlo, questo virus, sarò morto.  

 

13 ottobre 2004

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