HUMOUR |
PARLAR DIFFICILE di Renato Nicodemo
Preferisco dire cinque parole che si capiscono,
piuttosto che diecimila incomprensibili (1 Cor 14,19)
Capita spesso ascoltare politici, intellettuali, sindacalisti, conferenzieri o leggere qualche libro, anche di testo, e non capire un tubo di ciò che senti o leggi (cfr. precedenti miei interventi: Sindacalese, Disabili, Badante).
Si vede che tra i diritti del popolo e tra gli obiettivi della scuola non c’è quello di capire.
E così imperversa il linguaggio oscuro degli azzeccagarbugli e delle mezzecalzette intellettuali per raggirare la gente.
Ma la gravità non sta nel fatto che si raggiri la gente; essa comincia quando questa accetta di essere raggirata riconoscendo ai maestri del parlar difficile un certo prestigio culturale:
E tutti diranno,
mentre tu prosegui lungo la tua mistica via,
“Se quel giovane esprime se stesso in termini troppo oscuri per me,
Oh,, che giovane incredibilmente profondo
Deve essere quel profondo giovane”.
(W. S. Gilbert, Patience, atto I)
D’altra parte se uno si fa capire vuol, dire che, in fondo, non è un grande politico o intellettuale.
Sandro Pezzullo Saverio diceva - in Così parlò Bellavista di De Crescenzo - che il Professore era un ottimo parlatore anche se egli non capiva niente di quello che diceva.
Un direttore di un laboratorio di analisi fece questa richiesta all’economato:” Si fa richiesta di uno strumento ottico per riflessioni di radiazioni incidenti, con caratteristiche stigmatiche, aplanatiche e acromatiche, che fornisca immagini virtuali e simmetriche e il cui prezzo si aggira sulle 35.000 lire”. Ebbene – diciamoci la verità - se avesse chiesto un volgare specchio che direttore sarebbe stato?
Da genitore mi capitò un pomeriggio di spiegare – libro alla mano – il truciolato a mia figlia frequentante la scuola media. Lessi, rilessi, sudai freddo e alla fine fui costretto a suggerirle che poteva fare almeno di imparare i trucioli dal momento che io – suo padre – ero riuscito a vivere discretamente pur ignorando del tutto l’argomento.
Non molto tempo fa il Ministro della Funzione pubblica istituì una task force di cinque linguisti per eliminare il burocratese dalle norme, il linguaggio cioè iniziatico, il vocabolo inusitato e obsoleto per cui non ci dovrebbero essere, ad esempio, concorsi per operatori d’esercizio, ma concorsi per fattorini delle poste.
Ad onor del vero è più facile parlar difficile, mentre è molto difficile parlar facile e farsi capire: ci riesce bene la Madonna quando appare ai piccoli spesso analfabeti!
Chi scrive, senza raggiungere la chiarezza di un Cartesio, si sforza, seguendo il consiglio di Duhamel, di parlar chiaramente delle cose oscure invece di parlar oscuramente delle cose chiare.
11 aprile 2005
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