HUMOUR

 

ORGANI COLLEGIALI di Renato Nicodemo

Il poverino non se n’era accorto andava combattendo ed era era morto (F. Berni)


Chi pur non avendo, come me, i capelli bianchi, perché li ha perduti, ricorda bene il gran clamore della “Rivoluzione silenziosa” degli Organi collegiali della scuola, introdotta dal Ministro Malfatti (nomen omen).
Si parlò anche di “Rivoluzione d’ottobre” (ottobre, sia per la data d’inizio dell’anno scolastico che per il collettivismo e l’assemblearismo propri delle democrazie orientali).
L’illustre, ma per me sconosciuto, allora come oggi, Prof. Pototchnig, ebbe a dire che il decreto sugli OO.CC. rappresentava l’innovazione più rilevante introdotta nell’ordinamento della scuola non solo negli anni post-costituzionali, ma di tutta la storia italiana successiva all’unificazione.
L’invasato si serviva della sineddoche avendo in mente, tra i tanti, il Consiglio scolastico distrettuale, che risultò del tutto nuovo ed estraneo alla nostra cultura e alla nostra tradizione. Su questo democraticissimo Organo, privo anche di un referente istituzionale (Capo d’Istituto, Provveditore agli studi), in cui era rappresentato tutto l’universo mondo, scolastico, civile, economico e sindacale, vi fu tanta letteratura che si parlò di una vera e propria scienza, la Distrettologia, e del relativo esperto, il Distrettologo.
Sappiamo, ormai, che dopo una prima ventata di grande e spesso ingiustificato entusiasmo, i rappresentanti di questi organi incominciarono man mano a rappresentare solo se stessi e , quindi, ad essere carenti di rappresentanza; alcuni, infatti, vengono eletti col solo proprio voto; ed il democraticissimo Consiglio scolastico distrettuale coincide oggi con una stanza triste, occupata da qualche unità imboscata di personale ATA addetta a smistare inutili carte.
Il prossimo dicembre, mentre la cristianità celebrerà il Natale del Signore, la Scuola seppellirà, senza manco accorgersene, i Consigli distrettuali e provinciali.
Restano ancora quelli a livello di Istituto che, in attesa di una imminente radicale riforma che non arriva mai, sono di fatto superati e svuotati dalla riforma totale che ha investito la scuola e dalla vigenza di nuove norme amministrativo-contabili.
C’è però tra i neo-eletti nel Consiglio d’Istituto, un Presidente, uno solo in tutta Italia, che, vista la situazione di estrema confusione esistente, s’è presa la briga di prendere in mano le redini della SUA scuola.
Il de quo, ignorando leggi, norme e regolamenti, non sapendo cioè, come suOl dirsi, né leggere né scrivere, s’è anzitutto definito un ruolo tra il capataz, l’ispettore e il rappresentante della sicurezza, e, dopo aver suggerito l’introduzione nel curricolo della
“ materia informatica inserita dal Ministero nell’elenco delle materie di base già lo scorso anno” (sic!), ha organizzato e promosso incontri con il personale docente e non docente (doppio sic!); il quale, purtroppo, c’è andato! (E la sventurata rispose!) .
Avvalendosi poi della sua professione di medico, ha subito sollecitato il Dirigente scolastico, con una nota di umorismo pericoloso, perché involontario ed incosciente, ad “esibire documentazioni, attestati e certificazioni sullo stato di salute della scuola nel suo complesso” (triplo sic mortale senza rete).
Penso che il Dirigente scolastico abbia esibito le analisi delle urine e delle feci di tutti i bagni dei vari edifici; la tac di porte, finestre, scale e scantinati; la risonanza magnetica di muri maestri e divisori; la radiografia degli arredamenti e, ovviamente, la ricevuta del ticket pagato.
Non so quale sia stata la diagnosi e la relativa terapia, ma risulta che il Dottore di cui trattasi ha individuato subito, ad occhio e croce, e cioè senza saper né leggere né scrivere, come suol dirsi, nel Dirigente scolastico la persona più grave da operare senza manco l’anestesia.
A questo punto urge la riforma, perché, come si vede, i ritardi, uniti alla mancanza di buon senso, di legalità, di dignità professionale e di educazione (tutte qualità che la mutua non passa), generano mostri!