HUMOUR


ECCEZIONE E REGOLA di Renato Nicodemo

L'eccezione e la regola


L’operare senza regole è il più faticoso
e difficile mestiere del mondo.

(Manzoni – Storia della Colonna infame)



Le regole, si sa, sono delle prescrizioni impersonali da rispettare anche se non sempre ne sono chiari i motivi e gli scopi. Ci riferiamo, evidentemente, a regole condivise che ci guidano nell’azione e che riescono a mantenere l’equilibrio sociale e non a quelle arbitrariamente imposte da qualcuno a qualche altro.
Queste (religiose, morali, civili, grammaticali) sono parte integrante della formazione degli individui per il loro valore liberatorio e non oppressivo e, come disse C. Dayle, non ammettono mai eccezioni, perché un’eccezione dimostra la falsità della regola.
Ci sono però, oltre a quelli che si battono per eliminare completamente le regole, quelli che osservano che, in fondo, ogni regola che si rispetti ha le sue eccezioni, anzi queste non fanno altro che confermarla.
E così, tutti presi a confermare le regole, non facciamo altro che fare eccezioni, alias violarle. (Distinguiamo qui la violazione cosciente e sistematica delle regole dalla semplice trasgressione involontaria o per ignoranza che, spesso, come osserva J. Ardoino, ci fa capire l’esistenza della regola stessa).
Ma l’affermazione “ogni regola ha le sue eccezioni”, così diffusa da essere diventata essa stessa una regola, ha o non ha eccezioni?
Orbene, a parte il fatto che vi sono un’infinità di regole che sul piano concreto non hanno eccezioni, come, ad esempio “un numero è divisibile per 5 se termina 0 o per 5”, l’affermazione “ogni regola ha le sue eccezioni” è logicamente improponibile, perché se fosse vera, essendo essa stessa una regola dovrebbe avere delle eccezioni, il che è falso; e se fosse falsa non dovrebbe avere delle eccezioni, il che è vero.

P.S. Questa nota non ha niente in comune con l’omonima opera di Bertold Brecht, di cui conosco l’esistenza ma che non ho letto.