HUMOUR

APPLAUSI di Renato Nicodemo

 

 

Anche la follia merita applausi

(A. Merini)

Siamo, da antica data , un popolo di plauditores a tempo pieno. Spellarsi le mani per ogni occasione, anche la più futile o la più severa, al chiuso o all’aperto, è un vizio collettivo, imparato, per noi di una certa età, fin da bambini, quando cantavamo : Battiam, battiam le mani/ arriva il Direttor Battiam, battiam le mani/ all’uomo di valor… Ora, tranne che al Direttore - non più, ad onor del vero, uomo di valore, perché degenerato in Dirigente scolastico - battiamo le mani a tutti, al di là del merito, del buon senso e del buon gusto. Non c’è verso, soprattutto in televisione, di sentire qualche sonora pernacchia (meglio se un pernacchio, alla Eduardo De Filippo) o sibilante fischio “da caprai” verso tanti guitti che li meriterebbero abbondantemente e che sicuramente cambierebbero mestiere per il bene di tutti noi. Ed invece, non c’è scemenza, papera, stecca, caduta che non venga sottolineata da fragorosi applausi. L’intensità di questi, una volta perduto ogni senso critico, non può che essere addirittura proporzionata agli errori! Eppure i grandi artisti hanno una grande stima di chi li fischia! Ma applaudire non vuol forse essere un’espressione di approvazione, di consenso, di ammirazione? E che ammirazione, consenso o approvazione manifestiamo, ad esempio, verso i morti dal momento che la vista di una bara provoca, non so perché scroscianti applausi? Pare che la macabra moda abbia avuto origine nel 1973 ai funerali di quella grande artista che fu Anna Magnani. E lì, ad onor del vero, un applauso ad un’attrice che usciva di scena ci poteva pure stare, ma per gli altri, per tutti gli altri? Forse che la morte è uno spettacolo? Mi sovvien che Pirrone, lo scettico, quando riceveva un applauso si domandava: “Che abbia detto qualche sciocchezza?”

25 gennaio 2006